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Avaya svela il piano 2018: ruolo chiave per l’Italia

L’azienda ha riunito a Villa Miani a Roma clienti e partner per presentare la strategia a seguito della ristrutturazione finanziaria. Numeri già in forte salita sul fronte clienti e commesse

Pubblicato il 11 Apr 2018

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Sarà un anno all’insegna della crescita il 2018 di Avaya. Archiviato il capitolo della ristrutturazione finanziaria l’azienda è già ripartita alla grande al punto da chiudere il 2017 – a sorpresa considerata l’annata – con numeri in salita sul fronte dei clienti acquisiti e anche dei contratti portati a casa.

L’Italia è stata pienamente in linea con il trend e i primi mesi del 2018 fanno ben promettere sul futuro. “Abbiamo registrato il 100% di achievement, acquisito 50 nuovi clienti e venduto oltre 1500 sistemi”, ha svelato Massimo Palermo, country manager di Avaya Italia in occasione dell’Experience Avaya, l’evento dedicato a partner e clienti andato in scena nella splendida cornice di Villa Miani a Roma.

Il ruolo dei partner in particolare è stato determinante per la “tenuta” dell’azienda soprattutto nel momento più buio, come peraltro già anticipato nell’intervista rilasciata a CorCom: “Siamo qui per ringraziarvi e per averci dato fiducia nel corso dell’ultimo anno – ha esordito Palermo nell’avvio dei lavori della giornata – Era da un paio di anni che non organizzavamo eventi in Italia, ma riteniamo che invece sia sempre più opportuno essere vicini ai territori”.

L’azienda affronta il nuovo corso con il lancio sul mercato di nuovi prodotti, un potenziamento dell’offerta cloud in particolare della famiglia Equinox e un consolidamento del rapporto con la PA grazie alla convenzione CT7 (insieme con Tim). “Ora diventa determinante aiutare clienti e partner a gestire al meglio la digital tranformation in ambito UC. Se tutto cambia intorno a noi non possiamo permetterci di restare indietro, nemmeno per pochi mesi”. Avaya fa leva sulla propria squadra: “Abbiamo oltre 100 persone fra Roma, Milano e Ancona a disposizione del team di partner e clienti. Vogliamo continuare a portare sul mercato le soluzioni tradizionali ma soprattutto quelle che abilitano le tecnologie emergenti, dall’AI al blockchain. Il tutto attraverso piattaforme aperte e integrabili con le nuove tecnologie”.

Ruolo chiave è riservato al cloud “ma non è un mantra” ci tiene a sottolineare Palermo: “E’ un vestito che deve poter essere indossato da chi è pronto”, continua evidenziando nel cloud ibrido la soluzione ideale.

Cinque i pilastri del new deal. A svelarli a Villa Miani Andrea Ragazzi AD Avaya Italia e VP Avaya EU South Sales: empowerment, accountability, team-work, simplicity, trust. “Tecnologia e relazioni sono le chiavi per crescere”, ha sottolineato il manager invitando a investire nel titolo Avaya: “Siamo quelli di prima ma più forti, puntiamo sulla crescita organica e inorganica e abbiamo 350 milioni di risorse finanziarie aggiuntive a disposizione”.

Il fatturato dell’azienda si è attestato a 3,3 miliardi di dollari, il 56% del fatturato è ricorrente e l’ebitda è al 25%. L’azienda è inoltre prima al mondo nel mercato contact center e seconda nell’unified communication. Ed è ormai una software company a tutti gli effetti con il 78% di servizi all’attivo. L’Italia avrà un ruolo chiave nella partita, in particolare attraverso il centro R&D di Ancona “il nostro fiore all’occhiello”, ci tiene a puntualizzare Ragazzi. “I nuovi investimenti si concentreranno proprio nell’R&D, oltre che nelle acquisizioni”, ha aggiunto il manager ricordando la recente acquisizione di Spoken Communication. Blockchain, Iot e AI le tecnologie di “frontiera” che andranno ad aggiungersi all’offerta, insieme al cloud: “Il cliente è al centro. E’ questa la nostra unica vera missione. Ed è per questo che facciamo leva sulla nostra squadra di partner. Il focus è sull’execution”.

Alla convention dell’azienda ha presenziato anche Andrea Rangone, ceo di Digital360 ma soprattutto chiamato a raccontare alla platea lo scenario dell’innovazione grazie alla sua expertise nel settore. “Siamo nel bel mezzo della quarta rivoluzione industriale. E la pervasività del digitale è driver della rivoluzione. Ma la vera differenza non la faranno le tecnologie ma le persone, la capacità delle imprese di guardare al futuro con gli occhiali della discontinuità. Si stanno affermando nuovi modelli di business, nuove forme di ricavi e nuovi mercati. E di qui a 10 anni la maggior parte dei settori ragionerà con logiche completamente diverse da oggi”.

Rangone sfata anche il mito dell’Italia fanalino di coda: “I dati mostrano uno scenario in netto miglioramento, con una decisiva accelerazione su molti fronti. Solo il 12% degli italiani non ha adeguata dotazione tecnologica e solo il 15% non ha connessione a Internet”, sottolinea Rangone. Se è vero che l’Italia è 21ma su 28 Paesi Ue per servizi pubblici digitali – si evince dal Desi – esiste una spiegazione che prescinde dal livello di digitalizzazione degli italiani: secondo l’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano evidenzia che oltre il 50% dei Comuni italiani non offre servizi digitali ai cittadini e che la qualità dei servizi offerti dal restante 50%, al netto delle eccellenze, lascia piuttosto a desiderare. “Non ci sono scuse oggi per non agire – conclude Rangone -. Basta con i vecchi miti, italiani pronti per rivoluzione. Vogliono fruire dei nuovi servizi”.

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