IL REPORT

Mobility as a service, si apre l’era della guida autonoma

Studio Accenture: quasi la metà degli automobilisti rinuncerebbe al possesso di un veicolo per utilizzare taxi o bus senza pilota. Le aziende del settore dovranno concentrare l’attenzione anche sullo sviluppo di servizi a valore aggiunto come lo streaming musicale

Pubblicato il 15 Ott 2019

guida autonoma

Taxi o bus a guida autonoma? Meglio che possedere veicolo di proprietà. Lo rileva lo studio Mobility Services: The Customer Perspective” di Accenture che prende in esame le sfide chiave che dovranno affrontare, adesso e nel futuro, le case automobilistiche in seguito allo sviluppo e alla crescita dei servizi di mobilità. Condotto su un campione di 7.000 consumatori in diversi paesi (Stati Uniti, Cina ed Europa – Italia, Germania, Regno Unito e Francia), di cui l’85% composto da proprietari d’auto, lo studio ha messo in evidenza come, entro il 2030, i ricavi dei servizi di mobilità arriveranno quasi a 1,2 trilioni di euro, con una crescita esponenziale del mobility-as-a-service trainata dal progressivo sviluppo della tecnologia a guida autonoma.

Un dato chiave è che, nonostante il 96% dei proprietari d’auto sia convinto che continuerà a possedere un’auto, quasi la metà (48%) ha dichiarato che se fossero disponibili soluzioni di mobilità autonoma potrebbe prendere in considerazione la possibilità di rinunciare al possesso del proprio mezzo. Sorprende inoltre come, a dimostrare una maggiore propensione alla rinuncia del possesso dell’auto, siano i proprietari di auto del segmento premium, con il 78% dei cinesi, il 39% degli statunitensi e il 55% degli europei.

“La transizione dal possesso dell’auto alla mobility-as-a-service appare inevitabile, quindi i produttori di auto tradizionali rischieranno di perdere clienti a vantaggio dei nuovi fornitori di servizi di mobilità che saranno in grado di mettere in campo offerte complete e mature – spiega Axel Schmidt, senior managing director e responsabile globale della practice Mobility di Accenture – Le case automobilistiche tradizionali devono cominciare a considerare seriamente le alternative al modello della proprietà, per essere non più semplici produttori di automobili, ma broker di soluzioni per la mobilità. Considerando le differenze espresse dai consumatori nelle diverse aree geografiche, è plausibile vedere la Cina come palestra per questi tentativi, prima di spostarsi in Europa e in Usa”.

L’auto a guida autonoma cambia i modelli di consumo

Dallo studio emerge il potenziale di medio-lungo periodo della guida autonoma come trasformativo sulla società e sulle abitudini quotidiane. Quasi la metà del campione (45%), infatti, sarebbe disposta a cambiare luogo di residenza, se il tragitto giornaliero verso il posto di lavoro potesse essere semplificato attraverso i veicoli autonomi. I più propensi a far questo sono risultati i cinesi (55%), rispetto al 42% degli intervistati europei e al 37% di quelli statunitensi. In aggiunta, un terzo di tutto il campione intervistato (34%), ha dichiarato di prendere in considerazione l’idea di potersi trasferire nella cintura urbana o in una zona di campagna quando i veicoli autonomi saranno realtà. Mentre quindi la maggior parte dei produttori di automobili concentra le proprie attività di sviluppo e test sulla guida autonoma nei centri urbani, lo studio suggerisce di rivolgere l’attenzione anche alle aree suburbane.

“Questo studio rappresenta uno strumento a disposizione dei produttori del settore automobilistico per riflettere sui principali impatti che la trasformazione del settore avrà dal punto di vista del consumatore, mentre ci muoviamo verso l’era della mobilità – commenta Teodoro Lio, Automotive and Mobility Lead di Accenture Italia – In particolare, una riflessione importante è quella sull’importanza del brand come determinante nella scelta del cliente, importanza che cala con lo spostarsi dell’interesse dalla proprietà del veicolo all’utilizzo in termini di mobilità. Questo richiede un ripensamento del posizionamento dei singoli brand, particolarmente per quelli che non hanno un chiaro, forte e differenziato messaggio da offrire ai propri clienti in un mercato sempre più affollato”.

La ricerca Accenture evidenzia infatti che quando viene chiesto ai consumatori quali siano i fattori principali nella scelta di un veicolo (tra questi, ad esempio, prezzo, prestazioni, impatto ambientale, ecc), il brand viene indicato al 6° posto per chi pensa di acquistare una vettura, scivolando in decima posizione quando si pensa alla mobilità condivisa.

I servizi a valore aggiunto

L’altro dato interessante per i costruttori e per i futuri fornitori di servizi di mobilità è il forte interesse dei clienti verso servizi addizionali che si combinino con la mobilità autonoma e condivisa. L’89% dei consumatori esprime interesse per servizi come streaming musicale e di video, ma anche servizi legati alla ristorazione, al tempo libero ed al benessere più in generale: dalla ricerca di hotel e ristoranti, al sedile che effettua massaggi e monitora lo stato di salute del passeggero. D’altra parte, ad oggi esistono grandi differenze tra i clienti delle diverse macroregioni relativamente alla propensione a pagare per questo tipo di servizi, con italiani ed europei generalmente più restii ad attribuire a questi servizi un valore monetario rispetto ai consumatori cinesi.

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