IL CASO

Diritti Serie A: Telecom è davvero fuori dai giochi?

Il rinvio a dopo l’estate della gara annullata il 9 giugno potrebbe servire per prendere tempo in attesa di nuovi player alternativi a Sky, come l’eventuale joint venture tra l’operatore Tlc, Mediaset e Vivendi. L’azienda capitanata da Cattaneo ha smentito trattative in corso, ma un eventuale accordo fra l’azionista francese e il Biscione potrebbe sparigliare le carte

Pubblicato il 12 Giu 2017

Antonello Salerno

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Il rinvio della gara per i diritti Tv della Serie A per il triennio 2018-2021 è stato interpretato da molti addetti ai lavori come la dimostrazione della volontà di prendere tempo per far entrare in gara nuovi concorrenti che siano in grado di lanciare la sfida a Sky. L’ipotesi, avanzata senza mezzi termini da Luigi De Siervo, Ad di Infront Italy, è che “la situazione di Vivendi, Mediaset e Telecom arriverà presto a una soluzione e quel punto avremo un quadro più chiaro, in cui al colosso Sky si contrapporrà il colosso Vivendi, Mediaset e Telecom. Nessuno comunque può pensare di prendere per la gola la Lega calcio, abbiamo le nostre alternative già pronte. Noi restiamo fiduciosi”. Una “fuga in avanti” alla quale Telecom ha sentito il bisogno di rispondere con una nota ufficiale, in cui puntualizza di non aver mai neppure ipotizzato né discusso una partecipazione assieme ad altri soggetti ai bandi per i diritti della Serie A, essendoci peraltro un pacchetto dedicato alla banda ultralarga”. “I risultati dell’asta – aggiunge Telecom – confermano la sproporzione della richiesta”. Mediaset dal canto suo non ha partecipato alla gara in segno di protesta contro le regole, che prevederebbero troppe esclusive, e sulle quali ha già presentato un esposto all’Antitrust. Ma la società è intanto al centro di un contenzioso con Vivendi per l’alleanza fallita nei mesi scorsi, e il tempo da qui alla nuova asta potrebbe tornare utile per “pacificare la situazione” con i francesi, che sono anche il principale azionista di Telecom Italia. Da qui i presupposti per l’eventuale nascita di un nuovo polo, come ipotizzato da Infront.

Claudio Campanini

Ma se anche scendesse in campo il “secondo colosso” la cifra complessiva dei diritti Tv per i match di serie A potrebbe davvero lievitare come succede in altri paesi europei per i rispettivi campionati? “E’ un problema di domanda e di offerta – spiega Claudio Campanini, responsabile practice Communications, Media & Technology di A.T. Kearney – Il prodotto calcio in Italia dopo più di 10 anni di pay tv ha dimostrato di poter generare determinati ricavi e determinati spettatori. E’ inutile girarci intorno: si tratta di cifre inferiori rispetto a quelle prodotti da altri mercati, come ad esempio quello inglese”. La base utenti del calcio a pagamento, secondo l’analista, è di circa 4,5 milioni di utenti tra Mediaset Premium e Sky. Se si pensa che ognuno di loro paghi in media 25 euro al mese, si arriva a poco più di un miliardo e cento milioni di euro l’anno. Questo senza considerare tutte le spese accessorie per offrire il servizio, dall’acquisto delle immagini ai costi editoriali. “Per questo l’asta stenta a decollare – sottolinea Campanini – e probabilmente avrebbe lo stesso problema anche in presenza di più concorrenti”.

A far aumentare il valore delle offerte potrebbe essere una gara che prevede più diritti da assegnare in esclusiva, ad esempio per le gare delle squadre più importanti e con un seguito di pubblico più grande, come Juventus, Inter, Milan e Napoli, ma in questo caso i limiti invalicabili sarebbero quelli della legge Melandri, che vietano concentrazioni “eccessive” nelle mani di un solo operatore, per la quale tre anni fa i diritti erano stati “spartiti” tra Sky e Mediaset nonostante la pay satellitare avesse presentato le offerte più alte per tutti i pacchetti.

Intanto la Lega Calcio ha fatto presente che, in caso i diritti Tv non dovessero essere venduti al prezzo ipotizzato, potrebbe creare una propria piattaforma per trasmettere le partite: “Suona molto come un empty threat, una boutade – afferma Campanini – perché sarebbe un’iniziativa che partirebbe da zero, senza nemmeno un cliente, e dovrebbe conquistarne almeno 4 milioni e mezzo in un orizzonte limitato come i tre anni del bando. Non credo che sia possibile trovare qualcuno disposto a investire su un progetto del genere attendendosene un ritorno economico”.

Quanto ai diritti della Uefa Champions League, anche in questo caso, con il passo indietro in qualche modo annunciato da Mediaset Premium, superare le offerte dell’ultima gara (aggiudicata a Mediaset per più di 700 milioni di euro) potrebbe essere difficile: “I diritti della Champions League sono unnice to have’ – conclude Campanini – ma non spostano gli equilibri né un gran numero di abbonati, come ha dimostrato l’esperienza di Mediaset Premium, che nonostante tutto è in perdita”.

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