REPORT

AlixPartners: hi-tech in crisi, servono tagli per 50 mld di $

Nel secondo trimestre 2012 l’industria cresce di appena l’1%: “Oltre alle riduzioni di spesa, è necessario un cambio radicale di modello operativo basato su un basso impiego di capitale”

Pubblicato il 08 Nov 2012

L’industria globale dell’hitech è in crisi e cresce appena dell’1% nel secondo trimestre del 2012 in termini di utili, a fronte del 10% medio registrato nel biennio 2009 e 2010. Secondo la società di analisi AlixPartners, per limitare i danni, urgono tagli globali di 50 miliardi di dollari in spese generali da parte delle aziende. Molte aziende del settore dovranno intraprendere un cambio radicale dei propri modelli operativi, spostandosi verso modelli “asset-light” (a basso impiego di capitale) e tagliando le spese generali per almeno 50 miliardi di dollari. I player più in difficoltà dovranno effettuare tagli nell’ordine del 30% delle spese generali (SG&A).

Dopo anni di ricavi a doppia cifra, l’industria high-tech ha subito un drastico raffreddamento dei tassi di crescita. I tre settori che compongono il 20% dell’industria – elettronica di consumo, telecomunicazioni e semiconduttori – hanno visto calare i ricavi rispettivamente del 4%, del 6% e del 3%. Lo studio precisa inoltre che i margini di profitto del settore hanno subito una progressiva riduzione nel corso dello scorso anno. I margini operativi si sono ridotti di circa il 6% per tutta l’industria dal 2010, con un declino del 50% circa nel settore dell’elettronica di consumo, del 30% nel settore dei semiconduttori, del 20% nelle apparecchiature per telecomunicazioni, del 15% nel settore della produzione per conto terzi e del 6% per gli operatori delle telecomunicazioni. Questi ultimi, secondo AlixPartners generano circa la metà (47%) dei profitti operativi globali dell’industria a fronte di circa solo un terzo (34%) del volume d’affari dell’industria. In ogni caso lo studio precisa che se i margini di questo settore continueranno a erodersi, il trend potrebbe avere un impatto significativo sulla redditività globale dell’industria, causando bassi dividendi per gli azionisti.

Eccezion fatta per Apple, la crescita della capitalizzazione dell’industria è salita di solo il 6% al 31 agosto di quest’anno. L’analisi prende in considerazione le medie dell’indice composito Nasdaq e di S&P 500 per tale periodo, cresciute rispettivamente del 16% e dell’8%. “L’industria della tecnologia si sta progressivamente polarizzando diventando un’industria del tipo “il vincitore pigliatutto”” – dice Piero Masera, managing director di AlixPartners e co-direttore della practice Telecommunications-Media-Technology (TMT) dell’azienda – Apple e altri attori di successo del mercato fanno la parte del leone nella crescita della capitalizzazione di mercato attuale per l’intera industria. Le aziende con prestazioni inferiori dovranno cambiare radicalmente i loro modelli aziendali, come l’adozione di strutture “asset-light”, per poter essere i vincitori e non gli sconfitti nello scenario futuro”.

“Le aziende del settore tecnologico che cercheranno di rimanere profittevoli nelle difficili condizioni di mercato attuali, oltre ad intraprendere azioni decise sulle spese generali, dovranno anche ottimizzare e ridurre i costi dei processi produttivi – continua Masera – Un livello elevato dei costi generali era tollerabile nel periodo di sviluppo e crescita del settore, oggi questo livello di costi può essere tollerato solo da alcune aziende ancora molto profittevoli, ma per molte altre, se non per quasi tutte, tali spese non sono più sostenibili”.

In termini di area geografica, dallo studio emerge che i mercati europei mantengono la media di crescita delle vendite più bassa delle quattro macro-aree esaminate, il 3% rispetto a una media globale del 10% per lo stesso periodo. I rendimenti globali dell’industria in Asia-Pacifico, Medio Oriente e Africa, e Nord-America nello stesso arco di tempo si attestano infatti in media rispettivamente su 12%, 12% e 14%.

Lo studio targato AlixPartners è stato condotto su un campione di 1.200 aziende nei 10 settori dell’industria hightech che vale 5,5 trilioni di dollari.

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