IL NUOVO GOVERNO

Agenda digitale, Letta alla prova “governance”

Centralizzazione delle competenze o distribuzione dei poteri fra ministeri? Si fa strada l’ipotesi di riavviare il tavolo permanente dell’innovazione stato-regioni

Pubblicato il 30 Apr 2013

Enrico Letta nel discorso davanti alla Camera dei Deputati lo ha fatto chiaramente capire: il digitale è una leva imprescindibile di crescita. Il neonato governo si impegna a lanciare un ambizioso piano pluriennale di Ricerca e Innovazione nel quale gli obiettivi dell’Agenda digitale europea la faranno da padrone. Come ha voluto ricordare oggi in occasione del passaggio di consegne con Francesco Profumo, secondo il neo ministro all’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, “c’è un’ampia convergenza sul fatto che la ricerca e l’innovazione siano fondamentali per il futuro del Paese”. Allo stesso tempo è condivisa la volontà di “non abbandonare gli obiettivi dell’Agenda digitale”.

Ma l’innovazione non è fatta di soli obiettivi. È fatta anche di metodo, di governance e di confronto. Le prossime settimane saranno decisive per capire quale modello di “governo” dell’Agenda il nuovo esecutivo intende portare avanti. Tre le strade che Letta potrebbe intraprendere: optare per una sorta di accentramento, sul modello di Stanca o Brunetta che avevano portato il delicato tema della digitalizzazione interamente sotto la responsabilità del ministero della PA e Innovazione; scegliere una governance “tripla” sulla falsariga di quanto fatto dall’ultimo governo Prodi che aveva nominato un sottosegretario all’Innovazione (nella persona di Beatrice Magnolfi) alle dipendenze dell’allora ministro della PA, Luigi Nicolais e che collaborava strettamente con il ministro degli Affari regionali, Linda Lanzillotta. Lanzillotta aveva istituto la commissione permanente per l’innovazione tra governo ed enti locali che aveva l’obiettivo di definire politiche condivise.

A quanto risulta al Corriere delle Comunicazioni, ci sono buone probabilità che il tavolo di confronto tra stato e regioni sull’innovazione riprenda vita sotto la guida del neo ministro agli Affari regionali, Graziano Delrio, ex presidente dell’Anci e molto sensibile alle tematiche dell’innovazione e delle smart city. Secondo Delrio è importante riuscire ad ottenere dalla Ue “una deroga per gli investimenti strategici. E occorre individuare quali”. Obiettivi rispetto ai quali “c’è bisogno dello sforzo di tutti e di un nuovo patto per la Repubblica tra le autonomie, tra lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni per ridare fiato all’economia. La crescita si fa con l’innovazione e anche revisionando il patto di stabilità”.

La terza strada è quella intrapresa dal governo Monti, che invece di identificare un governance unica, ha distribuito le competenze sull’Agenda digitale tra Mise, Miur e Funzione pubblica, spacchettando le competenze per settori: banda larga e digital divide allo Sviluppo economico, smart city e Horizon 2020 all’Istruzione e digitalizzazione della PA alla Funzione pubblica.

Sul tema della governance nei mesi scorsi i partiti si sono confrontati, sottolineando tutti la necessità di superare questa frammentazione di competenze che impatta negativamente anche sul lavoro dell’Agenzia per l’Italia digitale che si trova sottoposta a troppi “padroni”.

Secondo Linda Lanzillotta, senatrice della Lista Civica con Monti per l’Italia serve “una figura, alle dirette dipendenze del presidente del Consiglio, responsabile delle politiche digitali e che abbia l’autorevolezza necessaria per coordinare anche i ministeri “pesanti”, come Mise e Miur, le strategie delle Regioni e degli enti locali. Potrebbe essere una figura politica ma anche un “visionario” : l’importante è che faccia capo al premier e che riceva da lui un forte commitment”. L’economia digitale infatti “è l’asse su cui far ruotare tutte le altre politiche, l’asse fondamentale dello sviluppo del Paese in tutte le sue declinazioni: industriale, amministrativo e sociale. Non ha quindi carattere né settoriale né aggiuntivo, ma deve toccare in profondità le politiche dei singoli ministri: solo il premier lo può fare”.

Dello stesso avviso anche Paolo Gentiloni del Pd che pensa a “un referente politico presso la Presidenza del Consiglio dei ministri”. Deve essere chiaro, spiega il deputato democrat “che l’IT è l’asset delle politiche di crescita e rilancio economico: l’innovazione deve avere una forte sponsorizzazione politica”.

In questo contesto diventa prezioso il ruolo di braccio tecnico che l’Agenzia per l’Italia digitale può svolgere, a patto che “l’ente sia abbastanza forte – dice Gentiloni – per resistere alle pressioni dei singoli ministeri in fatto di digitalizzazione ed evitare che si ripetano le modalità decisionali “barocche” che abbiamo visto nella Cabina di regia per l’Agenda digitale”.

Sull’importanza dell’Agenzia interviene anche Antonio Palmieri, deputato Pdl. “Il governo deve stabilire con chiarezza il suo rapporto con il governo e le regioni altrimenti l’attuazione dell’Agenda digitale rischia di rimanere al palo”.

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