LINKEM

Rota: “Digital gap, dal Wimax ottimi riscontri”

L’Ad di Linkem: “Stiamo già facendo sperimentazioni per l’Lte sulle frequenze a 3,5 GHz”

Pubblicato il 05 Giu 2013

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Il Wimax era stato pensato come la soluzione al digital divide, ma in Italia si è affiancato alle altre tecnologie di banda larga fissa. E presto sfumerà nell’Lte. È la storia, presente e futura, di Linkem, il principale operatore Wimax italiano (anche se Aria lo segue da vicino), a quanto ci racconta l’amministratore delegato Davide Rota.
Come vi state muovendo in questa fase in cui il digital divide sembra si debba risolvere anche senza il vostro supporto?
L’85% dei nostri utenti non è in digital divide che quindi per noi ha un’importanza relativa. Non abbiamo mai costruito un business plan contando sul fatto che in alcune aree solo noi potevamo dare la banda larga. Vedi i nostri prezzi: 23 euro al mese tutto compreso, per 7 Megabit. Siamo competitivi con l’Adsl.
Allora vediamo i vostri numeri.
Subito: 1.200 antenne installate, pari al 31% della popolazione italiana coperto. Abbiamo 129.300 clienti (all’8 maggio, ndr), con una crescita di 8mila al mese (al netto delle perdite). Saremo quindi a 200mila per la fine dell’anno. Non stiamo costruendo molto quest’anno: circa 500 antenne finora e ne metteremo altre 200 entro dicembre.
E i conti?
Siamo sulla traiettoria per raggiungere l’Ebitda positivo, con break even previsto per la primavera 2014. Abbiamo ancora un annetto di investimenti da fare. Fattureremo 35 milioni nel 2013, il doppio del 2012. Siamo contenti. Non abbiamo un piano fantasmagorico, non cambieremo il mercato delle tlc, ma stiamo crescendo.
Ma allora che ruolo vi state ritagliando, nella banda larga? Chi compra il Wimax?
I nostri sono utenti residenziali, al 99%, e le poche aziende sono piccole. Costiamo 10 euro di meno rispetto alle offerte Adsl comprese di linea telefonica. Gli italiani sempre meno vogliono avere una rete fissa completa, questo crea un’opportunità per operatori wireless come noi.
Come vedete il vostro futuro?
Il Wimax è una tecnologia in fase calante. La usiamo e va benissimo. Ma in futuro la tecnologia migliore sarà l’Lte, che stiamo sperimentando sulle nostre frequenze a 3.5 GHz. Ricordiamo che ce le hanno assegnate per uso broadband wireless e non solo per il Wimax. Stiamo testando soluzioni di vari vendor, a partire da Huawei, per servizi Lte a 3,5 GHz. In Germania e Regno Unito ci sono già operatori che lo fanno.
Ma per offrire quale tipo di servizio?
Lo stesso che diamo oggi con il Wimax: banda larga fissa, a casa. Non abbiamo intenzione di fare una rete mobile, che richiede ben altre reti e frequenze. Ma l’Lte, a parità di Hz di frequenze, darà qualche bit in più rispetto al Wimax. Avremo stesso target di utenza, stessi prezzi, ma più banda.
Da quando?
Commercialmente pensiamo di partire dalla primavera 2014.
Le persone vogliono il Wimax pur essendo in teoria coperti dall’Adsl: non è che il problema del digital divide sia sottovalutato dalle stime ufficiali?
Sì, quello reale è più elevato di quello stimato. Alcuni nostri utenti in teoria sono coperti ma in realtà ci dicono che non possono avere l’Adsl o arrivano a 700 Kbps per via del doppino lungo. Con meno di un megabit non possono vedere video sul proprio computer, quindi passano a noi. Noi offriamo 7 Megabit e realmente arriviamo a 4,2 Megabit.
Parteciperete ai bandi per il digital gap?
Stiamo valutando. Il digital divide non è area di primario interesse, ma in quelle zone abbiamo avuto ottimi riscontri di pubblico. Se possiamo farlo con l’aiuto pubblico, perché no?

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