LA PROPOSTA

Agenda digitale, le Regioni vogliono la “regia”

Sebastiano Callari, presidente della commissione Agenda digitale della Conferenza: “Serve un ruolo di coordinamento territoriale delle politiche per l’innovazione”. E sulla connettività nelle scuole: “Fondi anche per le paritarie”

Pubblicato il 01 Lug 2020

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Affidare alle Regioni un ruolo di coordinamento territoriale delle politiche per l’innovazione e per il digitale. Sono le amministrazioni regionali infatti, a operare da tempo in prima linea, attuando le disposizioni europee e nazionali in materia. E di fronte a nuove sfide quali l’intelligenza artificiale, la gestione dei dati e la sicurezza cibernetica, necessitano di ampliare la loro capacità di governo e di intervento nel rispetto delle specificità dei singoli territori”.

È quanto proposto dall’assessore regionale ai Sistemi informativi del Friuli Venezia Giulia Sebastiano Callari, nella sua veste di presidente della commissione Agenda digitale della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ai componenti della IX Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, riunita in videoconferenza per approfondire temi legati al Libro bianco sull’intelligenza artificiale, le strategie europee per i dati e la sicurezza cibernetica.

“Non si tratta – ha aggiunto l’assessore – di una richiesta meramente di ruolo: le Regioni, negli anni, hanno costruito veri e propri ecosistemi dell’innovazione, affiancando gli Enti locali e indirizzando risorse nel sistema economico produttivo dei rispettivi territori, anche attraverso la programmazione dei fondi strutturali”.

Rispondendo alle domande rivolte dalla Commissione parlamentare presieduta da Alessandro Morelli sulle prime sperimentazioni legate alla tecnologia di rete mobile 5G che hanno suscitato l’opposizione da parte di alcuni Enti locali, si legge in una nota, Callari ha fatto sapere che il tema verrà affrontato nella prossima riunione del Cobul.

“Non meno urgente per le Amministrazioni regionali – ha aggiunto Callari – è la necessità di giungere a una chiarificazione sul modello nazionale di servizi data center e cloud per il settore pubblico, che faccia perno e valorizzi i sistemi e le strutture già sviluppate a livello territoriale.

Il focus sulla scuola

In occasione dell’ultima riunione del Cobul, la scorsa settimana, le Regioni hanno focalizzato l’attenzione sulla connettività nelle scuole. “Un piano Scuola che comprenda tutti i plessi scolastici pubblici del Paese e preveda il collegamento digitale a banda ultralarga non solo negli istituti statali ma anche in quelli paritari, per garantire uguali diritti agli studenti e non penalizzare realtà che svolgono un servizio di pari dignità sopperendo alle carenze del sistema pubblico – ha richiesto Callari –  Il loro ruolo soprattutto nel sostegno agli alunni con disabilità è molto importante e tante famiglie sono spesso costrette a rivolgersi alle paritarie perché in quelle statali non trovano alcun riscontro”.
“Di fronte alla decisione di procedere esclusivamente alla connettività delle scuole statali indicata dal ministro per l’Istruzione – ha aggiunto Callari – ho chiesto di non escludere gli istituti paritari inizialmente compresi nella prima fase del piano e di avviare parallelamente una serie di approfondimenti tecnici nelle singole regioni per verificare numero di realtà pubbliche non statali che hanno bisogno di posa della fibra e relativi costi aggiuntivi”.
Per quanto riguarda lo stato di avanzamento del piano aree bianche, “superata l’emergenza Covid- ha detto Callari – non si registrano miglioramenti nell’operatività del concessionario. Per questa ragione ho richiesto di convocare nella prossima riunione Enel e Cassa depositi e prestiti, entrambi azionisti di Open Fiber. Opportuna è poi una verifica su quali rimedi giuridici si possano
applicare a fronte dei gravi ritardi nell’attuazione del piano, ritardi che rischiano di pregiudicare la rendicontazione dei fondi strutturali messi a disposizione dalle Regioni stesse”.
“Su questo tema – ha concluso l’assessore – resta poi da risolvere il problema della rendicontazione dell’Iva, una spesa non riconosciuta ammissibile dalla Commissione europea per la quale ho richiesto l’intervento del Ministero anche per un’esigenza di corretta individuazione degli asset patrimonialinei bilanci delle regioni”.

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