IL VADEMECUM

Violenza sul web, i consigli della Polizia Postale per un’estate sicura

Crescono i reati legati alla pedopornografia online e si diffonde sempre di più il revenge porn e la diffamazione. Ecco come difendersi

Pubblicato il 16 Ago 2019

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Sono in aumento le denunce e le segnalazioni di casi di violenza in rete: per questo, nel corso dell’estate 2019, l’attività della Polizia postale e delle comunicazioni si è concentrata sul contrasto della criminalità informatica, ponendo una particolare attenzione alla diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di minori online.

In particolare vi è una continua ed assidua attività di monitoraggio contro il fenomeno della pedopornografia sulla rete, rilevandosi il persistere di casi di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico tramite internet, oltre al fenomeno dell’adescamento di minori online.

Si registra, inoltre, un aumento di denunce e segnalazioni di casi di violenza in rete riconducibili al revenge porn, alla sex estorsion, alla diffamazione on-line, alle c.d. “truffe sentimentali”, molestie e sostituzione di persona. Con riferimento al financial cybercrime, le sempre più evolute tecniche di hackeraggio, attraverso l’utilizzo di malware inoculati mediante tecniche di phishing, ampliano a dismisura i soggetti attaccati, soprattutto nell’ambito dei rapporti commerciali. In tale contesto, si riscontra il verificarsi, anche in ambito locale, del fenomeno denominato BEC fraud (business e-mail compromise) o “man in the middle”, in cui l’attaccante, dopo aver guadagnato informazioni relative alle attività dell’azienda (come ad esempio il pagamento di fatture a certi fornitori) fa pervenire alla vittima una email confezionata ad arte in modo da dirottare il pagamento verso conti correnti nella disponibilità dei malviventi.

In questi casi si rivela fondamentale la tempestività della denuncia, dal momento che vi può essere la possibilità di recuperare le somme illecitamente sottratte all’azienda grazie all’uso di piattaforme in collaborazione con il mondo bancario. Un accorgimento da adottare per le aziende è quindi quello di porre una particolare attenzione sulle caselle di posta elettronica e sulle email contenenti allegati, privilegiando il rapporto diretto anche telefonico con l’interlocutore per accertare la veridicità delle fatture allegate.

Continua altresì il fenomeno delle truffe effettuate cd. “inverse” mediante la ricarica delle carte di credito prepagate in seguito alla pubblicazione di un annuncio di vendita da parte della vittima. In particolare, a fronte di un annuncio di vendita su una piattaforma online, la vittima viene contattata dal presunto acquirente il quale propone il pagamento tramite la ricarica della carta di credito del venditore stesso mentre in realtà viene ricaricata quella del truffatore presunto acquirente.

A tal proposito, si raccomanda di non cedere a proposte di pagamento non conosciute che prevedono l’asserita ricarica della carta bancomat, dal momento che attraverso tale strumento è possibile unicamente effettuare pagamenti e non ricevere ricariche di contante. In periodo di vacanze estive sembra doverosa la preliminare raccomandazione di non pubblicare sui social foto che facciano capire agli utenti della rete di trovarsi in luoghi lontani – magari per un arco temporale piuttosto lungo – in quanto è evidente che in questo modo si forniscono informazioni relative all’assenza dalle proprie abitazioni ad eventuali malintenzionati.

Attenzione al periodo estivo è stata riservata dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, che ha disposto a livello nazionale nel decorso mese di luglio l’operazione denominata “Action Day” relativa al contrasto dell’abusivismo commerciale on-line. In tale contesto il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni del Friuli Venezia Giulia dopo un attento monitoraggio del fenomeno ha ottenuto dalla competente A.G. il sequestro preventivo, con conseguente oscuramento, di due siti internet truffaldini denominati “marashopping” e “prezzipazzi” che praticando prezzi estremamente bassi dopo il pagamento non inviavano la merce acquistata.

Proseguendo nella disamina dei fenomeni di più stretta attualità, si segnala ancora la presenza di falsi operatori telefonici i quali, con la scusa di offrire delle condizioni di contratto a condizioni più convenienti, riescono ad ottenere dagli utenti, dopo un primo contatto telefonico, l’invio dei documenti di identità tramite la piattaforma whatsapp. E’ evidente che in questo caso i documenti inviati possono con facilità essere usati per commettere degli illeciti e pertanto la Polizia Postale ne sconsiglia sempre l’invio. Da segnalare, infine, il riscontro di alcuni casi della truffa via mail di un sedicente amico che sostituendosi a reali contatti presenti nella rubrica del malcapitato, dice di trovarsi in grande difficoltà all’estero dopo aver subito il furto del portafoglio e dei documenti. In tali casi la persona avanza una richiesta di denaro alla controparte, raccomandando discrezione per non far preoccupare parenti e amici, con la promessa di restituire la somma non appena rientrato in Italia. Fortunatamente nella maggior parte dei casi si tratta di mail scritte in italiano sgrammaticato e quindi difficilmente in grado di trarre realmente in inganno la vittima; in ogni caso il consiglio della Polizia Postale è sempre quello di diffidare da tali richieste di aiuto e in caso di dubbio di contattare direttamente l’interessato.

Da ultimo, si evidenzia il riscontro nei giorni scorsi di alcuni casi di singolari convocazioni provenienti da diversi Enti pubblici, rivelatesi poi inesistenti, che farebbero sorgere quantomeno il sospetto che ignoti abbiano cercato di far allontanare dalla propria abitazione alcuni utenti – perlopiù persone anziane e facoltose – al fine di avere a disposizione un discreto arco temporale di tempo per porre in essere qualche atto illecito. Le false convocazioni sono state disconosciute da vari Enti coinvolti, e grazie all’attività di prevenzione messa in atto, gli utenti non hanno aderito all’invito in quanto dopo aver ricontattato il vero ufficio, sono venuti a conoscenza dell’inesistenza della convocazione.

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