INFRASTRUTTURE

Catasto della reti, ecco la mappa degli “apripista”

Le iniziative di Emilia-Romagna, Toscana, Anfov, Telecom Italia. E la Lombardia fa l’upgrade. Zorer (Trentino Network): “Noi abbiamo scelto una via alternativa”

Pubblicato il 19 Giu 2012

Tutt’un tratto, è diventato di moda cercare di dare all’Italia il primo catasto delle infrastrutture degno di questo nome. E così favorire il riuso delle infrastrutture esistenti e meglio orientare gli investimenti banda larga degli operatori. Peccato che sia così difficile farlo, questo catasto. Remano però nella direzione giusta le recenti iniziative delle Regioni Emilia Romagna e Toscana, di Telecom Italia, Anfov e il potenziamento di quella della Regione Lombardia.

“Ad oggi stimo che meno del 10% dei Comuni della regione Emilia Romagna ha un catasto elettronico (gli altri ce l’hanno cartaceo). E la quota è certo inferiore su base nazionale”, dice Gabriele Falciasecca, presidente di Lepida e della Fondazione Guglielmo Marconi. A luglio partirà la sperimentazione del catasto federato per le infrastrutture, in Emilia Romagna. È frutto di un bando regionale da 130mila euro. A realizzare il progetto saranno Italtel (in qualità di system integrator) e i Laboratori Guglielmo Marconi (che svilupperanno il software), con la collaborazione del dipartimento di Elettronica, informatica e sistemistica (Deis) dell’Università di Bologna.
“In sostanza, avremo un software in grado di interrogare database di catasti anche non omogenei tra loro (dei Comuni, per esempio). Ne estrae le informazioni e le rende uniformi. Alla fine rappresenta insieme le infrastrutture dei diversi enti. Riesce a dire quali sono quelle che attraversano diversi comuni”, spiega Falciasecca. Il tutto sfrutta però i catasti elettronici già realizzati dai Comuni. E per quelli che ce l’hanno solo cartaceo? “Offriamo uno strumento per renderlo elettronico – aggiunge -. L’idea del catasto federato è un escamotage: è alternativo a fare un catasto regionale, troppo difficile da manutenere”.

Mira invece a realizzare un “catasto regionale infrastrutture e reti sotterranee” la Regione Lombardia, con un progetto partorito nel 2010 e che ha mosso i primi passi nel 2011. Tra il 2011 e il 2012 mapperà, in via sperimentale, un’area di 228mila metri quadri distribuiti tra quattro comuni (Milano, Pero, Arese, Rho), utilizzando georadar. Secondo le risultanze di fine 2011, il 30% dei tubi così individuati non era riconducibile a nessun gestore. Potenzialmente sono quindi utilizzabili per altri scopi. Vi collaborano Anci Lombardia e Iatt (Italian association for trenchless technology). Iatt, presentando i risultati 2011 della sperimentazione, cita uno studio della Penn State University (2007), secondo cui un catasto unico permette di risparmiare, in costi di infrastrutture, 22,21 dollari per ogni dollaro speso in attività di mappatura di alto livello. Ed è di aprile una legge della Regione Lombardia che chiede ai Comuni di creare, entro 60 giorni, un catasto del sottosuolo “costituito dall’insieme delle tavole, mappe, planimetrie e altri documenti, anche in formato elettronico, idonei a rappresentare la stratigrafia del suolo e del sottosuolo delle strade pubbliche”, “nonché il posizionamento ed il dimensionamento delle infrastrutture per la distribuzione dei servizi pubblici a rete e delle altre infrastrutture presenti nel sottosuolo”.

Quest’anno si è mossa anche la Regione Toscana: sta chiedendo a tutti gli operatori la mappa delle loro reti, per costruirne una unica con Google Maps. Ha realizzato una mappa delle proprie infrastrutture Telecom Italia, con una modalità aperta, così anche gli altri operatori possono aggiungervi le proprie. L’obiettivo è facilitare il riutilizzo di infrastrutture anche di operatori diversi quando si creano reti Ngn.
Spinge in questa direzione anche Anfov: a maggio, in collaborazione con nove aziende di settore, ha pubblicato linee metodologiche per realizzazione il catasto e gli strumenti necessari a gestirlo. Come si vede, una grande varietà di iniziative. Alcune complementari e altre no. “Stiamo valutando se fare un catasto, ma per ora non è necessario: abbiamo scelto una via alternativa”, dice Alessandro Zorer, Ad di Trentino Network (Provincia di Trento), che sta costruendo una rete a banda larghissima in fibra ottica. “Infatti, grazie ad accordi con tutte le municipalizzate e i Comuni, deleghiamo a loro la posa dei cavidotti nelle loro infrastrutture presenti e future”.

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