LAVORO

Azzola (Slc-Cgil): “Call center, accordo Assocal-Ugl una bomba”

Il segretario nazionale del sindacato si scaglia contro il nuovo contratto siglato dall’Associazione dei consulenti del lavoro che rappresenta solo 5 call center pugliesi e 22 persone, ma che rischia di divenire un “modello” alternativo nazionale. “Penalizza fortemente il settore e mette in difficoltà imprenditori e giovani”

Pubblicato il 25 Lug 2013

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Il nuovo contratto per i call center stipulato da Assocal (Associazione consulenti del lavoro) e Ugl è “una bomba, che spariglia le regole in un settore dove il rischio dumping è dietro l’angolo e per il quale stiamo per chiudere un accordo sui lavoratori a progetto nei call center con Assocontact e Asstel, con cui è fissato un incontro il prossimo primo agosto per provare a chiudere l’accordo sui lavoratori a progetto”. La pensa così Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil, che attacca: “La notizia della sottoscrizione del contratto per i lavoratori a progetto raggiunto tra Assocal (Associazione consulenti del lavoro) e Ugl, che elimina le tutele per i lavoratori a progetto nei call center abbattendo i termini salariali, è la riprova di come in questo Paese ci sia un difetto di democrazia che consente a furbi e spregiudicati di lucrare sulle spalle dei giovani in cerca di lavoro” aggiunge Azzola, in merito alla notizia, rilasciata dall’Associazione dei Consulenti del Lavoro, dell’avvenuta certificazione del contratto sottoscritto. “Assocal è un’associazione che rappresenta 5 call center pugliesi, per un totale di 22 lavoratori”

“Un’associazione nata pochi mesi or sono con, probabilmente, il solo scopo di stipulare un accordo al ribasso sui lavoratori a progetto unitamente a un sindacato non rappresentativo del settore decidono di sottoscrivere un’intesa che permette di sottopagare e sfruttare giovani in cerca di lavoro utilizzandoli nei call center outbound. In ogni altro paese europeo tali comportamenti sarebbero oggetto di attenzione della Magistratura perché palesemente finalizzati a trarne un beneficio economico improprio, attraverso lo sfruttamento di persone in stato di necessità. Il sindacato si aspetta che le istituzioni preposte si attivino per ripristinare la legalità, anche alla luce delle previsioni del comma 7 dell’articolo 24 bis del d.l. 83/2012.”

“E’ evidente – continua il sindacalista – che l’assenza di una legge sulla rappresentanza e la confusione generata dalle continue modifiche alla normativa sul lavoro realizzate negli ultimi anni, consentono a persone prive di scrupoli di trarne benefici sfruttando la necessità di lavoro che grava sui giovani”.

“Ancora più sconcertante la decisione dell’Associazione dei Consulenti del Lavoro di dare il “bollino” di legittimità a un accordo sottoscritto, in palese violazione di tutte le norme, da una fantomatica associazione imprenditoriale e da un sindacato completamente estraneo alla rappresentanza del settore, nonostante le puntuali previsioni contenute nel d.l. 83/2012. Per l’ennesima volta sembra dimostrarsi la parzialità di tale Associazione piena di conflitti d’interesse e interessi personali che inquinano le regole del vivere civile.”

“Inoltre, tali iniziative mettono in difficoltà quegli imprenditori e quelle aziende che con fatica hanno scommesso sul sistema Paese e continuano ad operare nel rispetto delle regole e dei diritti, e che invece si troverebbero ora fuori mercato a causa di tali comportamenti spregiudicati.”

“E’ evidente – conclude il sindacalista – che è necessario coinvolgere i committenti affinché, nell’ambito dell’eticità della filiera e delle previsioni contenute nel recente rinnovo contrattuale, s’impegnino a non dare lavoro ai call center che applicheranno tale accordo e disdire i contratti già in essere con i soggetti che si sono prestati a tale disinibita manovra. Non saranno tollerate situazioni in cui aziende del settore telecomunicazioni, in nome di un facile profitto, chiudano gli occhi davanti a tali gravissime situazioni.”

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