Barack Obama mette nell’angolo la Cina sul cybercrime. Dopo settimane di accuse di spionaggio informatico nei confronti di Pechino, gli Usa alzano il livello dello scontro e pretendono una risposta ufficiale e convincente da parte delle autorità cinesi. “Le aziende Usa sono molto preoccupate per l’escalation di intrusioni informatiche finalizzate al furto di materiale e informazioni riservate, compresi brevetti tecnologici, che arrivano su ampia scala dalla Cina”, ha tuonato nei giorni scorsi Tom Donilon, consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca. L’attacco di Obama costringe la Cina a prendere una posizione ufficiale, tanto che oggi Pechino si è detta disposta a discutere con gli Usa sul problema della sicurezza informatica.
“La Cina è pronta, sulla base dei principi della fiducia e del rispetto reciproci, a condurre un dialogo costruttivo con la comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti per mantenere la sicurezza e l’apertura di Internet”, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying, replicando alla Casa Bianca, che ieri aveva chiesto esplicitamente alla Cina di porre fine ai cyberattacchi contro gli Stati Uniti, avvertendo che la comunità internazionale non potrà più tollerare le attività di hacker che partono da Pechino. Una richiesta avanzata direttamente Tom Donilon, consigliere per la Sicurezza Nazionale. “Pechino dovrebbe assumere passi seri per indagare e porre fine a queste attività” ha detto Donilon, aggiungendo che Washington vuole che “la Cina si impegni con gli Usa in un diretto e costruttivo dialogo per fissare norme accettabili di comportamento nel cyberspazio”.
Le recirpoche accuse di spionaggio informatico fra Usa e Cina sul Cybercime sono esplose il 19 febbraio scorso, quando la Mandiant, società specializzata in sicurezza IT consulente del governo americano, ha identificato nell’esercito cinese la fonte di numerosissimi cyberattacchi agli Usa. Pronta la replica di Pechino, che il 28 febbraio ha pubblicato sul sito del ministero della Difesa un report, secondo cui i due dei principali siti web dell’esercito locale sono stati vittima nel 2012 di circa 144mila cyberattacchi al mese, due terzi dei quali (62,9%) provenienti dagli Stati Uniti.
Sabato scorso, in una conferenza stampa a Pechino, il ministro degli esteri Yang Jiechi ha detto che il cyberspazio “ha bisogno non di una guerra, ma di regole e di collaborazione”.