TELECOM

Recchi apre a soluzione per Sparkle, chiusura su rete Tim

La società dei cavi sottomarini “non è un tabù” dice il vp Telecom. E sulla gestione del network “è già separata, supervisionata da un organismo di vigilanza cui partecipa l’ente regolatore”

Pubblicato il 04 Set 2017

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“Sparkle non è un tabù”. Lo ha detto il vp di Tim, Giuseppe Recchi, in un’intervista al Corriere della Sera, parlando delle ipotesi di vendita della società dei cavi sottomarini, su cui sono stati evocati rischi per la sicurezza nazionale da quanto il socio di controllo di Telecom Italia è la francese Vivendi. “Attorno a Sparkle – spiega Recchi – si è creata una vera e propria fiction, facendo sembrare la società una sorta di Spectre. Sparkle non è un tabù. Noi siamo per definizione sempre disponibili a trovare soluzioni utili al sistema Paese di cui facciamo parte”.

Sul fronte golden power Recchi precisa che “il fatto che il governo voglia verificarne le condizioni non significa che non ci sia dialogo. Anzi, il governo è molto attento e consapevole che un Paese è forte se le sue aziende sono forti”. Recchi ricorda che quando era in GE si è occupato di aiutare il Paese ad attirare investimenti stranieri “e le dico che Vivendi è una grande opportunità”. Per Tim si apre l’occasione “della convergenza, dei big data, della digitalizzazione di ogni aspetto della nostra vita. È importantissimo far sì che abbia successo. E mi creda le prospettive sono entusiasmanti. Non ci sono ancora player europei in questa arena e potremmo essere noi con il supporto di un’azionista che ha la chiara strategia di creare un campione europeo nella realizzazione e distribuzione di contenuti”.

A proposito dell’eventuale fattibilità di uno scorporo della rete, Recchi dichiara che “la rete è un valore per Tim”, basta immaginare la fabbrica di motori per un produttore di auto. “Sento poi sempre parlare dello scorporo, ma di cosa esattamente? La rete è fatta di tubi e canali in cui passano i collegamenti, di apparecchiature elettriche e terminali. Chi la farebbe funzionare? Con quali soldi? Chi garantirebbe la manutenzione e i nuovi investimenti? Da quando io sono in Tim, cioè dal 2014, abbiamo investito oltre 14 miliardi di euro di capitali privati. Siamo proprio sicuri di volere che lo Stato torni a occuparsene? Infine, la gestione della rete è già separata, supervisionata da un organismo di vigilanza cui partecipa l’ente regolatore”. Alla domanda sulla concorrenza con Oper Fiber, Recchi risponde: “Siamo abituati a giocarcela con la concorrenza, l’importante è che le regole siano uguali per tutti”.

Quanto agli investimenti “investiamo 4 miliardi all’anno e non c’è motivo per ridurre il nostro impegno”.

Sul fronte “nazionalità” del nuovo capo d’azienda “non è una questione di passaporto, quello che conta sono le capacità”.

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