IL CASO

Cardani-Bernabè: malumori in Agcom per l’incontro “segreto”

Il vertice a porte chiuse fra il numero uno dell’Authority e il presidente esecutivo di Telecom Italia ha sollevato, secondo quanto risulta al Corriere delle Comunicazioni, non pochi mal di pancia e discussioni fra i commissari. Che hanno appreso dell’incontro dai giornali

Pubblicato il 19 Nov 2012

Un incontro a porte chiuse. Che ha creato non pochi malumori in alcuni commissari Agcom. Nei giorni scorsi il presidente Angelo Marcello Cardani e il presidente esecutivo di Telecom Italia Franco Bernabè si sono incontrati per fare il punto sulle questioni regolatorie legate all’ipotesi di divisionalizzazione, scorporo della rete, realizzazione delle reti Ngn. Secondo quanto risulta al Corriere delle Comunicazioni non tutti i commissari avrebbero gradito l’incontro “segreto” fra Cardani e Bernabè rivendicando il loro “diritto” a essere coinvolti, considerata la rilevanza e la delicatezza del tema.

La questione non sarebbe l’unica ad avere creato malumori e spaccature interne, nei pochi mesi di insediamento della nuova squadra, nonostante il numero dei commissari sia stato dimezzato e nonostante l’individuazione dei commissari sia stata ponderata a suo tempo (o così, almeno, si disse) anche in nome di un’Authority collaborativa per evitare le divisioni e gli scontri così frequenti nella passata consigliatura. Ad esempio, una questione chiave come le regole sulle nuove frequenze televisive è passata a maggioranza, con tre voti a favore (Angelo Marcello Cardani, Maurizio Dècina, Francesco Posteraro) e due astensioni (Antonio Preto, Antonio Martusciello).

L’incontro fra Cardani e Bernabè sarebbe stato anche propedeutico del meeting del comitato esecutivo di Telecom Italia – di cui fanno parte oltre a Franco Bernabè e Marco Patuano, anche Renato Pagliaro, Elio Catania, Aldo Minucci, Mauro Sentinelli e Julio Linares (quest’ultimo non può però partecipare alla discussione sulle operazioni in Sud America), fissato per giovedì prossimo (anticipa il Messaggero) proprio per discutere, tra l’altro, l’ipotesi scorporo; tale incontro anticipa il Consiglio del 6 dicembre chiamato a decidere sul futuro dell’azienda. Sul tappeto un po’ tutte le opzioni aperte: dallo scorporo della rete alla sua divisionalizzazione, dal ripiegamento di Telecom Italia in una mera società di servizi (magari cedendo altri rami oltre alla Rete di accesso) all’espansione, al contrario, in Brasile attraverso l’acquisizione di Gtv, magari approfittando dell’offerta di 3 miliardi di euro (o giù di lì) del magnate egiziano Nagub Sawiris che ha scompigliato le carte in tavola chiedendo di entrare nel capitale di Telecom Italia. E sul piatto c’è anche la cessione di Telecom Italia Media, per la quale sono attese le offerte vincolanti entro il 3 dicembre.

La ricapitalizzazione di Telecom Italia da parte dell’ex patron di Wind sarebbe stata considerata positivamente da Franco Bernabè proprio nella prospettiva di un progetto di crescita attraverso l’acquisizione di Gvt, l’operatore brasiliano messo in vendita da Vivendi per circa 7 miliardi (ma potrebbe accontentarsi anche di molto meno).

L’acquisizione consentirebbe a Telecom Italia di rafforzare ulteriormente la propria posizione in Sud America e potrebbe rappresentare la “mossa” per liberarsi della “zeppa” della spagnola Telefonica (46% nella controllante Telco) senza troppi danni.

Cesar Alierta, Ad della spagnola Telefonica, non gradisce infatti per niente sia il progetto brasiliano (che contrasta con gli interessi degli spagnoli in quel Paese) sia l’ingresso di Sawiris nella compagine azionaria. Potremmo pertanto essere alla vigilia di una spaccatura importante fra i soci, con conseguente riassetto delle quote di controllo sino all’uscita da Telco del socio spagnolo.

Intanto, proprio dal Brasile arrivano cattive notizie per Telecom: l’Anatel (l’Agcom sudamericana) venerdì scorso ha sospeso il nuovo piano tariffario mobile Infinity Day (una flat che consente di effettuare chiamate locali illimitate, particolarmente conveniente anche sul long-distance) lanciato da Tim Participacoes, la costola mobile brasiliana del Gruppo TI. Secondo l’Authority si tratta di un’offerta che “potrebbe creare potenzialmente instabilità sulla rete” e creare “danni alla qualità del servizio” per tutti i clienti Tim.

Tim ha subito replicato sottolineando che l’offerta era stata sottoposta al vaglio dell’Anatel ancora lo scorso agosto. Nel merito, ha rimandato al mittente la “suggestione” puntualizzando che la capacità del network è del 30% più elevata rispetto alle necessità derivanti dall’attivazione del nuovo piano: un test è stato effettuato con successo – fa sapere l’azienda – nell’area di Rio Grande do Sul prima del lancio commerciale del servizio.

Anatel ha dato a Tim 30 giorni di tempo per rispondere formalmente all’accusa. E l’azienda dovrà immediatamente sospendere l’offerta, pena una multa di 200mila real (circa 75mila euro) al giorno.

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