PA DIGITALE

DigitPA: “Marciamo anche a risorse ridotte”

Fonti interne all’ente guidato da Beltrame accendono i riflettori sul lavoro svolto negli ultimi otto mesi: “Abbiamo prodotto oltre 70 documenti tra linee guida, regole tecniche e schemi Dpcm nonostante l’organico decimato”. E sull’Spc sottolineano: “Una best practice europea”

Pubblicato il 14 Mag 2012

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DigitPA ha prodotto in 8 mesi oltre 70 documenti tra linee guida, regole tecniche, schemi di Dpcm e relativi allegati per dare attuazione al Cad. Lo rendono noto al Corriere delle Comunicazioni fonti interne all’ente che puntualizzano: “Mai in passato c’è stata una tale produzione in così poco tempo, senza considerare il raggio ampio di settori impattati” e nonostante l’organico “decimato”. Inoltre l’ente partecipa a tutti i tavoli dei programmi europei della Dg Informatics dedicati all’interoperabilità mentre l’Spc è stato preso ad esempio nella giornata esempio nella giornata di presentazione pubblica dell’Eif 2.0.

“Esponenti di DigitPA – puntualizzano ancora dall’ente – sono stati utilizzati dalla Commissione come relatori, sulle tematiche di interoperabilità in diverse occasioni tra le quali la conferenza ministeriale di Malmo”. Un’analisi di Gartner group del 2009, che ha analizzato i framework nazionali di interoperabilità su tre dimensioni, ha evidenziato che in Europa Spc è il framework più ampio sia per aspetti di interoperabilità considerati sia per i livelli di amministrazione indirizzati, era invece secondo alla UK per numerosità di standard considerati.

Anche Deloitte riscontra una buon livello di implementazione dell’Spc. “Su varie classi di dimensione (principi; modello concettuale; governance; strati e servizi di interoperabilità; accordi di interoperabilità relativi a servizi base quali anagrafe, reg. automob., registro imprese) – dicono da DigitPA – la società ha evidenziato che nelle prime tre classi l’obiettivo è già raggiunto pienamente. Nel quarto caso le linee guida sull’interoperabilità semantica e gli open data, unitamente ad alcuni servizi di sistema che saranno realizzati nell’ambito di una gara prossima gara, consentiranno di raggiungere il 100% di copertura di questa dimensione. Per quanto riguarda l’ultima dimensione, quanto definito in ambito SPCoop è valutato come copertura al 75% della dimensione, occorre che le amministrazioni realizzino servizi conformi alle regole Spc da mettere in rete”.

L’ente sta inoltre partecipando al alcuno Cip Lsp europei ed inoltre lavora in ambito Ietf, Oasis ed ha partecipato anche a tavoli Etsi. “Personale di DigitPA – ricordano le fonti – ha contribuito a definire il master di II livello in interoperabilità per la PA e le imprese e sempre personale DigitPA con alcuni collaboratori a progetto sono tra i docenti del predetto Master”.

Per quanto riguarda il recente dibattito sullo “scorporo” della attività di organizzazione gare, da DigitPA fanno sapere che il discorso della separazione tra gare e regole tecniche “può senza dubbio valere per alcuni settori, ma non vale certo per un’infrastruttura di interoperabilità o per sistemi complessi che hanno bisogno di modificare ed aggiornare regole e servizi nell’ambito di una governance multilaterale. Al tempo stesso per sua natura un organismo come DigitPA è in grado di definire regole e standard di carattere generale, può fornire forse un supporto metodologico ma non può emettere regole e standard settoriali”.

E’ dunque “indiscutibile la competenza e l’esperienza di DigitPA nelle infrastrutture e nella governance di progetti complessi Pac-Pal così come i risultati raggiunti con Spc. “Consip sa fare le gare – ammettono – ma non si può non riconoscere che l’allora Cnipa con Spc ha per prima ha messo in campo dei modelli innovativi di gara seguiti dalla stessa Consip, senza considerare che la gara DigitPA ha costituito un insieme di regolazione e standardizzazione in una logica sistemica ed inclusiva”.

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