STREAMING ON DEMAND

Netflix in Italia a 6 euro al mese

Lo ha annunciato Ted Sarandos. Focus sui contenuti locali e alleanza con le Winx tra le novità. Sul piatto 5 miliardi di dollari

Pubblicato il 17 Lug 2015

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Abbonarsi a Netflix costerà in Italia “”l’equivalente di 7-9 dollari, come accade in tutti gli altri 60 paesi in cui siamo presenti. Qualcosa di più per lo streaming in 4k”. Lo ha annunciato Ted Sarandos (nella foto), Chief content officer di Netflix, che ha scelto il palco della XIII edizione dell’Ischia Global Fest per svelare alcuni dettagli in vista del debutto italiano del gigante Usa dei video on demand in streaming, previsto per ottobre.

Davanti a una platea che ha riunito il Gotha del mondo radiotelevisivo italiano, dal presidente dei produttori Apt Marco Follini, Stefano Balassone dell’Anica, il direttore generale cinema del ministero per i Beni culturali Nicola Borrelli e una folta rappresentanza di produttori, tra i quali Matilde Bernabei della Lux Vide, Marco Chimenz di Cattleya e Iginio Straffi di Rainbow.

Proprio con il produttore marchigiano Netflix ha già siglato un accordo, commissionando alla casa di Straffi una nuova serie del cartone animato di 13+13 puntate, che si chiamerà “Regal Academy”, assicurandosi i diritti per l’intera library delle serie precedenti e la distribuzione internazionale dell’ultimo film delle Winx, mentre è già in sviluppo un quarto lungometraggio.

“Il prossimo anno vorremmo spendere 5 miliardi di dollari per la programmazione globale”, ha detto Sarandos incontrando alcuni produttori, senza però dare cifre specifiche su quanto l’azienda abbia in programma di investire in Italia. Netflix non costituirà una società ad hoc, e l’Italia sarà gestita come gli altri paesi direttamente dalla casa madre americana attraverso “l’entità europea con base ad Amsterdam. Avremo pochi dipendenti locali per il marketing e le relazioni – ha spiegato Sarandos – e lavoreremo con i fornitori locali di banda larga”. Proprio sull’ultrabroadband Sarandos si è detto convinto che “il tasso di penetrazione della banda larga italiana, che sappiamo essere un po’ indietro, crescerà rapidamente”

Nei programmi di Netflix ci sono produzioni locali “di qualità – ha proseguito – Non abbiamo un business plan e cifre precise per l’Italia. Il nostro investimento sarà proporzionale a due fattori, il numero di abbonati e l’andamento globale nel mondo dei prodotti italiani. Ma siamo sicuri che la struttura produttiva italiana sia in grado di attrarre una grande parte di questi 5 miliardi”.

Sarandos ha tra l’altro raccontato ai presenti la storia di Netflix, a partire dalla sua nascita: “Undici anni fa internet era lento, era caro, noi spedivamo dvd via posta, quella era la nostra attività. Era l’unico modo per far arrivare contenuti. Sapevamo che prima o poi internet sarebbe cambiato. Il business digitale è oggi diventato la realtà, la distribuzione in tutto il mondo digitale dei contenuti è la forza di Netflix, una democratizzazione dei contenuti anche locali da destinare in tutto il mondo. Per noi è indispensabile distribuire realtà locali con cast artistico e tecnico locale da distribuire contemporaneamente ovunque”.

Netflix, ha proseguito Sarados, vorrebbe “contribuire alla crescita dell’intrattenimento in tv e non distruggere il mercato. Nei 60 paesi in cui siamo presenti non abbiamo distrutto il sistema, è solo cambiata la varietà dell’offerta, ci sono stati più investimenti e più pubblicità, e i consumatori hanno avuto anche maggiore qualità. La torta continua a crescere per tutti”. “Non vogliamo distruggere il sistema della distribuzione in Italia – aggiunge – anche quando siamo arrivati altrove, la prima reazione è stata di confusione e di paura. Si pensava che la gente abbandonasse la tv, e invece non è accaduto”.

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