DIG.Eat 2016, presente e futuro della digitalizzazione in Italia

Si è chiuso ieri l’annuale evento dell’Associazione Nazionale per Operatori e Responsabili della Conservazione Digitale. Il presidente Lisi: “Non basta fare storytelling, un bel sito o un’app accattivante per fare vera digitalizzazione, bisogna agire alla radice dei processi”

Pubblicato il 13 Mag 2016

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Il digitale nelle sue tante applicazioni e nella sua trasversalità è stato protagonista del nono appuntamento con il DIG.Eat, l’annuale evento di ANORC che si è svolto ieri a Milano, con il supporto dei main sponsor SB Italia e Unimatica, e ospitato dalla Banca Popolare di Milano.

In un vivace dibattito 41 relatori dalle diverse provenienze (istituzioni, aziende, università, professioni) hanno confrontato le loro posizioni su app ed e-commerce, identità digitali e firme elettroniche, conservazione e protezione dei dati, contratti IT, Business intelligence e Big data, partendo dall’analisi dello scenario attuale, da quelle che sono le reali e concrete esigenze del mercato e degli utenti, dalle tante problematicità ancora esistenti, per arrivare alla proposta di soluzioni presentate dalle aziende sponsor (Unimatica, SBI Italia, trecento60°, Intesi Group, Seen Solution, Digital&Law Department).

Il DIG.Eat è stato, quindi, non l’ennesimo discorso astratto sull’innovazione, ma un dibattito sulla realtà concreta, un momento per fare il punto sullo stato attuale del processo innovativo e individuarne debolezze e possibili nuclei di sviluppo. Dal dibattito è emerso chiaramente come nessun tipo di professionalità possa esimersi ormai dalla necessità di confrontarsi con una digitalizzazione che caratterizza sempre più – modificandoli – grandi processi aziendali come piccoli gesti quotidiani, e che deve essere non subita, ma agita coscientemente, con particolare attenzione alla protezione di dati e documenti.

Tra i relatori all’apertura dell’evento anche l’on. Mara Mucci, promotrice insieme all’avv. Andrea Lisi del progetto DigitaleInComune, volto a rispondere alla pressante esigenza di adeguare in modo efficace e funzionale i processi di gestione digitale dei documenti delle PA (centrali e locali) alla normativa sulla digitalizzazione, nonché alle nuove necessità del pubblico. “Le norme ci sono, ma non bastano. Il metro di misura non sono gli altri paesi europei, ma le aspettative dei cittadini”, ha dichiarato Mucci.

Ripartire quindi dalle esigenze concrete e peculiari di cittadini, PA e aziende italiane, non da obiettivi astratti disegnati sull’esempio degli altri paesi europei (e delle loro inevitabilmente differenti caratteristiche), e pensare a tutti i tasselli del processo, a partire da quello fondamentale delle competenze.

Le competenze in tutto il processo digitale ricoprono una funzione fondamentale – ha spiegato Lisi, presidente ANORC – ma vengono spesso sottovalutate, sprecando l’opportunità di investire fondi e tempo nella formazione di professionalità che siano in grado di gestire correttamente la conservazione di dati e documenti digitali e la privacy: questo è un punto su cui ANORC insiste da tempo con molta energia. Non basta fare storytelling, un bel sito o un’app accattivante per fare vera digitalizzazione, bisogna agire alla radice dei processi e sulla preparazione di chi quei processi deve materialmente gestirli”.

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