IL REPORT

Commissione Ue: PA digitale, l’Italia segna il passo

Benchmark Measurement of Eu eGovernment Services: solo il 19% degli italiani, contro una media europea del 52%, utilizza servizi online per interloquire con le amministrazioni pubbliche. “Ambiente che rallenta l’efficacia delle azioni di e-gov”. Ma più avanzato rispetto agli altri Paesi l’utilizzo di carta d’identità digitale

Pubblicato il 28 Nov 2017

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PA digitale, Italia al più basso livello di penetrazione in Europa: solo il 19% dei cittadini utilizzano i servizi online per sottoporre documentazioni alle autorità amministrative pubbliche. Medio-basso il livello di digitalizzazione, ma comunque vicino alla media Europea (61% Italia vs 65% Ue). Per questo, il nostro paese fa parte di uno “scenario e-Gov non consolidato”. Emerge dal report Benchmark Measurement of European eGovernment Services condotto da un gruppo di aziende guidato da Capgemini secondo cui in termini di indicatori relativi l’Italia dimostra di avere un ambiente che rallenta l’efficacia delle azioni di eGov: l’apertura di dati e informazioni (60% Italia vs 59% Ue) e la digitalizzazione del settore privato (30% Italia vs 35% Ue) sono quasi in linea con la media Europea. Ma tutti gli altri indicatori (competenze digitali al 38% contro il 51% in Ue, l’uso dell’Ict al 34% contro il 48%, la qualità al 56% contro 71% e la connettività al 44% contro il 60% Ue) si discostano dai valori europei. Per gli utenti italiani ci sono ampi margini di crescita nelle competenze digitali e nell’uso regolare di internet.

Unico parametro su cui l’Italia registra un livello più avanzato rispetto agli altri Paesi è quello dell’utilizzo della carta di identità elettronica: la copertura nel nostro Paese è al 61% contro una media Ue del 52%.

Al contrario, il gap italiano si concentra sull’offerta di servizi mobile friendly, settore nel quale registra una penetrazione del 36% contro una media europea del 54%. Ancora immaturi i servizi cross-border per i cittadini (38% contro una media Ue 61%). La centralità dell’utente è all’82% (media Ue 85%), la trasparenza al 54% (media Ue 59%), i servizi cross-border per le aziende al 78% (media Ue 66%).

A livello europeo il report stima che la strada imboccata sia giusta. Se da un lato, dal punto di vista quantitativo, i paesi hanno incrementato la disponibilità di servizi pubblici online, le misure in termini qualitativi (per esempio l’offerta di procedure più trasparenti e la compilazione anticipata di moduli online con informazioni personali) sono fondamentali per migliorare l’intera esperienza con i digital service.

“Lo studio eGovernment Benchmark 2017 ha evidenziato segnali positivi e la recente Dichiarazione Ministeriale di Tallinn testimonia il fatto che il settore pubblico sta affrontando con grande serietà il tema della trasformazione digitale – dice Domenico Leone, Head of Public Sector di Capgemini Italia -. Adesso i governi devono mettersi alla prova, migliorare le competenze dei propri funzionari e, in generale, aumentare il loro grado di apertura verso l’eGovernment per trarre reale beneficio dai servizi.

Buoni passi avanti suol fronte della creazione di siti web disponibili su piattaforma mobile, con più della metà dei servizi (54%) mobile friendly (rispetto al 27% del 2015): in Italia questo dato è del 36%.

La centralità dell’utente nei servizi pubblici europei, che ha raggiunto circa l’85% (82% in Italia), indica l’elevato livello di disponibilità dei servizi online e delle possibilità di interazione e di feedback tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni.

Per poter fare il passo successivo, il report indica che saranno fondamentali le misure che regolano la trasparenza e gli investimenti nei principali abilitatori digitali, come ad esempio la carta d’identità elettronica e l’Authentic Sources per il riutilizzo dei dati.

Ad oggi, è possibile utilizzare la carta di identità elettronica solo in un servizio pubblico europeo su due (52% in EU – mentre è il 61% in Italia), mentre la compilazione anticipata dei moduli online con i dati degli utenti già a disposizione della Pubblica Amministrazione è ferma a quota 47% (28% in Italia).

Il completamento del Digital Single Market potrebbe contribuire per 415 miliardi di euro l’anno all’economia europea, creare nuovi posti di lavoro e migliorare significativamente i servizi pubblici.

L’idea di un Digital Single Market sta prendendo sempre più forma. Il divario nella fornitura di servizi per gli utenti nazionali e stranieri, spiega il report,  si sta ridimensionando, in quanto tre servizi su cinque (60%) sono disponibili online in vari paesi. Anche la fruibilità dei servizi cross-border è migliorata (al 78%). Questo evidenzia il fatto che sia i cittadini sia le imprese hanno accesso ad avanzate funzionalità online di assistenza, supporto e reclamo.

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