L'APPELLO

Avenia: “Digitale strategico per la ripartenza, gestire bene i fondi Ue””

Il presidente di Confindustria Digitale: “La trasformazione della PA e la capacità di intessere l’innovazione nella trama degli altri settori abilitano il Piano di Ripresa e Resilienza”. Ma avverte: “Serve accordo bipartisan sulle risorse del Recovery Fund”

Pubblicato il 11 Nov 2020

Cesare Avenia

Non c’è ripresa senza digitale. E’ questa la riflessione emersa in occasione del convegno annuale “Investire Accelerare Crescere”, organizzato da Confindustria Digitale e Luiss Business School.

Per Cesare Avenia, presidente di Confindustria Digitale, “la trasformazione digitale della PA, la capacità di intessere il digitale nella trama degli altri settori costituisce il processo abilitante dell’intero Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.

Si tratta, dice Avenia, “di  un processo che va sostenuto con atti politici e istituzionali bipartisan perché i progetti messi in cantiere, le strutture che dovranno attuarli, devono durare oltre i governi che li hanno varati”.

“Per portare a compimento il grande sforzo di assicurare un futuro digitale e sostenibile all’Italia – ha spiegato Avenia -riteniamo cruciale, in linea con quanto affermato dal presidente del Consiglio Conte sulla necessità di nominare sei commissari, che la gestione del Pnrr sia organizzata con modalità straordinarie, in netta discontinuità con quanto avvenuto finora per l’utilizzo dei fondi europei. Struttura di scopo, come ha indicato il ministro Gualtieri, o Alto Commissariato come abbiamo suggerito noi, comunque la si voglia designare, dovrà essere una struttura dotata di risorse umane e finanziarie adeguate, investita della necessaria autorevolezza istituzionale, in grado di rimuovere ostacoli procedurali e tecnici monitorando l’attuazione dei progetti fino al loro compimento. Una struttura che potrà rappresentare il seme da cui far germogliare la Pa di cui il paese ha estremamente bisogno: semplificata, digitalizzata, efficace”.

Al convegno in diretta streaming sono intervenuti Paolo Boccardelli , direttore Luiss Business School, Carlo Bonomi presidente Confindustria, Marco Gay presidente Anitec-Assinform, Luigi Gubitosi vicepresidente Confindustria con delega al digitale, Pietro Guindani presidente Assotelecomunicazioni-Asstel, Stefano Patuanelli ministro dello Sviluppo Economico, Paola Pisano ministro per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Roberto Viola direttore Generale DG Connect Commissione Europea.

“La pandemia che stiamo vivendo ha evidenziato ancor di più la cruciale importanza delle nuove tecnologie e delle applicazioni digitali in ogni campo della nostra vita”- ha aggiunto Paolo Boccardelli, direttore della Luiss Business School– In base all’indice Desi, l’Italia è oggi ancora all’ultimo posto in Europa per diffusione delle competenze digitali: è fondamentale per il nostro Paese cogliere le opportunità offerte dal Recovery Fund per varare un vero e proprio Piano Marshall per la formazione. Dobbiamo accelerare non solo nello sviluppo delle infrastrutture, dalla fibra fino a casa al 5G, ma anche e soprattutto nel dotare persone, imprese ed enti di una nuova forma mentis digitale. In tale ottica, potrebbe anche essere opportuno fissare una data chiara per lo switch off, ad esempio della pubblica amministrazione analogica o delle reti in rame obsolete, il più ravvicinata possibile: solo così avremo gli stimoli necessari per affrontare un cambiamento che non è più procrastinabile”.

“Pur dando atto al Governo, al Parlamento, alle istituzioni tutte, Servizio sanitario nazionale in primis, dell’enorme sforzo che stanno compiendo per far fronte a una situazione sconosciuta, del tutto imprevedibile – ha continuato il presidente di Confindustria Digitale – dobbiamo riconoscere che la gestione dell’emergenza si è scontrata frontalmente con il ritardo digitale del Paese e con tutte le inefficienze che esso comporta”. Ci siamo trovati ad affrontare una pandemia con un paese praticamente diviso in 21 sistemi sanitari diversi, che in larga parte non si parlano tra loro. Una vera e propria emergenza burocratica si è affiancata a quella economica, mettendo in evidenza l’estrema difficoltà della macchina operativa dello Stato di tradurre in esecuzione immediata le decisioni politiche prese d’urgenza. Così come molte amministrazioni pubbliche, soprattutto locali, si sono trovate in grande affanno a far operare i propri addetti a distanza, a causa della mancata digitalizzazione dei processi lavorativi.

“Dobbiamo, inoltre, fare i conti con l’inefficienza dimostrata in questi anni nella gestione dei fondi europei – ha avvertito – Siamo ormai a fine del settennato della programmazione comunitaria 2014-20 e dei 72,4 mld di euro dei Fondi Strutturali risulta speso solo il 40 % del totale. Per avere un termine di paragone va considerato che i 209 mld di euro destinati all’Italia sono circa 3 volte i fondi strutturali e che queste risorse dovranno essere impegnate in 3 anni rispetto ai 7 anni previsti dai fondi strutturali”.

La situazione straordinaria che stiamo vivendo richiede di essere gestita in netta discontinuità con il passato. Investire nel digitale per dotare il Paese di nuove capacità progettuali, operative, tecnologiche, diventa dunque strategico per poter raccogliere la sfida di Next Generation Ue.

In questo senso Confindustria Digitale ha consegnato al Governo la sua proposta di aree prioritarie di investimento che possono agire da leva fondamentale per la trasformazione del Paese. Fra queste vi sono i progetti strutturali di digitalizzazione che cambiano il funzionamento dello Stato, anche attraverso il completamento delle piattaforme strategiche nazionali previste dall’Agenda digitale, fra cui  l’interconnessione digitale del sistema sanitario; che fanno evolvere il sistema dell’istruzione verso nuove competenze; che fanno crescere la competitività del sistema produttivo: Industria 4.0, smart working, logistica digitale; che aumentano la capacità di connessione attraverso lo sviluppo delle infrastrutture di rete.

“Il compito che abbiamo di fronte è di portata storica – ha poi sottolineato Avenia– ma le cose si possono cambiare più in fretta di quanto può apparire, basta deciderlo e fare in modo che avvengano: è questa la grande lezione impartitaci dall’emergenza di cui dobbiamo far tesoro”.

Durante il lockdown le aziende del settore Ict hanno risposto alla chiamata di “Solidarietà digitale” del Ministro Pisano con moltissime iniziative necessarie per assicurare la prosecuzione delle attività on line. Le sole aziende associate alla Federazione hanno donato connettività di rete, servizi per la formazione e comunicazione per oltre 23,6 milioni di euro, forniture Hd, sw, medicali per 7,2 milioni di euro, 22mila ore di volontariato e oltre 3 mln di donazioni in valuta.

“La risposta positiva al lockdown è stata una grande prova di partnership pubblico-privata che ha iniziato a tracciare la via per il cambiamento – ha concluso il presidente di Confindustria Digitale – Ora va percorsa favorendo una nuova sussidiarietà fra pubblico e privato, fra centro e periferia. Deve essere una via attrattiva verso cittadini e imprese nell’informare e incentivare l’uso delle nuove tecnologie abilitanti, 5G, intelligenza artificiale, cloud, blockchain, pagamenti elettronici. Rivolgersi agli amministratori pubblici per renderli protagonisti del cambiamento dello Stato, con nuova formazione, nuovi ruoli, nuove responsabilità. Volta ad aiutare fattivamente gli enti locali per aderire alle iniziative nazionali, saperle spiegare e tradurre nei territori”.

L’intervento di Asstel

“Il Next Generation Ue è lo strumento che può dare risposte concrete alle esigenze di investimento in infrastrutture digitali, innovazione e formazione digitale, indispensabili per creare reddito, occupazione ed una società con parità di condizioni per tutti”, ha precisato Pietro Guindani, presidente di Asstel-Assotelecomunicazioni.

“Quattro sono le sfide, a cui dover dare risposta nel breve termine – ha spiegato – La collaborazione pubblico-privato per lo sviluppo di nuovi servizi intelligenti, resi possibili dalle reti a banda ultra-larga, 5G e fibra; il sostegno finanziario alla domanda per stimolare l’adozione dei servizi in maniera accelerata così da recuperare il ritardo accumulato rispetto ai Paesi nostri “competitors”; la sostenibilità degli investimenti nelle infrastrutture e infine lo sviluppo delle competenze digitali per i lavoratori in forze e per quelli del domani. La filiera delle Tlc ha dimostrato di essere pronta a raccogliere queste sfide e guidare la trasformazione digitale del Paese”.

Rete unica, la vision del ministro Patuanelli

“Noi dobbiamo pensare che le infrastrutture devono avere una policy pubblica: io vedo una società delle reti piu’ che della rete, delle reti e delle tecnologie”. Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in un passaggio del suo intervento a un webinar di Confndustria Digitale.

“Un modello – ha precisato – da raggiungere per step, senza mettere in discussione il punto di partenza, dove abbiamo un soggetto che possiede gran parte di quella rete e di quella tecnologia. Però è fondamentale avere una visione di integrazione dei sistemi di rete che esistono”. Patuanelli ha inoltre evidenziato la situazione degli “operatori che hanno capacità di implementazione delle reti e hanno le tecnologie di supporto però in questo momento, con un mercato retail molto in crisi, molto a ribasso sono costretti a un rallentamento degli investimenti. Il Governo non può far finta di nulla: è necessario un accompagnamento degli investimenti anche da parte del Governo perché altrimenti si rischia che quegli investimenti che sono necessari non si sia nelle condizioni di farli”.

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