L'ANALISI

Data sharing, il Wef: Ue e big tech devono trovare la quadra

Secondo l’organizzazione la collaborazione tra l’Europa e le aziende americane, per garantire lo sblocco delle info non utilizzate a beneficio delle imprese, può contribuire a generare importanti economie di scala, senza intaccare la concorrenza

Pubblicato il 26 Feb 2020

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La nuova strategia europea sui dati presentata la scorsa settimana dalla Commissione Ue potrebbe avere impatti significativi sul commercio e la concorrenza nel mondo digitale. Lo scrive in una nota il World economic forum (Wef). Le proposte illustrate dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen non fissano per ora alcuna restrizione sugli scambi commerciali e, anzi, potrebbero aiutare a creare nuove economie di scala a livello regionale. Ma i dettagli della strategia saranno cruciali, secondo il Wef.

Lo spazio europeo dei dati dovrà essere “non discriminatorio”

L’obiettivo della strategia europea in materia di dati è garantire che l’Ue diventi un modello e un leader per una società basata sui dati. Perciò si punta a creare uno “spazio europeo dei dati”, un mercato unico che sblocchi i dati inutilizzati, consentendo la libera fruizione all’interno dell’Unione europea e in tutti i settori a beneficio di imprese, ricercatori e pubbliche amministrazioni. Tali dati dovranno essere disponibili per tutti, sia pubblici che privati, start-up e big company. Per raggiungere questo obiettivo la Commissione proporrà innanzitutto di mettere a punto il giusto quadro normativo in materia di governance dei dati, accesso e riutilizzo, con incentivi per la condivisione.

È su questo elemento che il Wef invita a porre speciale attenzione, affermando nel suo studio “Exploring International Data Flow Governance” che ogni nuova policy dovrà essere trasparente e non discriminatoria. Solo in questo modo si permetterà alle aziende europee ed estere di concorrere ad armi pari e portare innovazione sul mercato.  

Per il Wef sarà inoltre fondamentale assicurare che i fornitori di servizi possano spostare i dati dentro e fuori lo spazio europeo, ovviamente in ottemperanza alle norme sui dati. “Questo è l’approccio adottato nelle leggi dell’Ue sulla privacy, anche se lo standard può essere difficile da rispettare per aziende più piccole in paesi in via di sviluppo”, scrive il Wef.

La Commissione europea intende proporre una legge sui dati (Data Act) nel 2021 che potrebbe incentivare il data sharing tra aziende e tra aziende e enti pubblici.

No alla concentrazione dei dati tra pochi big

Alla fine di quest’anno è invece previsto il pacchetto sui servizi digitali (Digital Services Act) che regolerà le piattaforme, i servizi e i prodotti online e potrebbe proporre misure per limitare la concentrazione dei dati in un ristretto gruppo di aziende. Nella valutazione delle operazioni di fusione, gli uffici Antitrust della Commissione europea esamineranno i possibili danni alla concorrenza di un accumulo di dati nelle mani di pochi big tramite le acquisizioni e considerare l’uso del data access o data sharing obbligatori come rimedio per dare il disco verde.

Alcune autorità antitrust dei paesi Ue sono favorevoli all’obbligo dello scambio di dati, ma non tutti i regolatori sono d’accordo perché il data sharing potrebbe violare le norme sulla privacy, disincentivare la creazione di fonti di dati originali o semplicemente non essere efficace nel combattere i comportamenti anti-competitivi su certi mercati. Un compromesso, osserva il Wef, potrebbe essere una forma di sharing volontario prima di interventi che lo rendono obbligatorio.

Le implicazioni delle nuove regole sull’AI

Insieme alla strategia sui dati, la Commissione Ue ha presentato un Libro bianco sull’intelligenza artificiale. L’Ai è un tema nuovo per le politiche sugli scambi commerciali; la Commissione prevede nuove valutazioni di conformità su applicazioni Ai ad alto rischio, con attività di test, ispezione e certificazione. In questo caso, scrive il Wef, le aziende potrebbero dover testare costantemente le tecnologie di intelligenza artificiale che usano e al momento non è possibile prevedere se questo produrrà una frammentazione nei tipi di scambi commerciali o porterà dei vantaggi.

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