L'ACCORDO

Zte, la “saga” Usa non è finita: il Senato si mette di traverso all’accordo

Emendamento bipartisan per bloccare, con una nuova legge, l’intesa raggiunta dal vendor cinese con il dipartimento del Commercio: secondo i senatori americani i rischi sulla sicurezza permangono e dunque bisogna optare per il bando ai contratti governativi. Intanto svelati tutti i dettagli dell’accordo fatto

Pubblicato il 12 Giu 2018

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All’indomani dell’intesa siglata dal vendor cinese Zte con il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti per ottenere la revoca del bando di acquisto di componenti da aziende americane, il Senato si stacca dalla linea seguita dall’amministrazione Trump e si prepara a includere misure nel prossimo bilancio della Difesa che invaliderebbero l’accordo raggiunto su Zte.

Il dipartimento del Commercio americano ha imposto ad aprile a Zte il divieto di acquistare componenti da imprese americane per sette anni a causa del mancato rispetto di un precedente accordo che multava il vendor cinese per 1,1 miliardi per aver commerciato con Corea del Nord e Iran e chiedeva la rimozione di alcuni manager che, secondo Washington, non sono invece stati rimossi. Zte, che secondo Bloomberg, avrebbe già subito danni per 3 miliardi di dollari dallo stop delle attività negli Stati Uniti, la scorsa settimana aveva rimosso uno dei suoi top executive assecondando le richieste di Washington.

Dopo le prime indiscrezioni di stampa, il dipartimento del Commercio ha annunciato ufficialmente i dettagli dell’accordo con Zte che il consulente della Casa Bianca Peter Navarro ha presentato come un “favore personale” di Donald Trump al presidente della Cina: l’azienda ha 60 giorni di tempo per saldare una maxi-multa da un miliardo di dollari, cui dovrà aggiungere nei 30 giorni successivi altri 400 milioni in garanzie contro future violazioni delle politiche statunitensi sull’export. Un “coordinatore speciale per la compliance” verrà selezionato dal dipartimento del Commercio americano entro 30 giorni e insediato presso l’azienda cinese, per vigilare sul rispetto delle norme sulle esportazioni degli Stati Uniti da parte di Zte. L’accordo prevede anche il rinnovo totale del consiglio di amministrazione di due entità corporate di Zte entro 30 giorni.

Se rispettati, questi criteri dovrebbero portare alla revoca del bando dello scorso 15 aprile: Zte ha dunque, chiarisce Reuters, già firmato l’accordo ma, finché non saranno soddisfatte tutte le condizioni, il bando resta in vigore. Al momento, il fornitore cinese di attrezzature di telecomunicazione non può riprendere la sua attività negli Usa.

Un nuovo ostacolo alla ripresa del business di Zte in America è rappresentato dal Senato americano, che voterà in settimana un emendamento al National Defense Authorization Act, o NDAA, ovvero la legge di bilancio per il dipartimento della Difesa, in cui è inclusa una norma che bloccherebbe l’intesa tra il dipartimento del Commercio e Zte per motivi di sicurezza nazionale. La proposta di legge ha matrice bipartisan e permetterebbe, tra l’altro, di ripristinare le sanzioni contro Zte per la violazione delle norme Usa sulle esportazioni e di vietare l’accesso del vendor a qualunque gara pubblica per fornire attrezzature e servizi telecom – sia in forma di acquisto che di leasing – alle agenzie del governo americano.

All’eventuale approvazione del Senato dovrà seguire quella della Camera e poi il passaggio alla Casa Bianca, ma i vendor cinesi guarderanno tutti con attenzione all’iter legislativo: Huawei si è già lamentata di essere sottoposta a comportamento discriminatorio negli Stati Uniti. La Federal communications commission intende infatti vietare al colosso cinese delle attrezzature di rete la partecipazione ai progetti Usa su fibra e 5G finanziati dal governo federale in quanto “minaccia alla sicurezza nazionale”; Huawei ha replicato definendo la posizione della Fcc “arbitraria e non sostenuta dai fatti”.

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