REVISIONE TRATTATO ITRS

Analysys Mason: “No a stravolgimenti governance Internet”

Secondo la società di analisi eventuali irrigidimenti regolamentari rischiano di compromettere l’evoluzione del Web. Più che sulla governance bisogna concentrarsi sugli investimenti in infrastrutture. E rivedere l’assegnazione delle frequenze per la banda larga mobile, incoraggiare la concorrenza e stimolare la domanda digitale

Pubblicato il 13 Set 2012

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Il monito scagliato contro l’Itu, l’agenzia Onu che presiede al frastagliato panorama delle Tlc, è inequivocabile. E una volta di più illumina a giorno la tenzone in corso sull’aggiornamento degli Accordi internazionali in materia di telecomunicazioni (ITRs), che dovrebbero essere partorito a dicembre nel corso dell’attesissimo summit internazionale a Dubai (Wcit). Intervenendo sul nodo più delicato dei negoziati, un paper della società di consulenza Analysys Mason avverte che “adattare gli ITRs a internet è una soluzione in cerca di problema”. O detto in altro modo, “le sfide alle quali è confrontata l’espansione della rete” scongiurano l’opportunità di una “revisione regolamentare” in sede Onu della sua architettura, al momento regimentata da una serie di accordi tra enti pubblici e soggetti privati. Revisione che se mandata ad effetto potrebbe “rallentare lo sviluppo e l’evoluzione” del web per altro boicottandone “la diffusione nei paesi in via di sviluppo”.

Promosso da un’affollata pattuglia di operatori del settore, tra cui Cisco, AT&T e ancora Microsoft e Google, lo studio va quindi all’incontro di quanti ritengono che la nuova versione dei trattati debba rinunciare a intromettersi nell’attuale assetto di governance di internet. Una presa di posizione che in essenza combacia con quella blindata dagli Stati Uniti contro quelle controparti negoziali che chiedono di assegnare all’Itu più poteri e competenze.

Il che non impedisce ad Analysys Mason di allineare nel testo le differenti questioni che preoccupano l’industria del settore, molte delle quali già messe nero su bianco dal contributo al Wcit di Etno, l’associazione europea che rappresenta i principali operatori di Tlc in Europa. Che proprio ieri, per bocca del presidente Luigi Gambardella, ha precisato di voler evitare “qualsiasi decisione” vincolante “che possa intralciare l’emergere di nuovi modelli di business nei mercati emergenti o frenare un rafforzamento dell’offerta, così limitando la scelta dei consumatori”. E, con riferimento alle riserve espresse da parte statunitense, ha scandito che le proposte di Etno per la revisione degli ITRs sono state erroneamente “travisate come un tentativo di regolare la rete”.

Analysys Mason, per parte sua, ammette che sul futuro di internet si allungano ombre e incognite da non sottovalutare. A cominciare dall’esigenza di rafforzare e modernizzare le infrastrutture digitali al cospetto di una rapida esplosione nel numero di internauti e, a traino, del traffico di dati. Ma le risposte, secondo lo studio, non sono da cercare nelle contrade di Dubai. Gli ingredienti sono altri, e presuppongono più libertà per il settore privato in luogo di più regole. In tal senso Analysys Mason suggerisce tre sentieri da imboccare in parallelo. In prima istanza, la rimozione degli “ostacoli” regolamentari ancora in piedi “in modo da abbassare i costi degli investimenti”. Ad esempio, “occorre rivedere l’assegnazione delle frequenze per la banda larga mobile e limitare i requisiti e i costi per l’assegnazione delle licenze”.

Il secondo mantra cavalcato dal documento è quello delle liberalizzazioni. “Come dimostrato in numerosi studi, scrive l’agenzia di consulenza, politiche che incoraggiano la concorrenza a tutti i livelli della catena di valore sono un prerequisito per lo sviluppo della società dell’informazione e per l’attrazione di investimenti sostenibili”. Una considerazione che è suffragata dalle predizioni della Banca Mondiale, secondo le quali politiche pro-competitive potrebbero abbattere i costi incrementando i finanziamenti del 50%.

Infine, è necessario schierare nuovi ed efficaci stimoli alla domanda: “Molte misure possono essere intraprese per accrescere la richiesta di servizi”, tra gli altri “riducendo le tasse sui dispositivi come gli smartphone”.

Analysys Mason conferma, insomma, piena fiducia all’attuale modello di gestione di internet, flessibile, decentralizzato e multi-stakeholder, ossia gestito a più mani. E conclude che esso ha già dimostrato di poter evolvere e adattarsi con successo ai cambiamenti in corso senza il bisogno di un irrigidimento regolamentare, ma restando ancorato a un sistema già rodato di accordi commerciali e interazione tra differenti attori.

Lo studio di Analysys Mason

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