LO STUDIO

Industria 4.0, i sei falsi miti che frenano la rivoluzione

Dalla convinzione che l’innovazione riguardi solo le aziende IT al timore che riduca i posti di lavoro e costi troppo. Ecco perché la manifattura digitale non decolla

Pubblicato il 14 Dic 2015

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Sei falsi miti penalizzano la diffusione delle tecnologie digitali nell’industria Italiana, e rallentano il percorso del nostro paese verso la quarta rivoluzione industriale. Il primo è che software e innovazioni riguardano solo le aziende che si occupano di IT, automazione industriale o tecnologia. Il secondo è che riguardi solo imprese grandi e con clientela internazionale. Il terzo è che comporti la riduzione dei posti di lavoro, e il quarto è che i sistemi informativi aziendali siano troppo rigidi per adattarsi alle continue e, spesso, imprevedibili variazioni del mercato. Il quinto falso mito è che gli investimenti in termini economici e di tempo siano troppo elevati, e il sesto che si tratti di sistemi complessi da utilizzare e richiedano formazione specifica per i diversi ruoli aziendali.

A evidenziarlo in uno studio è Tecnest, società fondata nel 1987 e specializzata nella fornitura di soluzioni informatiche ed organizzative per la pianificazione, il controllo e la gestione dei processi di produzione e della supply chain.
“La Fabbrica 4.0 sta diventando una realtà, anche se molte aziende italiane non sanno che possono innovare i processi produttivi e, soprattutto, non sanno come farlo – si legge in una nota della società – Questo si traduce in un ritardo per il settore manifatturiero italiano che sarà difficile colmare in futuro: la forbice tra le aziende che hanno innovato e quelle che sono rimaste ancorate a metodi tradizionali si è aperta molto negli ultimi anni ed è destinata a crescere ancora”.

“Il software non sostituisce le persone, ma serve ad aiutarle: non esiste fabbrica senza un cervello umano – spiega Fabio Pettarin, socio fondatore e presidente di Tecnest

Con una gestione unica di tutte le fasi è possibile prevedere in anticipo i processi, con risultati tangibili: l’affidabilità nelle date di consegna aumenta fino al 40%, l’efficienza di produzione cresce del 20%, mentre la percentuale di scarti e prodotti non conformi scende significativamente. I tempi decisionali a livello manageriale diminuiscono fino al 60%”.

“Qualsiasi azienda manifatturiera può innovare, qualsiasi sia il settore in cui lavora – prosegue – Se la fabbrica diventa più efficiente, non si licenziano persone: piuttosto si cambiano di ruolo e, spesso, si organizzano corsi di formazione interni per portarli a fare dei lavori più qualificanti”. Quanto al fatto che l’innovazione possa riguardare soltanto le aziende più grandi, Tecnest sottolinea invece che spesso quelle più piccole, e con capacità di investimento più limitate, sono quelle che riescono a trarre benefici immediati dalla trasformazione digitale, con sistemi informativi aziendali che garantiscono flessibilità nella pianificazione e gestione dei sistemi produttivi. “«Spesso le aziende non hanno tempo per fermarsi a ripensare alla gestione dei propri processi – prosegue Pettarin – anche perché quasi sempre si crede che per l’introduzione di un sistema la produzione debba subire uno stop, con costi operativi molto elevati. In realtà i tempi e i costi di implementazione sono più contenuti e il ritorno sull’investimento è rapido e dimostrabile in termini di maggiore efficienza in produzione, di performance sui processi e di competitività aziendale”.

In Tecnest – conclude Pettarin – abbiamo messo a punto un software role-based con un’interfaccia configurabile in base al ruolo delle persone che lo utilizzano. In questo modo ciascun utente, ad esempio il responsabile della pianificazione della produzione, il responsabile di reparto, il responsabile acquisti, non deve passare da una voce di menù all’altra ma ritrova direttamente sul pannello di entrata all’applicazione tutte le informazioni di interesse e le applicazioni utili per il proprio ruolo aziendale e le proprie attività, migliorando la sua operatività quotidiana”.

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