L’OPERAZIONE

Iptv pirata, la Guardia di Finanza blocca 160mila abbonamenti illegali

Sequestrati e oscurati 56 server, due siti internet e due canali Telegram, attraverso i quali venivano trasmessi in streaming, in violazione delle norme, eventi sportivi e contenuti in pay per view a partire da 10 euro al mese

Pubblicato il 18 Giu 2020

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Trasmissioni oscurate per più di 160mila abbonati a servizi di streaming pirata che consentivano di vedere illegalmente dirette sportive e trasmissioni in pay per view al costo di 10 euro mensili. E’ il risultato del sequestro disposto dal tribunale di Roma – sezione del Giudice per le Indagini Preliminari, che ha oscurato a livello I.P. 56 server, due siti web e due canali Telegram, per un sistema che si “poggiava” su sette strutture Iptv illegali. Ogni abbonamento illegale, hanno ricostruito gli investigatori del nucleo speciale beni e servizi della Guardia di Finanza, consentiva di accedere, in media, a 450 canali televisivi e alla fruizione di circa 30 mila contenuti multimediali diretti tra serie Tv e film. L’organizzazione contava in Italia, secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, su circa 900 reseller dei quali 627 rappresentavano l’anello di congiunzione con i clienti finali. 

Ad allertare le forze dell’ordine era stata una denuncia presentata dalla Lega Nazionale Professionisti di Serie A, che è titolare insieme alle singole squadre dei diritti audiovisivi per tutti gli eventi di Campionato di Serie A Tim, Coppa Italia, Supercoppa e Competizioni Primavera. 

“L’illecita attività – spiega la Guardia di finanza in un comunicato – fa riferimento alla moderna metodologia di distribuzione di contenuti multimediali, la cosiddetta Iptv (Internet Protocol Television), attraverso la quale i “pirati” acquisiscono e ricodificano i palinsesti televisivi delle maggiori piattaforme a pagamento per poi distribuirli sulla rete internet, sotto forma di un flusso di dati ricevibile, dagli utenti fruitori, con la sottoscrizione di un abbonamento illecito ed un semplice PC, tablet, smartphone o decoder connesso alla rete”. 

Si tratta di un mercato, sottolineano le fiamme gialle, che si è ulteriormente sviluppato nella fase dell’emergenza sanitaria da Coronavirus e del lockdown. “In particolare – prosegue la nota – con specifico riferimento all’offerta di eventi sportivi, i “pirati” hanno continuato a pubblicizzare pacchetti illegali prospettando la ‘fase 3’ di ripresa delle competizioni sportive e formulando offerte vantaggiose in relazione alla durata dell’abbonamento illegale acquistato”.

Le indagini, inoltre, hanno permesso di individuare due canali Telegram i cui amministratori, tentavano di estorcere denaro ai “pirati” che li gestivano dietro la minaccia di pubblicare, anche su due siti internet, dati e credenziali riferibili agli abbonamenti illegali attivi. 

“Questa operazione – commenta Federico Bagnoli Rossi, segretario generale di Fapav, la federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali – è un’ulteriore dimostrazione dell’importante lavoro portato avanti nel contrasto agli illeciti sul web in tema di pirateria. La ramificazione sul territorio nazionale di quasi 627 reseller (più 273 a livello internazionale) del servizio illegale in questione e gli altri numeri emersi in questa operazione riportano nuovamente l’attenzione sulle reali dimensioni di questo reato, spesso ancora troppo sottovalutato nella percezione comune. Emerge inoltre come il fenomeno sia sempre più radicato a livello internazionale con cellule operanti all’estero e in coordinamento con il nostro territorio”.

“È fondamentale proseguire su questa strada per evitare la reiterazione di questi servizi illegali che danneggiano fortemente l’industria audiovisiva – continua Bagnoli Rossi – Questa operazione ha inoltre messo in luce un aspetto molto importante, ossia il fatto che per la prima volta i dati personali degli utenti siano stati utilizzati come merce di scambio per estorsioni tra criminali, esponendo i clienti dei servizi illeciti a numerosi rischi. Nuovamente si ripropone un problema spesso sollevato dalla nostra Federazione, ossia la poca consapevolezza sui rischi connessi alla pirateria: la nostra indagine Fapav/Ipsos rivela infatti come solo il 55% degli utenti pirata sia a conoscenza del fatto che navigando su siti e piattaforme illegali la sicurezza dei propri dati personali può essere compromessa”.

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