L'INTERVISTA

Potetti: “Agenda digitale, il lavoro è la vera scommessa”

Parla il coordinatore nazionale Fiom-Cgil per l’Ict: “Il piano telematico funziona solo se in grado di rilanciare l’occupazione”

Pubblicato il 30 Ott 2012

«Misure importanti che l’Italia aspettava da tempo e che ci auguriamo possano trovare rapida attuazione». Fabrizio Potetti, coordinatore nazionale Fiom-Cgil per l’Ict, giudica positivamente i provvedimenti digitali contenuti del dl Crescita 2.0 pur sottolineandone le evidenti criticità.
Potetti perché “si augura” una rapida attuazione? Cosa teme?
Mi preoccupa la parte relativa la finanziamenti di progetti che hanno indiscutibilmente una valenza anti-ciclica. Non dimentichiamo che l’articolo 38 del dl – ovvero quello delle disposizione finanziarie – rimanda a variazioni di bilancio del ministero dell’Economia e delle Finanze e che molto si giocherà nei decreti attuativi.
È scettico sul reperimento delle risorse?
Giudico da quello che vedo. Questo governo ci ha abituato a grandi annunci che spesso sono rimasti tali. Spero non accada all’Agenda digitale.
Per la banda larga i soldi ci sono, soprattutto al Sud: circa 170 milioni reperiti dalla ristrutturazione dei fondi comunitari …
Dare priorità al Sud, dove si trovano la maggior parte delle dorsali telematiche, e destinare alle infrastrutture strategiche gran parte delle risorse comunitarie inutilizzate è economicamente utile con impatti positivi sul mercato del lavoro. Ora aspettiamo di vedere da dove verranno drenate le altre risorse. Sono anni che i governi che si susseguono dicono di voler puntare su Internet veloce come chiave per rilanciare l’Italia, ma poi su questo versante non si è fatto moltissimo. Con il risultato che tutto il sistema Innovazione Italia è rimasto al palo. La banda larga è un asset strategico in sé ma anche perché in grado di stimolare la creazione di un ecosistema innovativo intorno. Lo sviluppo di un’adeguata infrastruttura per leTlc, sia sotto il profilo della ricerca tecnologica sia sotto il profilo della costruzione effettiva, è una priorità assoluta per la ripresa economica. Se vogliamo veramente uscire dalla crisi, uno dei compiti da affrontare è quello di dare concretezza alle infrastrutture destinate alle imprese industriali, offrendo effettiva possibilità di utilizzarle per le esigenze economiche. Solo in questo modo si riuscirà a sbloccare l’Ict italiano dall’impasse .
A che impasse si riferisce?
Oggi l’Ict italiano è mera manutenzione dell’esistente e non, come dovrebbe essere, volano di progetti-Paese realmente innovativi. Il risultato è che le aziende italiane sono in crisi e le multinazionali scappano dall’Italia perché con la sola manutenzione non si fa business e non si fanno profitti, con un impatto devastante sull’occupazione e sull’intero sistema economico.
Allora cosa dovrebbe fare il governo?
Dovrebbe “agganciare” la tecnologia ai territori esercitando un controllo ferreo su questa attività, decidendo “cosa” serve al Paese per innovare e per rilanciare l’occupazione ad alto valore aggiunto in una data zona. Un po’ come fece Adriano Olivetti ad Ivrea dove c’era una grande industria che realizzava prodotti innovativi, faceva cultura sul territorio e garantiva ritorni economici per tutto il sistema Paese. Prendo come esempio Olivetti per chiarire che non sto ipotizzando procedure “dirigiste” in fatto di economia. Non si tratta di fare pianificazione economica, ma di come immaginare un ecosistema dell’innovazione che trova nelle infrastrutture strategiche la chiave di volta. Se la Corea del Sud ha scalato le classifiche mondiali della cablatura in banda larga, nonché quelle dell’e-government, è perché i governi che si sono succeduti alla guida del Paese hanno elaborato le linee guida di sviluppo del Paese non lasciando interamente al mercato la decisione di come e dove investire. Tra l’altro la Fiom ha lavorato molto in questa direzione…
Come?
Rispetto alla vertenza dei lavoratoti di Agile (ex Eutelia) , altamente specializzati in tecnologia cloud computing, ha inviato una proposta al ministero dello Sviluppo economico su una possibile riallocazione dei dipendenti nella gestione dei data center per la pubblica amministrazione digitale che è uno dei punto focali dell’Agenda digitale. Un buon esempio di come conciliare innovazione, crescita e rilancio dell’occupazione.Ma per ora dal ministero non ci è arrivata nessuna risposta.

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