L'INTERVENTO

L’open banking al punto di svolta. Ora “sbloccare” i pagamenti digitali

Nel Regno Unito innnalzati i limiti per le transazioni contactless, segno che l’uso della moneta elettronica è destinato ad aumentare. Ma per il vero decollo bisognerà “aprire” i sistemi bancari per consentire alle startup del fintech di sviluppare servizi innovativi. L’analisi dell’avvocato Umberto Piattelli

Pubblicato il 31 Mar 2020

Umberto Piattelli

Avvocato partner dello Studio Legale Osborne Clarke

fintech

Qual è l’impatto del decreto Cura Italia sui servizi Fintech? Tali attività sono in gran parte ricomprese tra le attività essenziali e, quindi, non sospese in quanto funzionali ad assicurare la continuità delle attività che sono rimaste aperte secondo quanto previsto dal relativo allegato, così come lo sono i servizi di pubblica utilità e i servizi essenziali.

Si osservi come anche l’autorità regolamentare inglese (Fca) abbia consentito, solo qualche giorno fa, di alzare il limite del singolo pagamento contactless da 30 a 45 sterline e abbia chiesto alle aziende del settore bancario e finanziario di identificare quei lavoratori che abbiano ruoli chiave nello svolgimento delle relative attività e il cui operato è strettamente necessario per consentire ai consumatori di poter eseguire i loro pagamenti senza interruzioni, così come ai mercati di operare regolarmente dal punto di vista delle transazioni fra controparti.

D’altra parte abilitare i pagamenti in forma elettronica è un business estremamente importante e redditizio, come dimostrano i circuiti delle carte di credito e delle carte bancomat e come ha ben evidenziato anche lo sviluppo impetuoso di operatore come PayPal, ApplePay o AmazonPay.

E così, nell’era dell’evoluzione dei sistemi di mobile payments e dei sistemi di mobile banking, che consentono l’acquisto e il pagamento di beni e servizi tramite telefono cellulare, mediante gli acquisti a distanza oppure attraverso il pagamento effettuato in prossimità (presso l’esercente) e delle restrizioni causate dalla diffusione del coronavirus, è piuttosto evidente come sia molto più semplice se non essenziale abilitare servizi di pagamento che non necessitano di entrare in contatto diretto con l’utente finale, diversamente da quanto accade con le banche tradizionali e senza necessità di utilizzare denaro contante.

L’obiettivo dell’open banking (entrato normativamente in vigore proprio a fine 2019) è quello di innovare e rendere le transazioni bancarie all’interno dell’Unione Europea più efficienti, meno costose, facili e più sicure, attraverso l’apertura delle interfacce di programmazione utilizzate dalle banche, nei confronti delle aziende Fintech, laddove i clienti delle banche abbiano fornito il loro esplicito consenso a queste nuove aziende, per permettere loro di accedere ai dati bancari.

Sembra proprio che gli sviluppi tecnologici degli ultimi anni, che hanno portato alla nascita di una serie di operatori Fintech pronti ad offrire nuovi servizi bancari e finanziari a consumatori e aziende fossero stati progettati per funzionare e continuare ad operare anche in un contesto così drammatico come quello che stiamo vivendo, oramai non solo in Italia.

Ma ciò che sembra oramai evidente, in particolare anche per effetto dell’entrata in vigore dell’open banking, è che cambierà completamente il modo di gestire la merce più importante del mondo del credito e della finanza, ovvero le informazioni sulla base delle quali ogni operatore del settore deve svolgere le proprie analisi e fare le proprie scelte per offrire servizi e prodotti ai clienti, la cui rilevanza (sino ad oggi) è stata probabilmente sottostimata, con la conseguenza che cambierà anche la tipologia di relazione con la clientela (dallo sportello allo smartphone).

Se si pensa poi che la tecnologia 5G consentirà di operare con una velocità di 20Gbps (rispetto a 1 Gbps della 4G) e di reggere un numero di connessioni maggiore (108 rispetto 105 a km2), questi devices risulteranno estremamente più efficienti anche dal punto di vista della fruizione dei servizi di pagamento e di natura finanziaria.

E’ interessante notare come nel 2017 i primi 50 gruppi bancari del mondo fossero più o meno gli stessi di 10 anni fa, al netto della crisi del 2008 e dei fisiologici processi di concentramento del settore bancario, ma anche come lo stesso non si possa dire per altri settori, a cominciare dalla telefonia mobile, dove 10 anni fa il primo player mondiale era Nokia, oggi di fatto scomparsa (insieme a Motorola e Rim, che non hanno subito miglior sorte) a dimostrazione del fatto che nel settore bancario non si fosse ancora innescata quella rivoluzione digitale che invece ha scompaginato altri mercati.

Ma in un mercato che stava già accelerando il cambiamento, per effetto dell’unione della tecnologia digitale e dei servizi finanziari e bancari, avremo adesso un’ulteriore spinta verso la finanza tecnologica?

Probabilmente si e riteniamo non sia un caso che sia stata recentemente annunciata la nascita di una nuova Fintech basata sull’idea che la spinta al digitale, anche nei servizi bancari per le piccole imprese, sia destinata a crescere e che intende operare in maniera analoga agli operatori esteri del Fintech come Penta e Qonto.

E peraltro il moltiplicarsi dello smart working e delle videochat, in queste lunghe giornate di confinamento, rafforza ancor più il trend e la digitalizzazione delle persone.

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