IL RAPPORTO POLIMI

Industria 4.0 a quota 2 miliardi. Ma manca all’appello “l’effetto-Calenda”

Il valore dei progetti di trasformazione digitale è aumentato del 25% in un anno. Ma è sul 2017 che sono puntati i riflettori. Industrial IoT, analytics, cloud e robotica avanzata le tecnologie più utilizzate. Tutti i dati e le previsioni dell’Osservatorio Polimi

Pubblicato il 23 Giu 2017

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Il mercato dell’industria 4.0 italiano vale 1,7 miliardi, più 300 milioni di “indotto”, cresce a doppia cifra ma deve ancora esprimere il vero potenziale. Il Piano nazionale, pur avendo già attivato il 61% delle imprese, che sta valutando attivamente come sfruttarlo, è partito da pochi mesi e solo a fine anno sarà possibile verificare davvero la portata dell’effetto-Calenda. Comunque, le prospettive sono quelle di una crescita importante. Sono queste le indicazioni principali che emergono dall’Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano, presentato oggi al convegno “Industria 4.0: la grande occasione per l’Italia” che si è tenuto a Milano presso l’Auditorium di Assolombarda.

Il quadro che emerge dalla ricerca sull’industria 4.0 italiana è positivo: l’Italia si è messa in moto. Attenzione però a non sottovalutare alcuni elementi essenziali per sostenere lo sviluppo, come la presenza di adeguate competenze e la capacità di rispondere alla domanda crescente. Il mercato dei progetti di Industria 4.0, che comprende soluzioni IT, componenti tecnologiche abilitanti su asset produttivi tradizionali e servizi collegati, ha raggiunto in Italia un valore di circa 1,7 miliardi di euro nel 2016 (l’84% verso imprese italiane, il resto come export), a cui va aggiunto un indotto di circa 300 milioni di euro in progetti “tradizionali” di innovazione digitale.

Il mercato, rileva il report Polimi, è in crescita del 25% rispetto al 2015. Il 63% del mercato riguarda progetti Industrial IoT, analytics, cloud e robotica avanzata. Tuttavia, il vero potenziale appare ancora nascosto perché alcune imprese per definire gli investimenti hanno atteso la pubblicazione del Piano Nazionale Industria 4.0 e dei chiarimenti fiscali collegati. Se i numeri dei primi mesi dell’anno saranno confermati (nel 1° trimestre 2017 stima l’Osservatorio il tasso di crescita è stato del 30% più alto rispetto al 2016), in due anni l’Italia avrà quasi raddoppiato gli investimenti per la trasformazione digitale, recuperando il ritardo rispetto alle situazioni internazionali più mature, con il rischio concreto però di un eccesso di domanda rispetto alla capacità di consegna dei fornitori.

Aumenta il livello di conoscenza sull’industria 4.0 (solo l’8% delle imprese manifatturiere dichiara di non conoscere il tema contro il 38% di un anno fa). E cresce anche la concretezza: in media è pari a 3,4 il numero di applicazioni 4.0 già adottate da ciascuna azienda, soprattutto su tecnologie di Industrial IoT e Industrial Analytics. Buona anche la conoscenza del Piano Nazionale Industria 4.0: solo il 16% delle imprese del campione non ne conosce le misure. Tra chi lo conosce, il 52% ha deciso di usufruire del superammortamento al 140%, il 36% dell’iperammortamento al 250%, mentre il 29% utilizzerà il credito di imposta per ricerca e sviluppo, il 7% compirà investimenti in startup. Un quarto delle imprese approfitterà delle agevolazioni del Piano investendo oltre 1 milione di euro: nel dettaglio, il 17% dichiara di voler investire fino a 300 mila euro, l’8% tra 300 e 500mila euro, il 7% tra 500mila e 1 milione di euro, un altro 7% tra 1 e 1,5 milioni di euro, il 6% tra 1,5 e 3 milioni di euro, il 13% oltre 3 milioni di euro.

“Sembra ormai vinta la prima sfida culturale, quella della consapevolezza sull’Industria 4.0: l’Italia dispone di un Piano Nazionale, il tema è al centro dell’attenzione del mondo economico e il livello di conoscenza tra le imprese è salito notevolmente. In questo contesto, il mercato italiano mostra già una crescita a doppia cifra e l’Industria 4.0 italiana vive un momento di grande fervore – spiegano Alessandro Perego, Andrea Sianesi e Marco Taisch, responsabili scientifici dell’Osservatorio Industria 4.0 -. Ma ora si aprono nuove sfide per le imprese: bisogna disegnare i progetti sulle specificità di ciascuna realtà, riuscire a liberarne realmente il potenziale innovativo e misurare i dati raccolti, dotandosi inoltre delle necessarie competenze. Il pieno impatto della trasformazione 4.0 si avrà tra 10-15 anni e vanno formulate strategie e roadmap con lungimiranza”.

Rispetto al tema delle competenze, le imprese italiane giudicano complessivamente importanti le skill 4.0, ma tra tutte quella più rilevante risulta la capacità di “definire un piano di adozione delle tecnologie per il miglioramento dei processi produttivi”, su cui meno della metà delle aziende rispondenti (solo il 46%) dichiara di sentirsi sufficientemente preparata. “Per cogliere davvero la sfida dell’Industria 4.0, le aziende devono dotarsi delle necessarie competenze, rivedendo strategie e pratiche di selezione, assunzione e sviluppo delle risorse umane, ma anche i piani di formazione, le reti di collaborazione – commenta Sergio Terzi, direttore dell’Osservatorio industria 4.0. La skill 4.0 considerata più rilevante dalle imprese non è affatto banale perché richiede di contemperare prospettiva strategica di business e tecnica, considerando le implicazioni sulla sicurezza fisica del personale, la cybersecurity, la privacy, la proprietà dei dati ed altri aspetti legali”.

L’Osservatorio industria 4.0 ha inoltre fotografato lo scenario che riguarda le startup della quarta rivoluzione industriale. Sono 245 le imprese innovative finanziate a livello internazionale nate dal 2011 al 2015 e attive nell’ambito dell’industry 4.0, capaci di raccogliere finanziamenti complessivi per oltre 2 miliardi di dollari. Il censimento realizzato dall’Osservatorio Industria 4.0 rivela un numero di nuove imprese in crescita del 15% rispetto allo scorso anno, di cui circa metà propone soluzioni cloud e analytics (rispettivamente 30% e 20%) e l’altra metà si distribuisce tra soluzioni di Industrial IoT, advanced Hmi, advanced automation e additive manufacturing. L’Italia ospita 24 startup (circa il 30% delle 80 censite nel Vecchio Continente), ma con finanziamenti medi al di sotto della media continentale.

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