IL CASO

Vivendi a Consob: “Nessun controllo di fatto su Tim”

Il socio francese di Telecom: “La partecipazione non è sufficiente a determinare una stabile influenza dominante sulle assemblee dei soci”. Rimane l’attesa per le decisioni della commissione di controllo sulla borsa e di Palazzo Chigi sulla golden power

Pubblicato il 08 Ago 2017

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Vivendi conferma di non esercitare alcun controllo di fatto su Telecom Italia (…) la partecipazione detenuta in Telecom Italia, infatti, non è sufficiente a determinare alcuno stabile esercizio di una influenza dominante sulle assemblee dei soci di Telecom Italia. A tal proposito, da tutti i dati empirici – ivi inclusa la presenza alle assemblee ordinarie dei soci di Telecom Italia a decorrere dal 22 giugno 2015 fino al 4 maggio 2017, la partecipazione detenuta dai presenti e l’esito delle deliberazioni assunte – emerge univocamente che Vivendi non detiene una posizione di controllo nelle assemblee ordinarie dei soci di Telecom Italia”. Lo si legge in una nota di Vivendi, diffusa dal socio francese di Tim su richiesta della Consob tramite l’omologa francese Autorité des Marchés Financiers (Amf).

La risposta sarà ora presa in considerazione della Commissione nazionale per la società e la borsa, che dovrà esprimersi sulla vicenda dopo le ispezioni nelle sedi Telecom delle scorse settimane. Un verdetto che con ogni probabilità a questo punto arriverà dopo la pausa estiva, come anche i risultati dell’istruttoria sul golden power richiesta a palazzo Chigi dal ministero dello Sviluppo economico. Proprio ieri, in ogni caso, è scaduto il termine entro il quale Vivendi avrebbe dovuto dare comunicazione al governo della propria posizione di direzione e coordinamento in Tim.

“Il Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia – spiega Vivendi – ha preso atto dell’avvio dell’esercizio dell’attività di direzione e coordinamento (…) e tale attività non può essere considerata, in forza degli applicabili principi dell’ordinamento italiano, quale evidenza della sussistenza di una posizione di controllo di fatto ai sensi dell’art. 2359 del codice civile”.

Le norme riguardanti l’attività di direzione e coordinamento, spiega Vivendi, sono finalizzate a definire e ad assicurare adeguata evidenza dei doveri e delle responsabilità derivanti dall’esercizio fattuale, da parte di un socio, di un’attività imprenditoriale e di direzione a livello manageriale; al contrario, le norme sul controllo di fatto, ai sensi dell’art. 2359 del codice civile, sono applicabili solo in caso di una stabile posizione di controllo esercitato a livello assembleare, insussistente nel caso di specie.

“Per ciò che concerne l’esistenza di una posizione di controllo ai sensi dei principi contabili internazionali relativi al bilancio consolidato, nell’ultima relazione finanziaria Vivendi ha confermato che ‘non ritiene di avere il potere di governare le politiche finanziarie e operative di Telecom Italia’. A seguito della pubblicazione della relazione finanziaria semestrale di Vivendi, il mercato francese e quello italiano saranno debitamente informati nell’ipotesi in cui dovesse essere assunta da Vivendi una valutazione diversa, non attesa al momento”.

Secondo il quotidiano francese LeMonde Vivendi “si pone come un azionista di minoranza, molto attivo, che non ha alcuna velleità di lanciare un’Opa”. Con il 23,9% del capitale di Telecom, Vivendi ha imposto il suo potere, ricostruisce il quotidiano, ha due terzi dei componenti del cda e Bollorè ha messo i suoi uomini alla guida della società, obbligando Flavio Cattaneo a fare i bagagli. Ma “si ignora ancora quale strategia verrà attuata”.

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