STRATEGIE

Tim, ecco la squadra anti-Vivendi firmata Elliott

Nella lista per il cda solo candidati italiani. Il fondo americano al lavoro su un’alternativa al progetto del ceo Amos Genish. In cantiere l’ipotesi di lanciare la rete in Borsa. De Puyfontaine: “Accordo Vivendi-Mediaset adesso ha ancora più valore”. Sugli scudi i titoli Tim e Mediaset

Pubblicato il 08 Mar 2018

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C’è anche Luigi Gubitosi, commissario di Alitalia ed ex amministratore delegato di Wind ed ex dg della Rai, tra i nomi che potrebbero essere inseriti da Elliott nella lista con cui sfidare Vivendi per il Cda di Tim. Il nome di Gubitosi, si apprende in ambienti finanziari, si affianca a quello di Paolo Dal Pino (ex ad Tim Brasil) e, secondo indiscrezioni, di Fulvio Conti (ex ad Enel), Giovanni Cavallini (ex ad Interpump), Rocco Sabelli (ex ad Telecom e Piaggio), Claudio Parzani (Allizan Italia), Paola Giannotti (Ansaldo Sts): sono i nomi, della “squadra” di manager italiani selezionati dal fondo Elliott guidato da Paul Singer. Una mossa, quella del fondo Elliott, accompagnata dalla presentazione di un piano industriale alternativo al piano DigiTim appena presentato.

La mossa impatta sulla Borsa: il titolo Telecom oggi ha registrato un +2,7%, attestandosi a 0,8 euro mentre quello di Mediaset guadagna 7 punti percentuali spinto dall’offensiva Elliott che riporta in luce le ipotesi di uno scenario di possibile fusione con Tim.

Il fondo americano è oggi titolare di una quota sotto il 5% ma secondo alcune fonti sarebbe pronto a salire ancora. I nomi potrebbero essere proposti all’assemblea di aprile agli altri fondi azionisti di Tim, che in tutto, Elliott incluso, totalizzano quasi l’80% del capitale. La mossa potrebbe mettere all’angolo l’azionista di riferimento Vivendi. Il piano di Elliot prevederebbe la quotazione in Borsa della società della rete, dopo lo spin off. Il fondo, riportano i quotidiani, sta sondando le istituzioni per illustrare il proprio progetto industriale rassicurandole sul fatto che non punta a prendere il controllo di Tim né a influenzare le attività sensibili oggetto di golden power. “Accogliamo favorevolmente i dialoghi costruttivi” il commento di Genish.

Il presidente di Tim Arnaud de Puyfontaine si dice non preoccupato dal fondo Elliott: “Per Tim c’è un piano epocale approvato all’unanimità dal board: saremo compatti nel sostenerlo”, dichiara in un’intervista al Messaggero. “L’accordo tra Vivendi e Mediaset adesso non ha alternative. Un accordo avrebbe molto senso. Il progetto strategico ha ancora più valore adesso che quando l’avevamo proposto”. Secondo de Puyfontaine “la strategia di Tim è stata perfezionata con un obiettivo preciso: permettere alla società di giocare un ruolo da protagonista quale alternativa europea nella convergenza tra reti e contenuti, rispetto agli equilibri attuali dominati da player americani o asiatici”, spiega de Puyfontaine, secondo cui “il successo del piano dipenderà però da quanto rapidamente contenuti e reti cresceranno insieme. Tim e Vivendi in questa partita devono essere leader”. Sul fronte della joint venture Tim-Canal+, “il progetto è in stand-by a causa di ritardi dovuti a formalità procedurali ma la strategia sui contenuti non cambia e la realizzazione della convergenza rimane per me una priorità”, dichiara de Puyfontaine. “Occorre tuttavia essere pragmatici, quindi per il momento procederemo con una partnership con Canal+ articolata su licenze, co-produzioni e un ruolo di advisory, con l’ obiettivo di trasmettere competenze e know how per realizzare nuovi contenuti di qualità”. Sullo scorporo della rete, “la separazione societaria che proponiamo, in cui Tim continuerà a detenere il controllo al 100%, rappresenterà il migliore esempio in Europa in termini di parità di accesso e trasparenza”.

Il piano Tim è stato presentato ieri a poche ore dalla notizia di un aumento della quota azionaria in Tim da parte del fondo Elliot Management di Paul Singer che avrebbe un “pacchetto” intorno al 5%, ossia al di sotto della soglia “critica” da comunicare alla Consob. La mossa è stata giudicata da alcuni analisti come il tentativo di Singer di acquisire sempre più potere al punto da voler partecipare alla nomina dei consiglieri, potere che potrebbe esercitare in caso di possesso del 5% delle azioni. Secondo il Fondo americano “la governance, la valutazione, la direzione strategica e i rapporti di Telecom Italia con le autorità italiane migliorerebbero sostituendo alcuni membri del consiglio di amministrazione”, ha dichiarato un portavoce.

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