LA SFIDA

5G, Di Maio alla prova delle frequenze Tv: ecco il tavolo decisivo

Convocati al Mise rappresentanti delle istituzioni, dei broadcaster e dei produttori di apparati. In ballo le richieste dell’industria che punta ad avere più capacità trasmissiva (ma non solo)

Pubblicato il 24 Set 2018

di-maio

5G, non c’è solo l’asta a infiammare Governo e industria. Mentre la gara per le frequenze raggiunge quote insperate (siamo a quota 4,5 miliardi), il processo italiano verso l’implementazione del “super-standard” affronta oggi un’altra prova del nove. L’appuntamento è con il primo tavolo TV 4.0 convocato dal Mise guidato da Luigi Di Maio: a raccolta, oltre ai rappresentanti del Mise, Agcom, Fondazione Bordoni, anche i player dell’industria televisiva e degli apparati.

All’ordine del giorno tre fra i punti più decisivi – oltre che altamente divisivi della partita in gioco: tv locali, mux Rai, criteri di conversione dei diritti d’uso delle frequenze in diritti d’uso di capacità trasmissiva. Sapremo oggi se il ministro Di Maio deciderà di procedere veloce lungo la strada tracciata dalla Legge di Bilancio o se riaprire i giochi in cerca di maggiori punti di convergenza con le richieste dei player in campo.

Sullo sfondo, in tutti e tre i casi, la banda 700 Mhz (già assegnata con la gara a Telecom, Vodafone e Iliad), che dovrà essere liberata entro il 2022 dalle emittenti Tv. Per le quali si prospetta dunque una riduzione delle frequenze a disposizione: i broadcaster dovranno “stringersi” abbandonando circa la metà dei multiplex che avevano a disposizione per spostarsi sulla banda “sub-700”.

L’operazione “dimagrimento frequenze” non va giù ai broadcaster italiani che hanno a suo tempo fatto ricorso sulle misure previste. Tra i punti in discussione la norma italiana in base alla quale un terzo delle frequenze complessive devono essere riservate alle Tv locali: uno spazio prezioso che, con un’adeguata “rottamazione” della norma, potrebbe ipoteticamente essere “ridistribuito” a Mediaset, Cairo e Rai. Certo, un’operazione non a costo zero dal momento che le Tv locali chiederanno di essere risarcite con cifre superiori ai 300 milioni previsti dalla Legge di Bilancio. In gioco potrebbe però esserci anche la capacità trasmissiva di altre emittenti, stavolta nazionali: Europa 7 e Rete Capri potrebbero ipoteticamente uscire dalla partita lasciando le loro “caselle” vuote.

Altro nodo al centro del tavolo il “super-Mux” che la Rai dovrà realizzare sulla banda III, vero e proprio pink elephant che rischia a sua volta di rallentare le operazioni di liberazione banda 700 Mhz.

Per finire il nodo conversione frequenze/capacità trasmissiva: tema sollevato a suo tempo da Agcom che aveva chiesto a questo proposito l’intervento del legislatore. La partita vede l’utilizzo, da ora in poi, delle sole frequenze coordinate a livello internazionale e la ”traduzione” in capacità trasmissiva della dotazione delle emittenti finora definita in base alle frequenze. Operazione su cui l’authority ravvisò criticità: “Un intervento legislativo – annotò l’autorità prima dell’estate – potrà permettere il superamento di queste criticità con una conseguente ridefinizione della tempistica dei vari adempimenti da parte di Agcom e Mise, pur nel rispetto dei tempi complessivi previsti dalla Legge di Bilancio 2018 per la liberazione e riassegnazione delle risorse spettrali”.

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