Se le telco europee seguissero il “modello” Labriola e optassero per lo scorporo della rete allora potrebbe davvero aprirsi la via del consolidamento: in una disamina del “caso Italia” l’Economist considera la strategia portata avanti dall’Ad di Tim determinante per cambiare lo scenario e consentire alle telco di guardare al futuro. “È una partita industriale che apre nuovi scenari per il gruppo, e potenzialmente per l’industria europea delle telecomunicazioni, più che una mossa squisitamente finanziaria”, evidenzia il settimanale britannico nel ricordare che la vendita della rete fissa è “la via più chiara per riconquistare opzioni industriali”.
Consolidamento, fair share, regole: vi aspettiamo a Telco per l’Italia il 15 giugno
La questione del consolidamento fa il paio con quella del fair share ossia della proposta della Commissione europea di coinvolgere i principali over the top nella realizzazione delle reti a banda ultralarga attraverso un contributo economico. E restano sul piatto anche altre tematiche regolatorie. Questioni su cui faremo il punto in occasione di Telco per l’Italia il 15 giugno a Roma (PER PARTECIPARE CLICCARE QUI): fra i protagonisti l’Ad di Tim Pietro Labriola, il Sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, Franco Accordino della Commissione europea e il Commissario Agcom Massimiliano Capitanio.
Fra il dire e il fare c’è di mezzo Vivendi
Fra il dire e il fare c’è però di mezzo il primo azionista della società, Vivendi. È scaduta oggi la deadline per l’eventuale rilancio delle offerte da parte delle due cordate in campo, Kkr e Cdp-Macquarie.
Si tratta della terza “puntata” della vicenda dopo il rifiuto alle due precedenti offerte considerate dal cda di Tim non in linea con il valore dell’asset e considerate inadeguate soprattutto dall’azionista francese: i 20 miliardi messi sul piatto – su o giù di lì – nelle proposte sono lontani dai desiderata. Secondo Vivendi l’asset vale oltre 30 miliardi, una cifra di cui nessuno si farà mai carico, ma a quanto pare si potrebbe chiudere intorno ai 25 miliardi, anche questa però un’opzione che sembrerebbe impraticabile.
I rilanci di Cdp Macquarie e Kkr
Cdp e Macquarie ha presentato una nuova offerta non vincolante la cui validità è fissata al 30 luglio. Stando a quanto trapela nella proposta ci sarebbero aggiustamenti per evitare eventuali profili antitrust sul fronte della sovrapposizione di porzioni di rete con Open Fiber. E nuova offerta anche dal fondo americano Kkr che avrebbe messo sul piatto una cifra aggiuntiva “simbolica”.Offerte su cui bisognerà prendere una definitiva decisione: “Le due offerte non vincolanti saranno esaminate dal Consiglio di Amministrazione di Tim nelle riunioni programmate per i prossimi 19 e 22 giugno, previa istruttoria del Comitato Parti Correlate”, fa sapere Tim in una nota.
Il rischio stallo e l’effetto boomerang sul Paese
Se le offerte dovessero essere nuovamente rifiutate inevitabile una situazione di stallo e di ritorno al punto di partenza: il che metterebbe a serio rischio il futuro della telco e, a catena, della strategia nazionale per la digitalizzazione nell’ambito del Pnrr.
Bocche cucite da parte del Governo che fino a pochi mesi fa si era detto certo di chiudere la partita in tempi brevi per assicurare all’Italia “una rete nazionale di Tlc” attraverso la convergenza degli asset di Tim e Open Fiber. Ma le certezze si sono per ora infrante sullo scoglio della complessità del dossier e della mancanza di idee chiare in merito alla politica e alla strategia industriale per il settore delle Tlc. Il 6 giugno si è tenuto lo sciopero nazionale delle Tlc: massima l’allerta dei sindacati sulla piega che sta prendendo il dossier Tim e più in generale sulla crisi che si è abbattuta sull’intero comparto.