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Battiferri: “Anche Telecom investe nella connected car”

Il Direttore Business di Ti: “Vogliamo essere attori di un mercato ancora tutto da scrivere, ma che è sicuramente pieno di potenzialità”

Pubblicato il 11 Feb 2016

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«L’automotive è uno dei business strategici su cui stiamo investendo». Il messaggio di Simone Battiferri, Direttore Business di Telecom Italia, è chiaro: l’intenzione è quella di cavalcare l’onda del veicolo connesso non solo come fornitori di TLC ma come veri e propri attori di un mercato “ancora tutto da scrivere” pieno di potenzialità. E’ infatti di poche settimane fa l’ingresso del Gruppo Telecom Italia con una quota del 40%, nella società torinese “Where are you” (W.A.Y.), azienda di riferimento del settore, che commercializza sistemi e servizi di localizzazione per aziende pubbliche e private con decine di migliaia di veicoli gestiti in cloud e diverse migliaia di mezzi collegati a centrali di controllo.

Che ruolo si prepara ad avere il Gruppo Telecom Italia nel mercato del veicolo connesso?

Stiamo sviluppando una linea specifica sui sistemi di trasporto intelligenti: fleet management, insurance telematics, monitoraggio del trasporto pubblico locale, della logistica, l’applicazione degli Its e il car sharing che pure sta avendo incrementi di crescita notevole. Il tutto sia aggiunge all’offerta attuale che abilita parti terze a fornire diversi servizi in un’ottica di business to business. Nel futuro prossimo ogni veicolo sarà connesso con un set di servizi prodotti da “hub multiservizi” ed è qui il nostro interesse. L’Italia su questi aspetti è già all’avanguardia. Per esempio, nel settore delle assicurazioni telematiche, sappiamo che nel nostro Paese il 14% delle circa 34 milioni di automobili circolanti con copertura assicurativa ha a bordo servizi di questo tipo. Attendiamo quindi l’evoluzione della cosiddetta “connected car”: quando arriverà nella fascia media degli autoveicoli sarà in grado di dare volumi interessanti a questo mercato.

Quali sono gli sviluppi che il Gruppo Telecom Italia si attende dall’acquisizione di WAY?

E’ sicuramente l’inizio di un cammino. Investiamo in questo settore da un anno e mezzo per acquisire nuove competenze e l’acquisizione di W.A.Y. (lo scorso dicembre WAY è stata acquisita per il 40% da TIDS – Telecom Italia Digital Solution – da gennaio 2016 Olivetti, ndr), è solo un primo passo. Non escludiamo altre sinergie che rientrerebbero comunque nel generale interesse per questo segmento nella visione business to business, ma anche business to consumer con l’occhio verso le case automobilistiche o servizi rivolti a operatori terzi. Inoltre, abbiamo anche un obbligo normativo: l’introduzione da aprile 2018 dell’eCall (il sistema telematico di sicurezza in caso di incidente, ndr) apre un mercato nuovo. Un altro è quello dei Big Data analytics: finora i sistemi di rilevazione del traffico in autostrada, per esempio, erano basati sui sensori installati a terra. Oggi stiamo entrando nel campo dei “car data”, ovvero sono gli stessi veicoli a fornire le informazioni rilevate dai sistemi on board. Tutto questo porta a una crescita della catena del valore.

Ci sono altre vostre realtà che stanno lavorando in questo campo?

Il nostro “braccio operativo” è Olivetti, che ha anche una focalizzazione sul segmento delle connected car. Siamo consapevoli che si tratta di un settore ancora tutto da sviluppare e con grandi potenzialità ad esempio le auto connesse, con i sistemi per il ramo assicurativo, sono cresciute di 4 punti percentuali solo nell’ultimo anno.

Il presidente dell’Anfia ha lanciato un appello alle Telco per l’individuazione di un percorso condiviso nello sviluppo del veicolo connesso. Che cosa si sente di rispondere?

Noi siamo già presenti in diverse associazioni che si occupano della standardizzazione dei processi e dei protocolli e lavorano su tavoli istituzionali. In generale, l’Internet of Things ha necessità di standard: i mercati decollano quando ci sono standard condivisi. Con Tsp (Telematics service providers association, ndr), che raggruppa gli operatori più importanti sul mercato, abbiamo avviato diversi tavoli istituzionali per definire una normativa che consenta di migliorare la concorrenza e sviluppare anche i servizi di eCall. Siamo anche presenti in TTS Italia, l’associazione per la telematica nei trasporti, che pure sta lavorando in questo senso. Condivido quindi il campanello d’allarme dell’Anfia e proprio con Tsp abbiamo in programma di instaurare una forma di collaborazione più stretta durante il 2016.

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