SCENARI

La Tv italiana nella morsa del Covid19: fine del business model “tradizionale”

La pandemia ha dato il colpo finale ad una crisi già in atto da tempo. L’impennata dello streaming online ha fatto perdere ulteriore quota e il passaggio al Dvbt-2 comporterà altre difficoltà. Si salveranno solo gli operatori in grado di sfruttare al meglio le opportunità della trasformazione digitale. L’analisi di Augusto Preta

Pubblicato il 23 Nov 2020

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Se l’emergenza Coronavirus ha costretto le persone a praticare per molto tempo il distanziamento sociale continuerà a produrre per diversi mesi a venire i suoi negativi effetti, al contempo il confinamento in casa e la riduzione della socialità ha portato a un’impennata in questi mesi del consumo televisivo.

Se la televisione tradizionale broadcast vede però vanificati questi effetti dalla conseguente crisi economica, che ha ridotto notevolmente gli investimenti pubblicitari, per il video streaming le previsioni rimangono invece estremamente positive anche nella fase post-pandemia. In generale dunque il 2020, secondo l’annuale studio ITMedia ConsultingIl mercato TV in Italia: 2020-22” determinerà una riduzione dei ricavi televisivi superiore a 400 milioni, con risultati negativi che si manifestano su tutte le componenti tradizionali (broadcast free e pay). La pubblicità in particolare perde più di tutti (-13%), determinando in tal modo la perdita del mercato nel suo complesso.

Almeno nel breve-medio termine questa tendenza pare destinata a consolidarsi e probabilmente ad accelerare, dal momento che il Covid-19 ha incoraggiato le persone a godersi l’intrattenimento domestico online, coinvolgendo in tale modalità di consumo anche una parte della popolazione meno incline all’uso delle tecnologie più evolute.

Dopo aver raggiunto, nel 2015, il suo massimo livello di penetrazione, la televisione digitale terrestre (DTT) continua a subire una costante riduzione, in conseguenza alla crescente competizione delle altre piattaforme. Questo fenomeno subirà una ulteriore accelerazione alla fine del 2022, anche per le difficoltà connesse allo switch-off dal DvbT al Dvbt-2 (qui la guida CorCom sul nuovo standard tecnologico), i cui effetti si manifesteranno più compiutamente però solo alla fine del periodo qui considerato.

Impressionante, in tal senso, è il dato della Broadband Tv che, seguendo il ciclo di innovazione tecnologica, sottrae quote rilevanti alla piattaforma Dtt. ITMedia Consulting prevede infatti che alla fine del 2022 l’offerta televisiva trasmessa in BBTV raggiungerà oltre il 50% delle famiglie italiane, a un tasso di crescita media annua del 33%.

Ulteriore segnale di profonda, radicale, trasformazione, anche culturale del nostro Paese, è dato dall’abbandono della Free-to-Air come modalità di accesso primaria ai contenuti televisivi, con l’esplosione anche in questo caso della pay-tv, grazie in particolare ai servizi in streaming di Svod come Netflix, Disney & co.

In termini di risorse, la crisi economica conseguente alla pandemia, i cui effetti si manifesteranno anche nella prima parte del 2021, renderanno più difficile la ripresa. La crescita avverrà solo per quegli operatori che saranno in grado di sfruttare al meglio le sfide della trasformazione digitale dei prossimi anni, mentre per gli operatori tradizionali ancora alla fine del 2022 i ricavi saranno inferiori a quelli del 2019, peraltro un anno in cui il mercato aveva subito un’ulteriore contrazione rispetto all’anno precedente.

Il tutto a vantaggio delle nuove piattaforme online, dove emergono le strategie di importanti operatori internazionali e le nuove modalità di fruizione di contenuti non lineari Svod sia nei settori a utilità ripetuta (film e serie come Netflix, Disney e Amazon), sia nei contenuti dal vivo e dello sport in particolare (Dazn e la stessa Amazon)

Dal rapporto ITMedia Consulting di quest’anno, si evidenzia dunque come i consumatori italiani, oggi, guardino la nuova televisione con una maggiore consapevolezza dei diversi modelli di offerta, lineari e non lineari. Gli operatori che si basano solamente su modelli di business consolidati sono dunque penalizzati: la crescita, significativa, dei nuovi entranti, mostra come questi siano in grado di sfruttare più degli altri le opportunità offerte dall’evoluzione tecnologica e dalle mutate esigenze della domanda, traducendole in un’offerta appetibile al pubblico, sempre più orientato verso una fruizione personalizzata, multipiattaforma, multischermo, anche in mobilità. In questo contesto, di grande trasformazione, ciò che emerge in conclusione è la crisi della televisione così come l’abbiamo conosciuta per decenni all’interno di un grande processo di ristrutturazione e sviluppo di nuovi business model, destinati a riconfigurare e a far cambiare pelle in un futuro ormai imminente all’intera industria televisiva nazionale.

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