LA FUSIONE

Telecom, Hutchison vuole solo la rete mobile. Bernabè: “Si decide entro 8 maggio”

Meno ostacoli all’ipotesi di merger: la società cinese non è interessata alla rete fissa. Nessuna obiezione allo scorporo. Cucchiani (Intesa Sanpaolo): “Offerta cinese interessante, ma aspettiamo valutazioni degli esperti”. Il presidente esecutivo vuole arrivare al Cda con la decisione sulla trattativa

Pubblicato il 22 Apr 2013

Hutchison Whampoa è interessata soltanto al business mobile e non alla rete fissa di Telecom Italia. Mentre per quel che riguarda la valutazione di 3 Italia, il miliardo e mezzo di euro citato da alcuni report è una cifra “ragionevole”. Trapela da una fonte riportata da Reuters, secondo la quale “per il cda dell’8 maggio una decisione sarà presa” sull’apertura di negoziati veri e propri con la società di Hong Kong. Al lavoro è, come noto, un comitato, composto dal presidente esecutivo Telecom Franco Bernabè – apertamente schierato a favore dell’operazione 3 Italia, società che con altro nome aveva contribuito a fondare nel 1999 – e da quattro consiglieri.

Hutchison ha comunicato giorni fa a Telecom Italia di voler il controllo del gruppo (senza lanciare un’opa) e la fonte conferma che “i cinesi non vogliono una quota minoritaria in Telecom, vogliono il controllo”. “Il 10% di Telecom è quel che può valere 3 Italia in un asset swap, il resto Hutchison lo può comprare”, dice senza scendere in dettagli sulle modalità di questa seconda fase dell’eventuale operazione.

Se si aggiunge a questa considerazione che la fonte ritiene “ragionevole” la valutazione di 1,5 miliardi attribuita da alcune indiscrezioni a 3 Italia, si desume che il gruppo cinese è disposto a pagare un premio piuttosto consistente sulle azioni Telecom ricevute in concambio. Una valutazione che non dovrebbe essere lontana da 1,2 euro, valore di carico – già abbondantemente ridotto – delle azioni Telecom in capo ai principali soci.

Altro aspetto di rilievo è che l’interesse del gruppo guidato dal magnate Li Ka-shing sarebbe per la parte mobile dell’azienda, mentre la rete fissa, strumento strategico per la vita del paese, non rientrerebbe negli interessi di Hutchison, secondo la fonte. “I cinesi vogliono fare questa operazione sul mobile di terza e quarta generazione, il fisso non interessa. Se va avanti il discorso (dello scorporo) della rete non dovrebbero esserci ostacoli politici all’eventuale cessione del controllo ai cinesi”, prevede la fonte.

Il management ha avuto mandato dall’ultimo cda di verificare la fattibilità dello scorporo della rete di accesso, mossa preliminare a un’intesa con la Cdp che diventerebbe azionista di una newco della rete di telefonia fissa. Il modello cui si guarda, secondo analisti e report, è quello adottato per Terna .

Una Telecom Italia senza rete (e con meno debiti rispetto a una posizione finanziaria netta di oltre 28 miliardi a fine 2012), dunque, che, secondo quanto dichiarato durante l’assemblea di settimana scorsa dal presidente esecutivo Franco Bernabè, godrebbe, con l’integrazione con 3 Italia, di sinergie industriali e riduzioni di costo in termini di strutture commerciali e di sviluppo della rete Lte. Questo nel contesto di un “naturale processo di consolidamento” del settore.

Sempre secondo la fonte, non sarebbero insormontabili le tematiche antitrust. “Non è un gran problema anche se la procedura è complessa. Quello del mobile è un mercato molto competitivo, anche senza 3“, osserva. Il problema più delicato sulla strada dell’integrazione è “piuttosto la valorizzazione di 3 Italia“.

Sarà in tutta probabilità su questo punto, e sull’entità delle sinergie fra i due gruppi, che si baserà la risposta dell’attuale socio di riferimento di Telecom, Telco (22,4%), alle valutazioni del comitato. I soci Telco avevano risposto alle prime indicazioni sulla possibile integrazione tra i due gruppi da posizioni differenti: da una maggiore apertura da parte di Intesa Sanpaolo a una malcelata freddezza di Mediobanca e Generali – che pure non hanno fatto mistero di volere concentrarsi nel core business – per finire con un prevedibile irrigidimento di Telefonica che si troverebbe a convivere con un altro partner industriale.

Altro azionista di peso è la Findim della famiglia Fossati con poco meno di 5% (anche in questo caso il valore di carico è 1,2 euro), mentre gli istituzionali esteri e italiani controllano oltre il 50% del capitale. Spetterà in buona probabilità a loro, nel caso si decida di andare avanti e Telco si trovi in una posizione di conflitto di interessi, decretare il successo dell’integrazione. In questo caso infatti la fusione dovrebbe avere il via libera da parte di una assemblea straordinaria in cui Telco dovrebbe astenersi.

Nessun commento dai diretti interessati. Anche l’Antitrust attraverso una portavoce fa sapere che non vengono fatti commenti sulle operazioni “fino a che il collegio non ha deciso”.

Intanto il presidente esecutivo di TI, Franco Bernabè fa sapere che “entro l’8 maggio” Telecom Italia prenderà la decisione se procedere con la trattativa con H3G. L’8 maggio è infatti previsto Il Cda del gruppo.

L’Ad di Intesa Sanpaolo, Enrico Cucchiani, è invece tornato a spiegare la sua posizione sull’offerta arrivata ha H3G. “Ho semplicemente dichiarato che l’offerta che si palesava da questo operatore di matrice cinese poteva avere profili di interesse e come tale doveva essere valutata attentamente – ha sottolineato il manager – Dopo di che dobbiamo attendere le valutazioni degli addetti ai lavori e degli esperti e, in seguito, gli organi competenti prenderanno le opportune decisioni”.

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