Dodici anni di carcere per il il vicepresidente della Samsung Electronics, Lee Jae-yong. Tanto hanno chiesto i procuratori della Corea del Sud alla Corte di appello – il manager era stato condannato a cinque anni in primo grado ad agosto – nel caso di corruzione che ha travolto il Paese. L’Alta corte di Seul dovrebbe pronunciarsi a fine gennaio. Lee, 49 anni, erede di uno dei maggiori imperi aziendali del mondo, è stato arrestato a febbraio scorso per corruzione.
Insieme a Lee, accusato di aver corrotto l’ex presidente Park Geun-hye, sono indagati altri quattro ex dirigenti di Samsung. Il tribunale di primo grado aveva stabilito che la tangente avrebbe aiutato Lee a rafforzare il suo controllo sulla Samsung Electronics, fiore all’occhiello di una delle maggiori società di tecnologia del mondo.
Ad agosto, la Corte aveva stabilito che mentre Lee non aveva chiesto direttamente aiuto a Park, il fatto che la fusione del 2015 fra due affiliate di Samsung servisse a rafforzare il controllo di Lee sulla Samsung Electronics, implica che il vicepresidente avesse chiesto aiuto alla presidente per rafforzare il suo controllo sulla società. Lee, in abito scuro e camicia bianca senza cravatta, all’udienza di appello di oggi ha negato l’accusa di corruzione e ha anche smentito le recenti accuse dei pubblici ministeri di aver incontrato Park faccia a faccia per quattro volte, invece delle tre precedentemente ammesse.