Cyberbullismo, Razzante: “Libertà d’espressione in pericolo, la legge va rivista”

Il docente di Diritto europeo dell’informazione: “La Camera ha snaturato l’impianto uscito dal Senato, che puntava più sulla battaglia culturale che sulle sanzioni. Ora l’iter prosegua spedito a palazzo Madama, e si correggano in fretta gli errori”

Pubblicato il 21 Set 2016

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“Sono scettico sulle modifiche fatte dalla Camera alla proposta di legge contro il bullismo e il cyberbullismo. Nel testo iniziale si puntava molto sull’aspetto educativo e sul fatto che la legge fosse un provvedimento specifico per proteggere i minori. Manteneva un minimo di impianto sanzionatorio e punitivo, ma puntava di più sulla battaglia culturale necessaria per fare aumentare nelle nuove generazioni la consapevolezza dei rischi della rete, puntando sull’educazione scolastica. Le modifiche apportate in Aula a Montecitorio a mio avviso annacquano questo impianto, con le norme applicabili a prescindere dall’età delle vittime. E’ vero che siamo di fronte a un problema universale, non legato esclusivamente al mondo dei minori, come ci dimostrano anche recenti fatti di cronaca. Ma quando nella legge c’è un passaggio che dice che chiunque possa chiedere la rimozione di contenuti online che ritenga lesivi per la propria persona questo somiglia molto alla censura, a una limitazione della libertà di espressione”.

Lo afferma Ruben Razzante, docente di diritto europeo dell’informazione, diritto dell’informazione e diritto della comunicazione per le imprese all’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che proprio in questi giorni ha dato alle stampe il suo “Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione – innovazione giuridica della rete e deontologia giornalistica”.

Razzante, quali sono i rischi di questa nuove versione della legge?

Partirei dal principio che la rimozione dei contenuti serve fino a un certo punto, mentre l’educazione, anche se dà risultati in tempi più lunghi, serve molto di più. Il rischio è che questa legge possa far passare subdolamente una versione assolutamente inopportuna del diritto all’oblio. Ad esempio, se c’è una notizia vera ma scomoda che circola su di me, questo non vuol dire che debba essere rimossa. C’è la libertà d’espressione, e ci sono già le leggi che la regolano. Se noi eliminiamo in partenza la dialettica della rete impedendo alle persone di manifestare il proprio pensiero, arriviamo alla censura. Così auspico che l’errore commesso ieri alla Camera possa essere corretto al Senato recependo le critiche, e comprendendo che oggi è necessaria una legge specifica sulla tutela dei minori dal cyberbullismo. La speranza è anche che questo dibattito e le polemiche che stanno nascendo su questo provvedimento non portino a rallentamenti sul percorso della legge, di cui il Paese ha bisogno.

Come considera il fatto che la legge per la prima volta definisca cosa sono il bulismo e il cyberbullismo?

E’ di certo uno degli aspetti molto positivi di questa legge, perché viene configurata una condotta illecita che chiaramente è sempre più diffusa nella nostra vita di tutti i giorni, con i casi che stanno raddoppiando di anno in anno, ed è giusto che il diritto recepisca queste sollecitazioni e il Parlamento legiferi su questi temi.

Ogni istituto avrà un docente “specializzato” su bullismo e cyberbullismo. Può essere una soluzione?

Sono convinto di sì, e credo che questi docenti non dovrebbero fare solo educazione con i ragazzi, ma anche incontri periodici con le famiglie per sensibilizzarle non a ”controlli polizieschi”, ma a un dialogo con i figli sull’uso della rete. Come cultura digitale e padronanza dei mezzi tecnologici i ragazzi sono spesso più avanti dei genitori, per questo servono incontri con i genitori sulle modalità migliori di utilizzare il web. DI questo si dovrebbe fare promotore direttamente il Miur, ma finché questo non succederà è bene che le singole scuole inizino ad agire.

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