IL CASO

Cloud: Amazon e Google all’attacco delle nuove licenze Microsoft



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Secondo i competitor la modalità “open” in vigore dal primo ottobre disincentiverebbe i clienti a migrare limitando la concorrenza e innescando un lock-in automatico

Pubblicato il 31 ago 2022



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Levata di scudi di Amazon e Google contro Microsoft per la modifica degli accordi di licenza sui servizi cloud in vigore dal 1 ottobre: le nuove regole vengono criticate perché – a detta delle due aziende – limitano la concorrenza e disincentivano i clienti dal passare a un fornitore rivale di servizi cloud.

Microsoft ha presentato le modifiche diversamente, affermando che renderanno più facile per i cloud provider competere e che supporteranno “la capacità dei clienti di spostare le proprie licenze nel cloud di un partner, sfruttare l’hardware condiviso e avere una maggiore flessibilità nelle opzioni di implementazione per le loro licenze software”, come si si legge in un blog post pubblicato da Redmond.

Ma i servizi cloud di Amazon, Google, Alibaba e della stessa Microsoft sono esclusi da questa modifica degli accordi di licenza.

Le critiche di Aws e Google Cloud

Microsoft sta rafforzando le stesse pratiche dannose per la concorrenza mettendo in atto ancora più restrizioni in un tentativo sleale di limitare la concorrenza che deve fronteggiare invece di ascoltare i suoi clienti e ripristinare accordi di licenza equi per il software nel cloud per tutti”, ha dichiarato un portavoce di Amazon web services (Aws) all’agenzia Reuters.

Critiche simili sono arrivate in un tweet dal vice president for government affairs and policy di Google Cloud, Marcus Jadotte: “L’opportunità offerta dal cloud è di un servizio flessibile ed elastico, senza lock-in contrattuali. I clienti dovrebbero potersi spostare liberamente da una piattaforma all’altra e scegliere la tecnologia che funziona meglio per le loro esigenze, non per Microsoft. Chiediamo con forza a tutti i fornitori di servizi cloud di non legare i loro clienti con contratti esclusivi e di competere sulla base delle loro tecnologie”.

La mossa di Microsoft sulle licenze cloud

Secondo alcuni esperti la mossa di Microsoft sul cloud sarebbe tesa a evitare nuove possibili grane legali derivanti dai reclami ricevuti dalle autorità di regolamentazione antitrust dell’Ue. La società, che nell’ultimo decennio è stata multata per 1,6 miliardi di euro dalla Commissione europea per varie violazioni, si è infatti trovata ancora una volta nel mirino dell’Unione a seguito delle denunce dei fornitori di servizi cloud in Germania, Italia, Danimarca e Francia. Gli accordi di licenza riveduti implicano dunque che da ottobre le imprese potranno utilizzare le loro licenze su qualsiasi cloud provider europeo.

“Stiamo lavorando per offrire maggiore flessibilità e scelta e semplificare la collaborazione con i partner per l’hosted cloud, indipendentemente dal fatto che i clienti portino le loro licenze o le ottengano da un partner”, si legge nel blog post di Microsoft.

La battaglia tra i grandi del cloud computing

Microsoft ha risposto alle sollecitazioni dell’antitrust europeo con i suoi “European Cloud Principles“, che dovrebbero creare – in qualche misura – un contesto competitivo “ad armi pari” per partner e clienti che vogliono usare il software di Microsoft su alcune infrastrutture cloud non-Microsoft. Tuttavia i principi su cui Redmond si è impegnata escludono la possibilità di usare il suo software su infrastrutture di Aws, Google e Alibaba, i cosiddetti “listed provider”, come definiti nei termini di utilizzo dei contratti di licenza Microsoft. Le licenze si possono spostare verso i fornitori diversi da questi.

“E questo è solo fare un giro diverso per tornare al punto di partenza”, ha commentato su Zdnet.com l’analista Wes Miller. “Nulla cambia nelle complessità e nelle limitazioni che riguardano i ‘listed providers’ Amazon, Google e Alibaba e i clienti in comune con Microsoft”.

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