“Sembra che l’Italia abbia intenzione di dare definitivo via libera alla contraffazione e alla pirateria digitale”. Questo il duro commento del presidente di Confindustria Cultura Italia Marco Polillo dopo l’indiscrezione pubblicata stamattina da alcuni media secondo cui verrà definitivamente abbandonata la delibera Agcom in materia di pirateria digitale.
“Se questa decisione fosse confermata”, afferma Polillo, “l’Italia, già sotto osservazione nella comunità internazionale per gli elevati livelli di pirateria, tornerebbe a collocarsi nella lista nera degli Stati che favoriscono l’aggressione alla proprietà intellettuale. Sotto la pressione di campagne demagogiche promosse dalla lobby pro-pirateria che purtroppo sembra aver fatto breccia anche tra alcuni parlamentari, l’Agcom si arrenderebbe dopo quasi due anni di lavoro, abbandonando l’intento di individuare procedure efficaci per tutelare l’industria della cultura e della creatività italiana dagli attacchi delle organizzazioni criminali che spacciano in rete prodotti sottratti illegalmente ai legittimi proprietari”.
Il passo indietro dell’Agcom, secondo Polillo, è solo il colpo di grazia dopo altri due “capitoli neri” nella lotta alla pirateria. Il primo sarebbe l’approvazione in parlamento dell’art. 22 bis del Decreto Proroga Termini, che porta la moratoria in materia di contraffazione del design da 5 a 13 anni, “contrariamente a quanto previsto dall’art. 239 del Codice di Proprietà Industriale e nonostante la normativa Comunitaria in proposito e la sentenza 27/1/2011 della Corte di Giustizia europea”, nota Polillo.
Il secondo fa riferimento al D.L. liberalizzazioni, con cui il legislatore, spiega Polillo, “ha soppresso di fatto le sezioni dei Tribunali specializzate in materia di proprietà intellettuale per trasformarli in generici tribunali delle imprese con la prevedibile conseguenza di rallentare l’azione giudiziaria in materia”.
Oggi, poi, la notizia della rinuncia Agcom alla proposta di regolamentazione sul contrasto alla pirateria online, che il presidente di Confindustria Cultura Italia definisce un vero “insabbiamento” di una misura essenziale che avrebbe posto le basi per lo sviluppo dei contenuti digitali in rete. “Il tutto nel silenzio della Presidenza del Consiglio, nonché dei due ministeri preposti alla tutela del diritto d’autore e della proprietà intellettuale, quelli per i Beni Culturali e dello Sviluppo economico”, conclude Polillo.