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Banda ultralarga, lo scorporo della rete è funzionale alla competizione?

A firma di Cullen International un corposo studio, commissionato dall’Odv italiano, che indaga i modelli di separazione e di equivalence in 10 Paesi per offrire a istituzioni e regolatori una chiave di lettura e di confronto con il modello nazionale. E decidere il da farsi in chiave futura

Pubblicato il 29 Mag 2020

copertina

Lo scorporo delle rete è la soluzione migliore a garanzia della fair competition? Un operatore verticalmente integrato può davvero applicare pari condizioni a tutti gli attori di mercato? Oppure favorisce se stesso? E come dovrà evolvere la regolamentazione?

È su queste delicate questioni che l’Organo di Vigilanza sulla parità di accesso alla rete Tim (Odv) accende i riflettori attraverso un corposo studio, commissionato a Cullen International, che mette a confronto i modelli di separazione e di equivalence della rete fissa nei principali Paesi industrializzati, con lo scopo di fornire un aggiornato benchmark internazionale rispetto al quale analizzare l’attuale modello italiano di separazione.

Lo studio, visionato in anteprima da CorCom (qui l’executive summary)  – l’indagine sarà diffusa pubblicamente il prossimo 10 luglio – indaga i modelli di otto paesi europei – Repubblica Ceca, Danimarca, Islanda, Irlanda, Italia, Polonia, Svezia, Regno Unito – più Australia e Nuova Zelanda.

Questi paesi sono stati scelti per lo studio basato sull’esperienza attuale, passata o potenziale futura di separazione che si applica all’operatore integrato verticalmente – si legge nella nota di presentazione dello studio – E rappresentano le esperienze internazionali più note relative alla separazione verticale e alla relativa fornitura di servizi all’ingrosso.

“Con lo studio commissionato alla società Cullen International, l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di Tim vuole fornire il proprio contributo al dibattito sui modelli di governance più appropriati per garantire il rispetto dell’equivalence in un settore dinamico come le Tlc – sottolinea il presidente dell’Odv Francesco Sclafani -. Questa analisi comparata si rivolge, oltre che agli operatori del settore, anche alle Istituzioni, con l’obiettivo di illustrare le diverse soluzioni adottate in vari contesti internazionali per regolare efficacemente un operatore verticalmente integrato a beneficio dei consumatori e del mercato. Si tratta di un approfondimento utile per individuare un benchmark internazionale con il quale confrontare il modello italiano”.

Il ruolo della struttura di governance

Lo studio si concentra in particolare sul ruolo svolto dalla struttura di governance e dal comitato di vigilanza nell’assicurare la non discriminazione e la parità di condizioni tra gli operatori di telecomunicazioni.

“Gli operatori verticalmente integrati con un significativo potere di mercato (Smp)  – si legge nell’executive summary – possono essere incentivati a comportamenti discriminatori a favore dei propri servizi al dettaglio. Ad esempio, applicando migliori prezzi all’ingrosso internamente o fornendo l’accesso a informazioni o a soluzioni preferenziali. Il ruolo delle autorità di regolamentazione deve essere quello di prevenire tali comportamenti attraverso specifici obblighi”  “E per garantire il rispetto della non discriminazione – si legge in un successivo passaggio – le Autorità nazionali possono anche prendere in considerazione l’imposizione di una qualche forma di separazione sull’incumbent integrato verticalmente”.

Separazione proprietaria solo in Australia e Nuova Zelanda

Dallo studio emerge come la separazione proprietaria sia un modello applicato solo in Australia e Nuova Zelanda, mentre l’Europa è orientata verso la separazione funzionale e, in alcuni Paesi, verso la separazione legale. E viene dedicata particolare attenzione agli strumenti con cui viene garantita l’equivalence dei servizi di accesso alla rete. “L’Europa presenti varie sfumature, anche se negli ultimi anni emerge, in Italia e in altri Paesi, la tendenza ad offrire servizi, almeno relativamente alle nuove offerte su fibra, nel cosiddetto regime di Equivalence of Input (EoI) che, a differenza del modello meno avanzato di Equivalence of Output (EoO), assicura la fornitura all’ingrosso, non solo alle medesime condizioni economiche, ma anche mediante i medesimi sistemi e processi sia alle divisioni retail dell’operatore verticalmente integrato che agli altri operatori”.

Nove Paesi su dieci hanno adottato la separazione a livello wholesale. Irlanda, Italia, Polonia e Australia implementano la separazione funzionale. L’incumbent italiano (Telecom Italia) ha notificato all’Agcom il suo progetto di separazione legale volontaria il 27 marzo 2018. Progetto preso in considerazione nell’ambito dell’ultima analisi relativa al mercato fisso pubblicata il 6 agosto 2019. In Australia Telstra si è impegnata a raggiungere la separazione strutturale entro luglio 2020.

Repubblica Ceca, Danimarca, Islanda e Regno Unito attuano la separazione legale. L’operatore storico svedese Telia ha attuato volontariamente la separazione legale dal 2007 al 2017 attraverso la sua controllata Skanova Access AB prima di reintegrarla come parte di un’unità all’ingrosso Telia Infra il 1 ° gennaio 2018.

Attualmente l’unico paese che ha già implementato la separazione strutturale è la Nuova Zelanda, dove l’operatore storico integrato verticalmente ha deciso di dividersi in due società quotate separatamente e sotto diversa proprietà nel 2011.

Il modello di separazione impatta su obblighi e funzioni IT

I diversi modelli di separazione implicano decisioni su come organizzare la divisione wholesale separata ma anche su questioni come gli obblighi di comunicazione, eventuali limiti a soggetti cinesi, e su quali sistemi IT possano essere condivisi e quali richiedano un accesso separato.

Inoltre, la struttura di governance della divisione all’ingrosso separata potrebbe essere soggetta a un comitato di vigilanza e/o un’unità di monitoraggio che sovrintenda alla conformità degli impegni di non discriminazione dell’operatore Smp.

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