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Via libera alla fusione At&t-Time Warner, negli Usa parte la corsa ai merger anti Netflix

Il giudice federale smonta le obiezioni antitrust del dipartimento di Giustizia: il deal sarà completato il 20 giugno. I player americani di media e Tlc scaldano i motori a caccia di operazioni di mercato: Comcast potrebbe formalizzare “a giorni” l’offerta per Fox

Pubblicato il 13 Giu 2018

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Via libera alla fusione tra At&t e Time Warner. Il giudice federale Richard J. Leon ha dato il suo sì “senza condizioni” al mega-merger tra At&t, il secondo maggior operatore mobile degli Stati Uniti e numero uno della Tv via cavo, e il colosso dei contenuti Time Warner, proprietaria tra l’altro della rete satellitare e via cavo Hbo, dei Warner Film Studios, del canale di notizie Cnn e dei diritti di trasmissione del campionato Nba. Il giudice Leon ha ritenuto del tutto legittima la fusione verticale, ovvero tra aziende che, pur essendo dei player dominanti, sono attivi in segmenti industriali diversi e ha smontato punto per punto le obiezioni del dipartimento di Giustizia americano che, alla fine del 2017, si era opposto a questa operazione da 85,4 miliardi di dollari giudicandola una minaccia alla concorrenza che avrebbe pesato sulle tasche dei consumatori.

L’amministrazione Trump si era dimostrata contraria a quella che il presidente in persona ha definito una “concentrazione di potere nelle mani di pochi“. Il dipartimento di Giustizia si è detto deluso dalla decisione del giudice federale e valuterà se ricorrere. Leon però è stato chiaro nella sentenza augurandosi che la sua decisione metterà il punto al lungo iter per l’approvazione del deal. Soddisfatte anche At&t e Time Warner, intenzionate a chiudere l’accordo nei tempi previsti, il prossimo 20 giugno.

“Siamo lieti che, dopo aver condotto un completo ed equo processo in merito, la Corte abbia categoricamente respinto la causa intentata dal governo per bloccare la nostra fusione con Time Warner”, è la dichiarazione ufficiale di David McAtee, General Counsel di At&t.Attendiamo con impazienza di chiudere la fusione entro o prima del 20 giugno, in modo da poter iniziare a offrire agli utenti un servizio di video entertainment più accessibile e innovativo”.

Era l’agosto del 2016 quando Randall Stephenson, Ceo di At&t, e Jeff Bewkes, Ceo di Time Warner, si sono seduti a pranzo negli uffici newyorkersi di Time Warner e hanno deciso di unire le forze perché sentivano che le loro industrie erano minacciate dai player del digitale. Acquisendo Time Warner, At&t ha accesso a contenuti molto popolari che renderanno la sua offerta quad-play (telefonia mobile e fissa, banda larga, Tv) molto più attraente di fronte all’avanzata di concorrenti come Netflix e Amazon. Gli executive dei gruppi dei media come Time Warner – ma non solo – cercano a loro volta di sposare i contenuti con le reti di distribuzione per sopravvivere alla concorrenza degli Ott. Amazon, Netflix e gli altri producono i loro contenuti e spendono miliardi di dollari in programmi originali che gli utenti guardano in video-streaming a casa o sui device mobili, mettendo in crisi i modelli tradizionali dell’industria della Tv. Cnn elenca i concorrenti nell’arena, dal più grande al più piccolo in base alla capitalizzazione di mercato: Amazon, At&t insieme a Time Warner, Verizon, Netflix, Disney, Comcast, Fox, Charter, T-Mobile, Sprint, Cbs, Viacom.

Ora il via libera del giudice federale al matrimonio At&t-Time Warner apre la strada a una nuova stagione di accordi e fusioni tra player del settore dei media e delle telecomunicazioni, per far fronte all’avanzata dei giganti del web. Una prima operazione che potrebbe andare in porto è quella di Comcast, altro colosso delle Tlc e del cavo, pronto a formalizzare la sua offerta da 60 miliardi di dollari per Fox, che unisce canali di intrattenimento e studi di produzione. La famiglia di Rupert Murdoch vorrebbe cedere Fox a Disney ma secondo i media americani, alla luce del verdetto sul matrimonio fra At&t e Time Warner, Comcast lancerà a giorni la sua proposta e tenterà di superare l’offerta della Disney.

Altri deal potrebbero arrivare, tra cui la cessione di Viacom e Cbs (forse a un gigante di Internet), mentre Charter Communications e Liberty Media potrebbero andare a caccia di prede nel settore dei contenuti. “E’ via libera ai merger verticali“, ha commentato su Cnn Chris Sagers, professore al Cleveland-Marshall College of Law specializzato nelle norme antitrust. “Ora che sono diventati un po’ più facili ne vedremo tanti”. La decisione del giudice Leon potrebbe ripercuotersi positivamente anche sull’annunciato matrimonio nella telefonia mobile tra Sprint e T-Mobile, terzo e quanto operatore del settore, che potrebbe godere di un atteggiamento più morbido delle autorità antitrust.

Gli effetti del decisione potrebbero farsi sentire anche in Italia. “Il via libera alla fusione tra AT&T e Warner apre la strada a dirompenti cambiamenti per il sistema globale dell’audiovisivo: noi italiani dobbiamo esserne consapevoli e pronti ad affrontare le trasformazioni in arrivo”, avverte il presidente di Anica Francesco Rutelli. “Il nuovo contesto potrebbe manifestarsi in modalità-tsunami, soprattutto per l’aggressività delle grandi piattaforme. Un’industria di alta qualità ma di dimensioni medio-piccole, come l’audiovisivo italiano è a rischio di colonizzazione e di trasformarsi in mera fornitrice di servizi pregiati per questi nuovi giganti”, ha concluso. “Occorre che tutti gli attori della filiera, assieme al nuovo governo, affrontino questo scenario in veloce cambiamento con visione strategica e la massima compattezza possibile”.

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Patrizia Licata

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