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Pogorel: “5G, va sciolto il nodo indoor. Cruciale la questione competenze”

Il professore emerito all’Institut Polytechnique de Paris: “Il segnale va portato appieno nelle grandi strutture, a partire da quelle sanitarie”. Riflettori sulle telco, in sofferenza da anni: “I proventi delle aste vengano reinvestiti dai governi per spingere la roadmap infrastrutturale”

Pubblicato il 20 Mag 2021

Pogorel

Il Recovery Plan italiano prevede fondi per la banda ultralarga fissa e mobile, 5G incluso, con un focus particolare su digitale e green, in linea con i piani europei. Un programma che punta sui giusti obiettivi, perché “le telecomunicazioni e le aziende del settore sono una realtà fondamentale nella vita di tutti i giorni”, ha sottolineato Gérard Pogorel, Professore emerito all’Institut Polytechnique de Paris in apertura dei lavori del nuovo appuntamento di Telco per l’Italia.

“Ma ci sono delle criticità che andiamo a fronteggiare”, ha puntualizzato Pogorel. “Si parla molto di 5G indoor e non è un caso particolare. L‘indoor si appresta a diventare un elemento molto importante, forse predominante nel futuro del 5G”

“Sappiamo già che la maggior parte delle telecomunicazioni mobili avviene in un ambiente indoor. Questo è un dato di fatto e riflette la realtà della sostituzione da fisso a mobile nell’uso personale e comune. Si tratta di un elemento riconosciuto dalle telco come dai sociologici e che già il 3G e il 4G hanno evidenziato”, ha proseguito Pogorel. “Adesso è ancor più vero con il 5G, perché il mobile indoor non è più solo connettività in casa e un ufficio, ma nelle fabbriche per Industria 4.0, negli ospedali, nelle scuole”.

Il 5G indoor, insomma, è fondamentale non solo per le telecomunicazioni ma “per l’implementazione di servizi innovativi” e per il contributo che dà al funzionamento del sistema-Paese, a partire dalle strutture sanitarie, divenute ancor più cruciali con la pandemia.

Il 5G indoor ha inoltre una declinazione ancora più sofisticata: “Può essere una realtà indoor-outdoor, con un passaggio senza soluzione di continuità tra interno ed esterno, come avviene negli hub industriali, nei porti o nelle smart city. Nemmeno questo aspetto è totalmente nuovo”, ha proseguito il professore emerito, “ma diventa molto più importante con il 5G, perché pone problematiche specifiche, per esempio quello delle frequenze necessarie. Per la copertura interna agli edifici l’industria guarda con grande interesse alle frequenze millimetriche“.

Pogorel ha ancora sottolineato la “problematica dei luoghi per il 5G”, in particolare per le applicazioni di Industria 4.0 e della sanità. “Occorre realizzare una rete interna in luoghi privati e ciò comporta l’interazione tra più attori: operatori di rete, vendor, aziende private, pubbliche amministrazioni”.

Il 5G indoor-outdoor è destinato dunque a trasformarsi in un ecosistema di più player, dove integratori industriali, fornitori di servizi specifici e altri attori pubblici e privati premono per entrare in quanto “si tratta di un mercato col potenziale di diventare in pochi mesi il più importante del 5G”.

Ma affinché questo mercato decolli occorre lavorare su alcuni fronti, ha concluso Pogorel. Il primo è quello delle reti: “La realtà indoor va affrontata insieme alla costruzione della rete e non dopo: serve accelerare sul roll-out”, ha evidenziato il professore emerito.

Il secondo nodo da sciogliere è quello delle competenze. Non si tratta solo di formare e reperire professionisti con skill specifiche per le telecomunicazioni di nuova generazione, ma ancor di più di far dialogare aziende e skill diverse tra loro. “Uno studio condotto in Finlandia in un porto, un ambiente dunque estremamente complesso, multidimensionale e multiattore, ha portato alla luce tutta la difficoltà di integrare player e competenze per far funzionare una stessa realtà produttiva”.

Per Pogorel la combinazione di competenze nel design di processi e servizi è un lavoro appena iniziato e l’investimento in skill va affrontato subito nel Recovery Plan, di pari passo con la costruzione delle reti.

Un altro elemento importante è la difficoltò delle telco a investire da sole: “Gli operatori hanno speso una fortuna nelle frequenze per il 5G e in Europa devono fare i conti con un Arpu di 15 euro a utente al mese. A Parigi non equivale nemmeno al prezzo di una pizza. La toolbox europea sugli investimenti dovrebbe prevedere di riusare i ricavi delle frequenze per investire su reti e competenze e interagire con l’industria e la società civile, puntando innanzitutto sulla digitalizzazione  della sanità, che sarà la grande preoccupazione dei prossimi mesi”.

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