L'INTERVENTO

Mercato digitale, Rustichelli: “Regole uguali per tutti? Un grave errore”

Nel presentare la Relazione annuale al Parlamento, il presidente dell’Antitrust evidenzia “numerose criticità” nell’ambito del Digital Markets Act. “Il digitale pervade tutta l’economia, discutibile l’approccio one size fits all a fronte di modelli di business molto diversi. E l’enforcement centralistico non è la strada”

Pubblicato il 29 Set 2021

rustichelli

Le piattaforme digitali sono ormai divenute uno snodo fondamentale per gli utenti commerciali che intendono raggiungere i consumatori online e alcune di esse sono arrivate a godere di un potere di mercato consolidato e duraturo, che conferisce loro la facoltà di agire slealmente nei confronti dei soggetti che con esse si interfacciano. La concorrenza ne risulta spesso compromessa e, di conseguenza, i servizi innovativi generati dai concorrenti commerciali delle piattaforme potrebbero non giungere al consumatore, o il processo di accesso agli stessi da parte dei consumatori potrebbe essere rallentato, con conseguenze negative sul benessere individuale e collettivo. È, dunque, apprezzabile l’iniziativa assunta dalla Commissione Europea nel dicembre 2020 con le proposte del Digital Markets Act e del Digital Services Act”: è dedicato al digitale uno dei capitoli portanti della Relazione annuale dell’Antitrust (qui la Relazione completa) e il Presidente Roberto Rustichelli nel suo discorso al Senato (qui lo speech integrale )accende i riflettori sulle opportunità ma anche e soprattutto sulle criticità.

A destare allarme è, in particolare, uno dei due documenti della Commissione Ue, il Digital Markets Act. “Di fronte a monopoli dai tratti così inediti e non sempre agevolmente contrastabili con i tradizionali strumenti antitrust, è positivo che si apra lo spazio della regolazione, terreno sul quale l’Europa ha alle spalle una importante tradizione. Tuttavia – evidenzia il presidente – l’attuale testo del Dma presenta ampi spazi di miglioramento e, a tal fine, l’Autorità ha ripetutamente evidenziato numerose criticità”. Rustichelli ne individua due in particolare: “Innanzitutto, il digitale non è un settore ma una tecnologia che pervade tutta l’economia, per cui è discutibile un approccio one size fits all, con l’introduzione di regole uguali per tutti di fronte a modelli di business molto diversi; inoltre, la nuova disciplina privilegia un modello di enforcement centralistico, imperniato sulla competenza esclusiva della Commissione Questo – voglio dirlo con chiarezza – è un grave errore”.

Secondo Rustichelli “non vi è ragione perché la felice esperienza dell’European Competition Network, maturata in oltre 15 anni di applicazione condivisa delle regole europee di concorrenza, non continui ad essere utilizzata appieno in questa materia. Tanto più alla luce del rilevante contributo che proprio le Autorità nazionali di concorrenza hanno fin qui dimostrato di saper dare ed effettivamente hanno dato con riferimento ai mercati digitali”. E secondo il presidente “occorre, inoltre, evitare che, come sottolineato dalla rete delle Autorità nazionali della concorrenza l’oggettiva carenza delle risorse che la Commissione potrà dedicare all’assolvimento dei nuovi compiti possa determinare pericolose lacune di tutela, con conseguente vulnus per i diritti fondamentali degli operatori economici e per l’assetto concorrenziale dei mercati”.

L’auspicio, dunque, è che si possa approdare ad una soluzione “in grado di rafforzare realmente la competizione e l’equità nei mercati digitali, al contempo valorizzando l’esperienza accumulata dalle Autorità nazionali di concorrenza che, diversamente da quanto avvenuto oltreoceano, hanno per prime intuito e contrastato i comportamenti sleali delle piattaforme, cogliendone la pericolosità per il buon funzionamento del mercato e per i diritti dei consumatori”.

Il rilancio della concorrenza pilastro centrale del Pnrr

Il rilancio della politica di concorrenza rappresenta un pilastro centrale della strategia. “L’ampio divario che caratterizza le dinamiche del sistema produttivo italiano rispetto al resto dell’Unione Europea si spiega, infatti, non solo sulla base del basso livello di investimenti e innovazione, ovvero delle carenze che caratterizzano il quadro istituzionale e amministrativo, ma anche per il deficit di concorrenza che si registra in diversi settori”. Per questo l’Autorità guarda con favore alla centralità assunta dalle politiche di concorrenza in seno al Pnrr e il presidente ha ricordato che nei mesi scorsi l’Autorità ha presentato al Governo e al Parlamento una serie articolata di proposte, “nell’ottica di promuovere la costruzione di un sistema più concorrenziale e aperto alla libera iniziativa delle imprese”, pur evidenziando che l’Authority ha “piena consapevolezza che l’individuazione delle priorità, il bilanciamento e la sintesi tra i diversi interessi in gioco spettano al Parlamento e al Governo, continuerà a dare il proprio rispettoso contributo nelle forme di legge”.

Riflettori sulla banda ultralarga e sul co-investimento

L’Autorità ritiene prioritario l’obiettivo di contribuire con ogni strumento possibile a velocizzare gli investimenti nelle infrastrutture per la transizione digitale. Qui l’accenno alla sanzione a Tim per oltre 116 milioni di euro per “condotta abusiva volta ad ostacolare lo sviluppo in senso concorrenziale degli investimenti in infrastrutture di rete a banda ultra-larga” e “a ritardare lo sviluppo della fibra nella sua forma più innovativa, ovvero l’Ftth, proprio nelle aree dove, in assenza di sussidi, il mercato non realizzerebbe l’infrastrutturazione innovativa, con grave pregiudizio al processo di digitalizzazione del Paese”. Nel dicembre 2020, inoltre, l’Autorità ha avviato un’istruttoria in relazione al progetto di co-investimento tra i principali operatori di telefonia, al fine di verificare gli effetti sul processo di infrastrutturazione del Paese.

L’Autorità ha anche segnalato le criticità legate allo sviluppo della banda larga, suggerendo di eliminare le restrizioni non necessarie all’installazione degli impianti di telefonia mobile, di individuare i criteri di assegnazione delle frequenze in maniera trasparente, chiaramente definita e non discriminatoria, in modo da agevolare la programmazione degli investimenti da parte degli operatori, nonché di stimolare anche il lato della domanda.

La maxi multa a Google e le istruttorie su Amazon e Apple

Sanzioni importanti anche alle tech company a partire da quella a Google da 102 milioni di euro per abuso di posizione dominante per non aver consentito l’interoperabilità dell’app JuicePass di Enel X Italia con il sistema Android Auto. E sono attualmente in corso tre istruttorie – ha ricordato Rustichelli: nei confronti di Amazon, per un presunto abuso di posizione dominante nell’ambito della fornitura ai venditori terzi dei servizi di intermediazione per la compravendita di beni e servizi sulla piattaforma Amazon.it, nonché dei servizi di logistica; nei confronti di Google, per un presunto abuso di posizione dominante consistente nell’uso discriminatorio della mole di dati raccolti attraverso le proprie applicazioni, che impedirebbe ai concorrenti di competere in modo efficace nel mercato della pubblicità online; nei confronti di Apple e Amazon per una presunta intesa restrittiva della concorrenza, volta ad escludere dal marketplace di Amazon i rivenditori di elettronica che commercializzano legittimamente i marchi Apple e Beats.

Sempre in relazione ai nuovi mercati digitali, l’Autorità è intervenuta per favorire l’apertura del mercato delle prenotazioni delle corse taxi alle piattaforme digitali. “In particolare, l’Autorità ha accertato l’illiceità di clausole volte ad ostacolare l’ingresso di piattaforme concorrenti imposte dalle cooperative taxi operanti nel comune di Napoli e in quello di Torino, in linea con gli interventi già svolti nei confronti di cooperative operanti a Roma e Milano”.

L’e-commerce e la tutela dei consumatori

La correttezza delle imprese nei confronti dei consumatori, la trasparenza nelle diverse fasi del rapporto di consumo, la qualità dell’informazione e, più in generale, la piena tutela dei loro diritti sono risultati, durante la pandemia  sono diventati – ha evidenziato il Presidente – obiettivi ancora più importanti da salvaguardare.

“Per questo, l’Autorità ha sensibilmente rafforzato il proprio impegno su tale terreno, anche inaugurando filoni applicativi innovativi al fine di contrastare tutte quelle condotte – particolarmente odiose – che hanno fatto leva sulle paure e sulle nuove esigenze di consumo, sorte per effetto della pandemia”.

In rilievo la tutela dei consumatori nel commercio online. Di qui interventi su comportamenti scorretti e ingannevoli posti in essere con riferimento, tra l’altro, alle modalità di commercializzazione dei prodotti igienizzanti e delle mascherine, nonché alla vendita di farmaci dalle false proprietà antivirali e di test per l’autodiagnosi del contagio. Numerosi inoltre i provvedimenti con cui l’Autorità ha accertato la scorrettezza della promozione e commercializzazione online e su marketplace di prodotti presentati come utili al fine di prevenire, diagnosticare o contrastare il virus “in assenza di qualsivoglia riscontro scientifico e, in alcuni casi, suscettibili di mettere in pericolo anche la salute dei consumatori”. 64 i siti internet oscurati riconducibili a farmacie illegali che pubblicizzavano la vendita di farmaci asseritamente efficaci contro il Covid-19.

La tutela dei consumatori nel commercio online è stata al centro dell’attenzione dell’Autorità anche per altre tipologie di condotte.  Una categoria di interventi ha riguardato le vendite online di prodotti non disponibili e la mancata consegna dei beni acquistati, gli ostacoli all’esercizio dei diritti di recesso e di rimborso da parte dei consumatori, la divulgazione online di informazioni scorrette in merito allo stato degli ordini e alle tempistiche di consegna e, infine, le commissioni sui pagamenti con carte di credito (credit card surcharge).

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