AUDIOVIDEO

Tim-Canal Plus, Preta: “Sarà il calcio il banco di prova”

La jv tassello chiave nella convergenza Tlc-media, “ma è velleitario pensarla come reale alternativa agli operatori già esistenti” dice a CorCom il fondatore di ITMedia Consulting: “I diritti serie A sono per Vivendi l’ultima chiamata per competere con i grandi player internazionali: ma serve un partner importante”

Pubblicato il 24 Ott 2017

“Velleitario pensare alla nuova società Tim-Canal Plus come a una reale alternativa agli operatori già presenti sul mercato”, lo dice Augusto Preta, fondatore di ITMedia Consulting. Ciononostante il punto di svolta potrebbe essere rappresentato dal calcio: “Il vero banco di prova sarà l’asta dei diritti di serie A. Per Vivendi è l’ultima chiamata per realizzare la sua strategia di integrazione in Italia e in Europa”.

Con il voto del cda Tim di venerdì scorso nasce una nuova società in campo audiovideo. Genish ha annunciato l’operazione come passo avanti “nella strategia di convergenza tra telco e media”: che benefici può avere per il mercato audiovisivo in Italia?

Qualunque nuovo soggetto che entra nel mercato aumenta le opportunità di scelta dei consumatori, incentiva la creazione di contenuti e dunque questa iniziativa non può che essere vista con favore

Una buona partenza per sfidare Netflix? Su quali punti di forza può contare?

Al momento appare velleitario a mio avviso pensare a questa società come a una reale alternativa agli operatori già presenti sul mercato. Nonostante i servizi non lineari (VOD) non siano ancora entrati a pieno titolo nella dieta degli italiani, non c’è dubbio che il settore stia crescendo e il catalogo di serie e film, in molti casi in esclusiva, di operatori come Netflix, Sky e Mediaset costituisca una barriera troppo elevata per una concorrenza reale con questi soggetti. Certamente Canal+/Vivendi vanta un catalogo significativo in Francia, basato anche su produzioni di alto livello, ma rivolte fino ad ora prevalentemente a un pubblico francese. Le risorse economiche richieste in termini di investimenti e la necessità di assicurarsi diritti su contenuti futuri, tra autoproduzioni e acquisti, in concorrenza con gli altri operatori consolidati, rende difficile ipotizzare una forte presenza, anche in termini di quote di mercato, nel breve periodo

A quali logiche corrisponde la redistribuzione di quote Tim-Vivendi?

Da un lato si evidenzia la natura convergente dell’operazione, dall’altro lasciando a TIM la maggioranza forse si lasciano aperti margini per l’ingresso di altri operatori nazionali sulla quota in capo a Vivendi

Quali linee editoriali/strategiche potrebbero risultare premianti in un mercato come il nostro, ancora fortemente legato a un consumo lineare?

In verità più che sul versante dei contenuti a utilità ripetuta (film, serie) a me pare che il punto di svolta potrebbe essere rappresentato dall’accesso ai contenuti sportivi. Da questo punto di vista il vero banco di prova è costuituito dall’asta dei diritti calcio di serie A, prevista nei prossimi mesi dopo la mancata assegnazione a giugno. È probabilmente, come già scritto in precedenza, l’ultima chiamata per Vivendi, per realizzare la sua strategia di integrazione in Italia e in Europa e poter competere con i grandi player internazionali. Al contempo, però, senza un partner importante, lo sfruttamento di questi diritti su una sola piattaforma (broadband) non consentirebbe alla società di proporsi come reale alternativa agli operatori esistenti, spostando molto più avanti nel tempo le proprie ambizioni e aspettative.

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