LA SANITÀ NEL MIRINO

Attacco hacker all’ospedale Vanvitelli di Napoli, tutto ancora in tilt

Fortemente rallentata l’attività del Policlinico, ci vorranno almeno 48 ore per uscire dal picco. Bloccati il sistema di registrazione delle prenotazioni e le richieste di indagini di laboratorio da parte dei reparti. Accordo Anci-Polizia di Stato per la cybersicurezza dei Comuni

Pubblicato il 06 Lug 2023

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Analisi e attività ancora molto rallentate nei reparti di primaria rilevanza dell’azienda ospedaliera universitaria Vanvitelli di Napoli, vittima ieri di un attacco hacker: “Funziona meglio solo l’oncologica pediatrica, che svolge gli esami in un reparto al suo interno e quindi sta lavorando sulle urgenze in maniera indipendente e rapida. Il tutto mentre il sistema informatico resta bloccato: siamo tornati a gestire le richieste di analisi su fogli di carta, come una volta”.

A descrivere la difficile situazione è Pasquale Di Girolamo, direttore sanitario dell’azienda ospedaliera universitaria, il quale chiarisce che l’attività del policlinico prosegue, ma “tutto è più lento – spiega Di Girolamo – e non si riesce così a gestire al massimo la mole di indagini analitiche”. A tal proposito è stata emessa una circolare per ridurre le richieste di analisi solo a quelle strettamente necessarie per urgenze e per il completamento del percorso diagnostico del paziente.

Senza sistema informatico 30% in più di tempo per ogni analisi

È dal primo luglio, in realtà, che il Policlinico riscontra problemi. “Improvvisamente ci siamo trovati bloccato il sistema di registrazione delle prenotazioni e le richieste di indagini di laboratorio da parte dei reparti – chiarisce Di Girolamo –. Ma anche le prenotazioni al cup non venivano registrate. “Pensavamo fosse un guasto del software e invece poi i tecnici dopo lunghe analisi hanno appurato che si trattava degli hacker. Abbiamo avvisato l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale che da Roma ci ha inviato i propri esperti che sono al lavoro, ci dicono che dovremo aspettare più o meno altre 48 ore”.

Al momento, infatti, la struttura non ha modo di “trasferire i referti nelle cartelle elettroniche – spiega Di Girolamo – e non riusciamo a far funzionare le firme digitali. Ovviamente i laboratori non riescono a lavorare al meglio, attualmente senza il sistema elettronico ci vuole il 30% del tempo in più per effettuare ogni analisi“.

Dati sensibili: verifiche sulle eventuali fughe

L’attacco informatico di cui è stata vittima l’Azienda ospedaliera universitaria Luigi Vanvitelli di Napoli è di tipo ransomware. Alla struttura è giunta anche una mail in cui “ci hanno scritto un indirizzo a cui rivolgerci per una trattativa – spiega Di Girolamo -. Ovviamente non abbiamo risposto, abbiamo passato tutto all’Agenzia nazionale per la cybersicurezza: non sono un esperto dei sistemi informatici, so che abbiamo buoni sistemi di protezione ma possono averli superati oppure possono essere riusciti a rubare le chiavi di acceso di qualcuno ed entrare nel sistema per hackerarlo”.

Quanto alla possibile fuga di dati sensibili “gli hacker avrebbero potuto rubare i referti di laboratorio, ma su questo tema siamo ancora nelle ipotesi – puntualizza ancora Di Girolamo -. Le cartelle cliniche sono criptate, noi non le abbiamo perse perché sono sempre riversate sul fascicolo elettronico, ma non sappiamo bene quello che è stato anche preso. In generale però non si possono rubare le cartelle cliniche globali di ogni paziente, ma solo le indagini diagnostiche”.

L’importanza di aggiornamenti e backup

Il Csirt, la squadra operativa dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, ha subito raggiunto la struttura con un proprio team per comprendere le esatte dimensioni dell’attacco e dare ogni forma di supporto.

“Rinnovo l’invito a tutte le realtà pubbliche del settore sanitario, i più impattati nel nostro Paese, a proteggere i propri sistemi informatici adottando le soluzioni tecniche ed organizzative del caso, anche attraverso il loro aggiornamento costante per non cadere vittima di questi attacchi – ha esortato il direttore generale dell’Acn Bruno Frattasi -. Conoscere in maniera chiara e approfondita i propri sistemi e le loro dipendenze, sia tecnologiche che organizzative, e il possesso di un solido backup è la strada primaria per far fronte a questo tipo di incursioni degli hacker criminali”.

Accordo Anci-Polizia di Stato per la cybersicurezza dei Comuni

L’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) e la Polizia di Stato hanno firmato un accordo per la protezione delle reti e dei sistemi informativi delle Pubbliche Amministrazioni locali. Il protocollo prevede che la tutela dei sistemi critici sarà assicurata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni e dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (Cnaipic). Questo accordo è il primo passo del “Progetto Pro-C2SI”, che mira a migliorare la sicurezza informatica dei comuni italiani attraverso due pilastri: la tutela delle infrastrutture informatiche e l’aumento della competenza tecnica e della consapevolezza. L’accordo è anche volto a proteggere i database dei comuni italiani, riducendo i costi operativi e tutelando la privacy dei cittadini.

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