L'INTERVISTA

Intelligenza artificiale, Mercuri: “Pmi banco di prova della strategia italiana”

L’Ad di Deloitte Consulting analizza il piano del governo: “Darà il giusto impulso allo sviluppo ma serve uno sforzo di sistema per supportare le aziende di minori dimensioni a sfruttare le potenzialità della tecnologia. Competenze chiave di volta”

Pubblicato il 02 Dic 2021

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L’intelligenza artificiale è uno straordinario abilitatore di innovazione e di sviluppo. L’Italia ha lanciato la sua strategia. Degli effetti che questo piano può determinare ne parliamo con Alessandro Mercuri, Ad di Deloitte Consulting.

L’Italia ha la sua strategia per l’AI: come giudica il piano?

Il piano rappresenta il giusto impulso perché prevede di incentivare l’uso dell’intelligenza artificiale sia nella pubblica amministrazione sia nei settori produttivi privati. In più dovranno andare di pari passo l’utilizzo mirato dei fondi a disposizione per la ricerca e l’obiettivo di attrarre le menti più brillanti attraverso iniziative dedicate. L’Italia deve superare le criticità attuali e colmare il gap rispetto alle altre nazioni europee, al fine di innestare una marcia in più a tutto il Sistema Paese. E può riuscirci soltanto con uno sforzo corale, come dimostra proprio il lancio della strategia nazionale sull’AI dopo un lavoro sinergico tra Ministero dell’Università e della Ricerca, Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale.

Quali sono le criticità e, invece, i punti di forza?

Dal punto di vista della digitalizzazione se da un lato la pandemia ha accelerato alcuni processi evolutivi, dall’altro lato ha scatenato una crisi economica in grado di frenare gli investimenti sull’innovazione tecnologica, come il ricorso all’IoT, il potenziamento dell’intelligenza artificiale e la migrazione al cloud. Allo stesso tempo, le difficoltà economiche di questo periodo non devono pregiudicare i percorsi formativi delle nuove generazioni e dei dipendenti delle singole imprese, altrimenti rischieremmo di andare incontro a un cortocircuito per assenza di domanda del servizio. Poi non va dimenticato che il tessuto imprenditoriale italiano è caratterizzato soprattutto da micro e piccole imprese, da supportare sul fronte digitale per compiere questa trasformazione in tempi rapidi e non correlarla solo alla dimensione aziendale.

Che ruolo possono svolgere le partnership pubblico-privato in uno sviluppo, anche sostenibile, della tecnologia?

La sinergia tra pubblico e privato diventerà di fondamentale importanza nell’attuazione concreta del piano europeo per la ripresa, Next Generation Eu, che può assicurare un impatto positivo e determinante sul sistema economico e sul benessere della collettività e delle generazioni future. Ormai la sostenibilità va intesa in ognuna delle sue tre declinazioni – ambientale, sociale ed economica –, ma serve uno sforzo corale per supportare le imprese in questo percorso allo stesso tempo nuovo e necessario. Tornando all’intelligenza artificiale, penso agli investimenti in ricerca di base e ricerca applicata che in Italia sono ancora troppo bassi: senza una accelerazione su questo fronte favorita dalle istituzioni, è impossibile arrivare a competere con le altre realtà europee e permettere all’Italia di esprimere a pieno le sue potenzialità.

Il Desi 2021 ha evidenziato ancora un grave ritardo del Paese sul fronte competenze digitali: questo può rallentare lo sviluppo dell’AI? E come intervenire per colmare il gap?

Un Paese che oggi non investe sulla conoscenza e sulle competenze del futuro è un Paese destinato a rimanere indietro su innovazione e, di conseguenza, su competitività e crescita. In un mondo in cui i fattori determinanti della competizione globale diventeranno le capacità tecnico-scientifiche, non investire sulla formazione Stem dei nostri giovani equivale a  rimanere indietro sui settori strategici del futuro. Proprio il rapporto Desi 2021 ha evidenziato le criticità esistenti dal punto di vista del capitale umano, specificando che l’Italia è significativamente in ritardo rispetto ad altri paesi europei’. Infatti il nostro Paese presenta livelli di competenze digitali di base e avanzate molto bassi in comparazione ad altre realtà continentali, con un punteggio di 35,1 rispetto a una media dell’Unione Europea di 47,1. Per compiere passi avanti concreti, non basta potenziare le infrastrutture, ma bisogna rendere prioritaria la cultura digitale per tutte le fasce della nostra popolazione.

Deloitte sta puntando molto sull’intelligenza artficiale. Che azioni state mettendo in campo?

Il nostro network ha previsto un piano che, entro due anni, punta all’assunzione di cento professionisti esperti nel settore dell’intelligenza artificiale. Siamo sempre più alla ricerca di profili Stem e di laureati con competenze specifiche, già da tempo abbiamo acceso i riflettori sull’importanza di incentivare la cultura tecnico-scientifica per garantire alle prossime generazioni quelle competenze che saranno maggiormente richieste dal mercato del lavoro del futuro. In alternativa, sempre nell’ottica di attrarre i nuovi talenti, offriamo la possibilità di abbinare studio e lavoro come successo con Operazione Talenti, il progetto pilota nato dalla collaborazione tra Deloitte e l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Da un lato puntando sulle materie Stem, ormai sempre più indispensabili per il domani dei nostri giovani, e dall’altro offrendo ai ragazzi una chance in un network globale di riferimento come il nostro.

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Federica Meta
Federica Meta

Giornalista professionista. Laureata in Scienze Politiche all’Università Sapienza di Roma, si è specializzata presso l’ateneo di Tor Vergata frequentando la Scuola Superiore di giornalismo. Ha iniziato la sua carriera nella agenzie di stampa occupandosi di cronaca locale per poi passare a collaborare con vari settimanali di approfondimento sui temi della Digital Transformation. Dal 2007 è redattrice presso CorCom, testata del Gruppo Digital 360, e si occupa di tematiche quali PA digitale, smart city, Industria 4.0, smart working

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