CENTRO ACIN

Il cuore innovativo di fashion & retail, ecco l’hub italiano di Accenture

Dopo Chicago, Singapore e Bangalore inaugurato oggi a Milano il quarto centro Acin destinato a diventare punto di riferimento per le aziende del fashion e dei beni di consumo di Europa e Sud America. Focus sull’esperienza del cliente finale con progetti e idee che possano trovare un’effettiva declinazione sul business reale

Pubblicato il 31 Mag 2017

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Tanto più le tecnologie digitali si fanno sottili, impalpabili, invisibili nell’esperienza quotidiana di consumatori e aziende, tanto più, di converso, il mercato ha bisogno di toccare con mano qual è l’effettivo impatto delle varie soluzioni sul business reale. Ma non è solo questo: si tratta anche di dimostrare in maniera chiara e tangibile che le promesse fatte dall’imperante, onnipresente parola d’ordine ‘innovazione’ possono essere mantenute, al di là delle suggestioni del marketing. E così Accenture ha aperto nel nuovo cuore di Milano – piazza Gae Aulenti, dove svetta il quartiere emblema del nuovo slancio della città – il suo quarto centro Acin (Accenture Customer Innovation Network: gli altri sono dislocati a Chicago, a Singapore e Bangalore). Un acronimo in cui la parola più importante è proprio customer, in quanto tutto ciò che all’interno della struttura da circa 1200 mq verrà proposto, ideato, collaudato e infine espanso su scala industriale avrà nel mirino i clienti finali – e non le aziende – dei settori del Fashion, del Retail e dei Beni di consumo. Inutile dire che la logica è quella dell’open innovation, e che quindi le startup saranno di casa.

Una scelta che sottolinea che quando ci sono di mezzo le tecnologie digitali il paradigma B2B2C è ormai la regola e non più l’eccezione. La società di consulenza, che in Italia dispone di 12 mila collaboratori, è riuscita a dirottare in Lombardia un investimento tanto importante facendo leva proprio sulla presa che i marchi della moda, dell’agroalimentare e del lifestyle tricolore hanno ancora nel mondo: l’Acin sarà così il punto di riferimento per le imprese dei mercati europei e sudamericani.

Per molte di queste, comunque, Milano non rappresenterà di certo una nuova meta. L’apertura del primo centro di innovazione Accenture dedicato ai settori della moda e del lusso in Italia risale infatti al 2006. “Ad Assago di anno in anno abbiamo ospitato circa 300 tra aziende italiane e internazionali per workshop e progetti di co-innovazione. Parliamo di 2-3 mila persone e 3-400 concept sviluppati assieme ogni anno”, ha spiegato Angelo D’Imporzano, Senior Managing Director di Accenture, Responsabile Consumer Goods & Retail per Europa e America Latina, durante la conferenza di inaugurazione del centro, ricordando che nella Penisola il gruppo ha stabilito molti altri poli di eccellenza, come il Liquid Studio di Milano, il Digital Acceleration Center e il Centro di Eccellenza in ambito Life Science, entrambi a Roma, l’Automotive Industry Solution Center di Torino e i Technology Delivery Center di Napoli e Cagliari.

“L’apertura dell’Acin di Milano conferma la nostra strategia di integrazione e costante orientamento al nuovo, che non riguarda solo i nostri clienti, ma prima di tutto la nostra organizzazione”, ha affermato Sander Van’t Noordende, Group Chief Executive Accenture Products. “Qualche anno fa abbiamo cominciato a investire in business all’epoca sconosciuti, senza sapere effettivamente dove ci avrebbero portato. Oggi possiamo dire che Accenture Digital (la divisione del gruppo che comprende le sotto-unità Interactive, Mobility e Analytics, ndr) genera il 55% del nostro fatturato. Ma la trasformazione è ancora in corso, e tra le prossime sfide ci sono la Blockchain e la Realtà aumentata”.

Andrea Ruzzi, Managing Director per la Digital innovation negli ambiti‎ Fashion, Luxury & Consumer Goods e responsabile della creazione dell’Acin, ha precisato che all’interno della struttura sono già previsti due spazi completamente supportati da tecnologie di realtà immersiva e che il centro, innervato da 70 km di cavi, dispone di 60 telecamere che renderanno i workshop fruibili anche da remoto. “Noi saremo i primi utilizzatori delle tecnologie che sperimenteremo”, ha aggiunto Ruzzi. “Per esempio testeremo la Blockchain con un sistema di pagamento interno per cominciare a capire come funziona davvero. È indispensabile se vogliamo essere credibili quando ne parliamo ai clienti. Vorremmo anche diventare paper free, ci stiamo attrezzando ma la sfida è più dura di quanto si immagini”.

Oltre alle aree dedicate alla co-creazione, l’Acin presenta anche degli spazi che potrebbero essere definiti demo-room. Per esempio, in un set che vuole rappresentare un piccolo negozio di alimentari, è possibile farsi riconoscere come cliente avvicinando lo smartphone a un sensore all’ingresso, fare la spesa accedendo alle informazioni sui prodotti proiettate su schermi interattivi (attraverso tecnologia kinect, come già visto al supermercato del futuro sviluppato da Accenture per Coop) e ricevere consigli da chatbot e assistenti virtuali in base a quanto messo nel carrello e alle proprie abitudini di shopping. I sensori sugli scaffali rilevano la presenza o meno di prodotti e inviano notifiche agli addetti per eventuali rifornimenti.

Nel complesso è un’esperienza non ancora paragonabile al servizio di Amazon Go, che grazie a sensori e software videoanalisi è in grado di capire se una referenza viene presa (o reinserita) dal cliente sullo scaffale, permettendogli di pagare senza nemmeno dover scansire il codice a barre a QR. Ma il management di Accenture ha precisato che, a differenza di quanto può offrire oggi il servizio Amazon Go, l’obiettivo delle soluzioni e esposte all’interno di Acin sono tutte votate alla fattibilità e alla sostenibilità economica di progetti su ampia scala. Esempi simili sono poi quelli riscontrabili negli ambienti che ricostruiscono una boutique d’alta moda 2.0, dove magic mirror, schermi interattivi e commessi in carne e ossa puntano a rendere ogni acquisto memorabile, e una connected home, dove gli elettrodomestici aiutano gli esseri umani a gestire con più consapevolezza e semplicità dieta e benessere. Soluzioni all’avanguardia, ma semplici, dunque, in grado di superare la soglia del Proof of concept.

“Va bene l’entusiasmo per le nuove idee, ma perché queste idee siano davvero utili al business servono continuità e scalabilità. Occorre in altre parole una risposta strutturata che permetta di mettere a sistema l’innovazione”, ha detto D’Imporzano chiudendo la conferenza. “Per noi l’innovazione è tale se è rilevante e continua nel tempo. Altrimenti non porta alcun valore nel lungo periodo”.

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