L'INTERVENTO

Bassanini: “Fusione Open Fiber-newco Telecom per portare fibra in tutta Italia”

Il presidente di OF: “Duplicare le reti comporta incertezze e rischi significativi” per la sostenibilità del business model. Meglio gli accordi ma le specificità italiane potrebbero rendere sostenibile la competizione infrastrutturale”

Pubblicato il 03 Apr 2017

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C’è spazio di mercato in Italia per la competizione infrastrutturale? È possibile che due o più operatori possano ottenere un adeguato ritorno degli investimenti? Questi gli interrogativi su cui Franco Bassanini, Presidente di Open Fiber -la società della fibra partecipata da Enel e Cdp – ha acceso i riflettori in occasione del Digital Regulation Forum di Londra. “Si tratta di una questione cruciale”, ha detto Bassanini durante il suo speech evidenziando che “duplicare le reti in fibra comporta incertezze e rischi significativi. Non a caso situazioni di questo tipo si ravvisano in maniera molto limitata in Europa”.

Stando al “consensus” degli analisti – evidenzia lo stesso presidente di Open Fiber – la competizione sulle reti in fibra sarà profittevole solo in 10-12 maggiori areee metropolitane (quelle più densamente popolate). Al di fuori di questi territori l’“overbuild” non sarà un business model sostenibile. “Pertanto dovremmo prevedere per la restante parte d’Italia, una partizione di fatto del territorio concordata tra i due maggiori competitor o una cessione della rete fissa di Telecom Italia, seguita da un accordo tra Open Fiber e la newco di Telecom Italia, per unire entrambe le società di rete. Quest’ultimo scenario potrebbe aumentare il dispiegamento di fibra al di fuori delle aree urbane ed evitare il divario digitale”.

Bassanini intravede però due specificità, tutte italiane, che gli analisti non avrebbero preso nella giusta considerazione e rendere dunque la competizione infrastrutturale sostenibile. La prima riguarda il finanziamento pubblico – per un importo di circa 7 miliardi – che ridurrà significativamente il capitale necessario ai privati per la realizzazione delle nuove infrastrutture. La seconda è l’assenza della cable tv, ossia di un asset che negli altri Paesi è stato in competizione con le reti di Tlc. Un’“anomalia” dovuta – ha sottolineato Bassanini – alle restrizioni regolatorie imposte dal Parlamento negli anni 80 con l’obiettivo di proteggere il duopolio Rai-Mediaset. “Questo è stato per anni un handicap per l’Italia, dato che l’incumbent, Telecom Italia, non è stato obbligato a investire per far fronte alla concorrenza delle reti televisive via cavo, come invece altri operatori storici di altri paesi sono stati costretti a fare. La mancanza di reti televisive via cavo potrebbe però oggi essere un vantaggio per gli investitori Ngn e rendere la competizione infrastrutturale sostenibile. Infatti, prima della fine del 2020, o almeno del 2022, l’Italia avrà l’obbligo, nel quadro della politica dello spettro europea, di destinare ai servizi di comunicazione mobile un gran numero di frequenze ora utilizzate dalle emittenti televisive: il cosiddetto secondo dividendo digitale. Di conseguenza, la trasmissione di programmi televisivi sul digitale terrestre, che in Italia occupa maggiormente lo spettro che in altri Stati membri, sarà obbligata a migrare verso la trasmissione sulle reti in fibra, espandendo la domanda di connettività di alta qualità su infrastrutture di telecomunicazioni fisse”.

IL TESTO INTEGRALE DELLO SPEECH DI FRANCO BASSANINI

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