IL DDL

Fake news, carcere per chi pubblica “bufale” online

Presentato al Senato il ddl bipartisan promosso dalla senatrice Adele Gambaro (Ala-Sc): multa fino a 5mila euro e reclusione non inferiore a 12 mesi se la notizia arreca pubblico allarme. Nel mirino blog e forum ma non le testate giornalistiche

Pubblicato il 15 Feb 2017

Federica Meta

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“Non vogliamo mettere un bavaglio al web e non vogliamo mettere sceriffi, ma normare quello che è diffuso e non ha regole”. Così la senatrice Adele Gambaro (Ala-Sc) presenta il disegno di legge contro la diffusione delle fake news su Internet al Senato. Un testo bipartisan che vede tra i firmatari tutti i gruppi parlamentari: nel mirino blog e forum, non le testate giornalistiche.

Sanzioni per chi offende o pubblica fatti non veri, ma anche educazione nelle scuole all’alfabetizzazione mediatica, più reponsabilità per i gestori dei siti, diritto all’oblio e stop all’anonimato di chi apre un sito o un blog, sono i cardini del provvedimento.

“Vogliamo combattere la diffusione delle fake news – spiega Gambaro insieme ai senatori Riccardo Mazzoni di Ala, Sergio Divina della Lega Nord e Francesco Giro di Forza Italia – difendendo la differenza tra le bufale intese come satira e le notizie false che arrecano danni seri. Vogliamo garantire la trasparenza sul web e incentivare la alfabetizzazione mediatica attraverso la formazione dei giovani. Si tratta- osserva- di una battaglia di civiltà: il nostro testo è il solo l’inizio di una discussione che speriamo sia molto ampia. Puntiamo alla raccolta di un numero di firme più alto possibile da tutti gruppi”.

Il testo modifica il codice penale, introducendo l’ammenda fino a 5mila euro, per chi pubblichi o diffonda notizie false, esagerate o tendenziose che riguardino dati e fatti infondati o non veri sui social che non siano espressione di giornalismo online. Se con tale comportamento si incorre nel reato di diffamazione la parte offesa può chiedere un risarcimento. Nel codice vengono anche introdotti due nuovi delitti: reclusione non inferiore a 12 mesi e ammenda fino a 5mila euro per “chiunque comunichi voci o notizie false, esagerate o tendenziose che possano procurare pubblico allarme” o per chiunque rechi un danno agli interessi pubblici. Carcere, non inferiore a due anni, e multa fino a 10mila euro per chiunque si renda responsabile di campagne d’odio contro individui o campagne volte a minare il processo democratico ( il nuovo articolo 265 ter del codice penale, introdotto dal ddl).

Il testo, inoltre, combatte l’anonimato di quanti aprono un sito web, un blog, un forum o una piattaforma online per la diffusione di informazioni sulla rete. Il ddl prevede che l’amministratore del sito comunichi, entro 15 giorni dalla diffusione online, al tribunale competente per territorio, nome cognome, domicilio, codice fiscale e e-mail certificata. Con l’articolo 4 del provvedimento si riconosce un “diritto di replica”, che consenta la rettifica di un’informazione erronea o lesiva pubblicata online. E viene introdotto anche il cosiddetto “diritto all’oblio”: il ddl stabilisce la possibilità di chiedere la rimozione dal web di contenuti diffamatori o di dati e informazioni personali trattati violando le norme vigenti.

Il testo non dimentica ‘l’alfabetizzazione mediatica introducendo modifiche alla “Buona scuola”. Quindi punta alla responsabilità dei gestori: sono tenuti a monitorare costantemente il sito internet e, se necessario, a rimuovere contenuti dalla piattaforma. Infine, si stabilisce che la commissione di vigilanza Rai incentivi le emittenti radio e Tv pubbliche a sfruttare al meglio le possibilità offerte dai media online verificando che la loro presenza su internet sia conforme agli standard previsti per l’informazione offline.

“Vogliamo combattere la diffusione delle fake news – spiega Gambaro insieme ai senatori Riccardo Mazzoni di Ala, Sergio Divina della Lega Nord e Francesco Giro di Forza Italia – difendendo la differenza tra le bufale intese come satira e le notizie false che arrecano danni seri. Vogliamo garantire la trasparenza sul web e incentivare la alfabetizzazione mediatica attraverso la formazione dei giovani. Si tratta di una battaglia di civiltà: il nostro testo è il solo l’inizio di una discussione che speriamo sia molto ampia. Puntiamo alla raccolta di un numero di firme più alto possibile da tutti gruppi”.

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