L'ANALISI

Digital transformation, la sfida è andare oltre

Secondo i risultati di un’indagine di Arthur D. Little la maggior parte delle organizzazioni già adotta le tecnologie “tradizionali”. I ceo guardano avanti: efficienza e ottimizzazione sono i due principali obiettivi e per vincere la partita bisognerà differenziarsi dai competitor. Intelligenza artificiale, machine learning e robotica per aumentare le performance e affrontare anche la questione della sostenibilità ambientale

Pubblicato il 21 Feb 2023

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La trasformazione digitale può essere una potente risposta alla sfida economica e ecologica che i Ceo devono affrontare, ma dovrà andare oltre il business as usual. È questo il messaggio che emerge dallo studio di Arthur D. Little “2023 Ceo Insights study” (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO).

La ricerca si basa sulle interviste condotte tra quasi 250 amministratori delegati di aziende globali (incluse quelle italiane) con un fatturato di oltre 1 miliardo di dollari, di cui il 55% con oltre 10.000 dipendenti. Le domande si sono concentrate sulle sfide attuali – contraccolpi della pandemia, volatilità geopolitica, cambiamenti climatici, crisi economica, evoluzione tecnologica – e su come i Ceo pensano di affrontarle.

La maggior parte dei Ceo è ottimista per il futuro, con quasi due terzi (63%) che prevede prospettive economiche globali stabili o positive nei prossimi tre-cinque anni. Le sfide sono considerate un’opportunità e i Ceo sono disposti a investire per guidare la crescita attraverso l’innovazione, pur con differenze tra i diversi settori. Nel caso della trasformazione digitale questo approccio si traduce nella consapevolezza di dover “andare oltre”.

Innovare andando oltre la digitalizzazione

Per guidare la crescita i Ceo si stanno concentrando sull‘innovazione tecnologica. Ma l’approccio nei confronti della tecnologia mostra un cambiamento radicale tra come è stato il passato e come si prevede sarà il futuro. In particolare, si dimezza l’attenzione verso la trasformazione digitale (dall’83% nel passato al 42% in futuro), perché le tendenze tecnologiche tradizionali come la digitalizzazione sono diventate comuni all’interno delle organizzazioni.

Per i Ceo andare oltre vuol dire che, completata la fase di digitalizzazione con l’obiettivo di promuovere l’efficienza e l’ottimizzazione, adesso guardano all’adozione su larga scala di nuove tecnologie per avere un elemento di differenziazione. Vogliono che la nuova tecnologia sostenga i loro programmi di crescita e li aiuti ad acquisire e mantenere nuovi clienti.

Per raggiungere questo obiettivo in futuro i Ceo si aspettano un ruolo crescente per tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale (Ai), il machine learning (Ml), l’automazione e la robotica e per le politiche legate alla sostenibilità.

Le tecnologie per il futuro

I grandi trend che avranno impatto nel futuro e crescono di importanza rispetto al passato, sono tre: la sostenibilità (attrae il 69% dell’attenzione contro il 45% nel passato), le nuove tecnologie (60% contro 32%) e le soluzioni di Ai e Ml (58% contro 38%). Seguono automazione e robotica (56% contro 24%), energia e rinnovabili (51% contro 39%), cybersicurezza (30% contro 22%) e metaverso e virtual reality (27% contro 13%).

In questi ambiti innovativi le grandi aziende stanno andando oltre i progetti pilota per integrare le tecnologie nel business tradizionale. Ciò comporta aspettative più elevate per la consegna da parte dei team di sviluppo e marketing, ma anche ritorni potenzialmente più elevati.

I Ceo che esplorano tecnologie come il metaverso e la realtà virtuale cercano di muoversi in anticipo preparandosi a sfruttare le opportunità una volta che saranno mature.

Le tecnologie per la crescita

Un altro dato emerso dal sondaggio è il ruolo della tecnologia per la crescita. Alla domanda (con risposta multipla) su quali fossero i fattori visti come cruciali per prosperare negli anni il 26% del campione ha indicato la tecnologia; la percentuale sale al 27% in Europa e Nord America. Seguono supply chain (14%, dato globale), contrasto ai rischi cyber (12%), energia e materie prime (11%) e cambiamenti climatici (10%).

C’è da osservare che, se i Ceo di tutti i settori considerano la crescita vitale per la loro organizzazione, sono diversi i motivi che guidano la crescita. Quasi un quarto delle aziende manifatturiere (23%) ritiene che la crescita aiuterà ad attrarre, trattenere e motivare i migliori talenti, più che in tutti gli altri settori. La crescita è considerata critica per garantire la salute a lungo termine dell’organizzazione soprattutto nei settori dell’energia e delle utility (lo afferma il 48% dei Ceo), a dimostrazione della trasformazione su larga scala in atto.

Al contrario, i servizi finanziari sono guidati principalmente dalle aspettative degli investitori e del consiglio di amministrazione (51%), riflettendo la natura più tradizionale del settore.

Complessivamente, il 58% dei Ceo a livello globale ha affermato che l’intervento del governo ha fornito un utile supporto per la crescita a breve o lungo termine, con solo il 7% che lo vede negativamente. Le preoccupazioni sono più forti in Africa (15%) e in Europa (10%), ma la stragrande maggioranza dei Ceo vede positivamente l’intervento dei governi oppure con una visione neutrale.

I fattori Esg acquistano importanza

I fattori Esg stanno entrando a far parte a pieno titolo dell’agenda dei Ceo e sono sempre più visti come un’opportunità piuttosto che una minaccia. Anche se due terzi dei Ceo ammettono di perseguire obiettivi e traguardi Esg per motivi di compliance, l’80% lo vede come una fonte di vantaggio competitivo, mentre il 67% ritiene che l’attenzione agli aspetti ambientali, sociali e di governance sia importanza per attrarre i consumatori.

Il 41% dei Ceo li considera anche una priorità maggiore rispetto ad altre iniziative. Solo l’1% classifica i temi Esg come una priorità inferiore. In cima ci sono le aziende manifatturiere: il 60% di quelle ad alta intensità di carbonio lo considera una priorità maggiore.

Le transizioni gemelle

Alcuni settori stanno attraversando una trasformazione più radicale di altri, in particolare quelli guidati dalla convergenza degli obiettivi digitali e green, che sta aprendo nuove opportunità ma aggiungendo complessità. Nel settore dei viaggi e dei trasporti, ad esempio, tutti gli attori si stanno attrezzando per affrontare un cambiamento importante nel paradigma classico della gestione della mobilità. Questa nuova mobilità sarà elettrica (con una minore impronta di carbonio), completamente integrata e intermodale, e più autonoma, ma anche più orientata alla domanda e all’efficienza. Attorno a questo paradigma emergerà una varietà di nuovi servizi che saranno affrontati da attori tradizionali e nuovi, che lavorano in partnership e all’interno di ecosistemi più forti.

Oltre alle società di trasporto, questi ecosistemi coinvolgeranno attori come fornitori di energia, produttori automobilistici, società di telecomunicazioni che forniscono connettività e persino agenzie governative. I Ceo comprendono che queste tendenze vanno ben oltre l’attuale crisi globale e agiscono e pianificano di conseguenza.

Caccia ai talenti

Un altro aspetto emerso dalla ricerca è quello del reperimento delle competenze. Aumentare l’attenzione sulla sostenibilità viene considerato importante anche al fine di attrarre giovani talenti.

Quando si tratta di assunzioni i Ceo si preoccupano da tempo della sostituzione dei baby boomer in pensione e dell’adattamento ai valori mutevoli delle nuove generazioni. La maggior parte è soddisfatta del mix di competenze all’interno della propria organizzazione: solo il 13% vede un impulso forte/molto forte a fare reskilling. Tuttavia, questo varia tra i settori: tra i Ceo dei servizi finanziari il 17% dice che c’è una forte esigenza di riqualificazione e la quota sale al 18% tra le telco,  al 23% nel settore viaggi e trasporti e in quello dell’energia e utility. Al contrario, nel manufacturing e nell’healthcare lo dice solo il 5% dei Ceo.

I Ceo hanno anche indicato di faticare ad attrarre in modo organico nuove competenze e talenti e di affidarsi agli head hunter (lo fa il 29% delle aziende), ad investimenti in altre imprese o addirittura ad attività di acquisizione diretta. Meno di un quarto (21%) dei talenti chiave viene sviluppato internamente.

Quanto investiranno i Ceo

Il settore che pensa di investire di più per crescere nei prossimi anni è quello dell’energia e utility: il 65% dei Ceo è pronto ad aumentare il budget e il 38% lo farà in modo “aggressivo” (il 58% in modo cauto e il 5% difensivo). Molto determinati anche i Ceo del manufacturing: il 62% aumenterà gli investimenti e il 31% sarà aggressivo contro un 60% di cauti e un 10% di difensivi. Nell’healthcare il 50% aumenterà gli investimenti e la metà sarà aggressivo, la quota più alta di tutti. 

Sul versante opposto le telco e i servizi finanziari: il 37% e il 29%, rispettivamente, aumenterà gli investimenti, con solo il 21% e il 12% che sarà aggressivo.

A guidare gli investimenti sono le trasformazioni radicali richieste dalle strategie per la sostenibilità, prima ancora che per la trasformazione tecnologica.

Le raccomandazioni 

In merio alla nuova fase della trasformazione digitale Arthur D. Little raccomanda di costruire un programma completo di trasformazione tecnologica che va oltre la digitalizzazione dei processi. Andando avanti, le aziende devono adottare tecnologie più recenti come l’intelligenza artificiale, la robotica e il metaverso per aumentare i ricavi, consentire l’innovazione e sostenere/garantire la differenziazione del mercato.

I Ceo si rendono conto che le tecnologie avanzate devono essere incorporate nei modelli di business per guidare la piena realizzazione del valore. Col tempo le aziende dovrebbero dunque ridimensionare gli investimenti in nuove tecnologie, allontanandosi da progetti pilota e sandbox, e prendere in considerazione la misurazione del ritorno sull’investimento nella tecnologia (RoIT).

Sulla transizione green la raccomandazione è di passare dalle buone intenzioni all’azione. Le aziende devono porre la sostenibilità al centro del loro modello di business e interagire con clienti, fornitori e autorità di regolamentazione. Allo stesso tempo i Ceo dovrebbero creare e guidare molteplici iniziative strategiche che sostengano il raggiungimento degli obiettivi Esg.

Le aziende devono essere audaci negli obiettivi Esg per garantirsi una differenziazione competitiva, per esempio con la cessione di operazioni ad alta intensità di carbonio, investimenti in nuove tecnologie (come la cattura e lo stoccaggio del carbonio) e creazione di un modello di business verde end-to-end. La raccolta di finanziamenti verdi per finanziare queste scommesse diventerà sempre più importante.

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