L'EMERGENZA

Smart working, il governo rilancia. Dadone: “Per la PA un decreto ad hoc”

Si punta ad aumentare il ricorso al lavoro a distanza per decongestionare il trasporto pubblico locale e frenare i contagi. La ministra della PA al lavoro su un nuovo provvedimento che potrebbe far crescere la quota di dipendenti “agili” fino al 75%

Pubblicato il 19 Ott 2020

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Il governo rilancia sullo smart working per frenare i contagi, aumentandone il ricorso nella PA e trovando formule per agevolarlo nelle aziende private. “Incrementeremo con un provvedimento del ministro Dadone lo smart working – ha informato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte – Siamo al lavoro anche con la ministra Catalfo e la ministra Dadone”.

Quest’ultima ha spiegato che con un decreto ministeriale la Funzione pubblica promuoverà l’attuazione del lavoro agile nelle amministrazioni.

“Il provvedimento – evidenzia la ministra della PA – servirà ad accompagnare la modulazione e la strutturazione del lavoro agile tenendo in conto le molteplici esigenze dei territori e dei diversi enti”

“La dinamica preoccupante dei contagi – scrive la ministra su Facebook – chiede un ulteriore impegno all’Italia e le Pubbliche amministrazioni sono chiamate a dare il loro contributo. In una fase pandemica ancora difficile come quella attuale, è normale e fisiologico vedere e voler utilizzare lo smart working quale strumento di contrasto alla diffusione del virus. Tuttavia, non possiamo prescindere dalle capacità organizzative delle singole amministrazioni, che non sono tutte uguali, e dalla necessità di rendere i servizi ai cittadini e soprattutto alle imprese che, ricordiamolo sempre, a differenza della primavera scorsa non sono in lockdown. Ecco perché abbiamo deciso di muoverci nel solco di quanto già stabilito dal Dpcm del 13 ottobre, che a sua volta conferma in sostanza l’impianto delle nostre norme risalenti al decreto Rilancio”.

Il Comitato Tecnico Scientifico (Cts) al termine della riunione di ieri ha chiesto al governo di portare la quota di smart working nella pubblica amministrazione e nel settore privato al 75%.

Il governo punta in questo modo a decongestionare il trasporto pubblico locale.

A questo proposito l’ufficio studi di Asstra (l’associazione delle imprese del trasporto pubblico locale) ha rilasciato alcuni dati, evidenziando che in presenza di una riduzione ulteriore del valore del coefficiente di riempimento dei mezzi attualmente consentito (80%) risulterebbe difficile per gli operatori del Tpl continuare a conciliare il rispetto dei protocolli anti Covid-19 e garantire allo stesso tempo il diritto alla mobilità.

Solo nelle ore di punta mattutine, secondo Asstra, si rischierebbe infatti di non poter soddisfare da oltre 91mila (ipotesi capienza massima consentita al 75%) a circa 550mila spostamenti ogni giorno (scenario al 50%), arrecando un notevole disservizio quotidiano all’utenza.

“Le ulteriori limitazioni al servizio di Tpl obbligherebbero buona parte dell’utenza a fare ricorso alla mobilità privata per continuare a effettuare i propri spostamenti”, spiega Asstra, con ripercussioni negative in termini emissioni inquinanti, soprattutto nei grandi centri urbani e sulla congestione delle strade.

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