SOCIAL NETWORKS

Threads, 30 milioni di download in 24 ore. E Twitter minaccia causa

Boom di utenti nel primo giorno di attivazione del nuovo microblogging di Meta. Ma il social di Musk in una lettera chiede l’immediata cessazione dell’attività, pena l’avvio di un’azione legale: “Appropriazione indebita di segreti commerciali”

Pubblicato il 07 Lug 2023

threads

Sono saliti a 30 milioni gli utenti che hanno scaricato la nuova app Threads, lanciata da Meta come alternativa a Twitter. Pensata come una versione testuale di Instagram, ha avuto subito un boom: in sole 7 ore dal lancio si sono iscritti 10 milioni di utenti. Fra loro diverse celebrità: da Shakira allo chef Gordon Ramsay, dall’attore Jack Black ad account come quelli di Airbnb, Netflix, Guinness World Records e testate come Vogue.

Download possibile in oltre 100 Paesi, ma stop nell’Ue

La piattaforma è sbarcata sugli store di Apple e Google Android in oltre 100 Paesi, dal Regno Unito all’Australia, dagli Usa al Canada, al Giappone. Ma, almeno per il momento, nessun approdo nell’Unione Europea, a causa di incertezze legate alla privacy che scaturiscono in particolare dal Digital Markets Act, il regolamento Ue sui mercati digitali, che fissa le regole su come le grandi aziende come Meta possono condividere i dati fra le piattaforme di loro proprietà. Secondo la Commissione irlandese per la protezione dei dati (Dpc),  Meta dovrà rispondere a parametri più stringenti nel merito dell’app, che si appoggia alla rete esistente di Instagram per recuperare la base utenti e i contatti.

La rivalità con Twitter: botta e risposta Zuckerberg-Musk

La rivalità con Twitter l’ha lasciata intendere Zuckerberg stesso quando, in una delle sue prime risposte su Threads, ha detto che si concentrerà sul fatto di rendere la app “un posto amichevole” perché questo sarà “alla fine la chiave del suo successo”. “Una delle ragioni per cui Twitter non ha mai avuto tanto successo quanto penso che avrebbe dovuto avere”, ha rimarcato, “noi vogliamo fare diversamente”. Musk, dal canto suo, ha replicato con un tweet: “È infinitamente preferibile essere attaccati da sconosciuti su Twitter, piuttosto che abbandonarsi alla falsa felicità di nascondere il dolore su Instagram“.

Twitter chiede la cessazione della nuova app di Meta

Intanto Twitter ha inviato a Meta una lettera con la richiesta di cessazione attività della nuova app con l’accusa di appropriazione indebita di segreti commerciali. La compagnia guidata da Mark Zuckerberg avrebbe infatti assunto degli ex dipendenti di Twitter, che conservavano informazioni proprietarie, per realizzare il nuovo social.
“Nell’ultimo anno, Meta ha assunto dozzine di ex dipendenti di Twitter”, si legge nella lettera, firmata dall‘avvocato Alex Spiro. “Twitter sa che questi dipendenti hanno precedentemente lavorato per lei – prosegue il testo – che questi dipendenti avevano e continuano ad avere accesso ai segreti commerciali di Twitter e ad altre informazioni altamente riservate; che questi dipendenti hanno obblighi continui nei confronti di Twitter; e che molti di questi dipendenti hanno conservato in modo improprio documenti di Twitter e dispositivi elettronici”.

Il testo della lettera prosegue: “Con quella consapevolezza, Meta ha deliberatamente incaricato questi dipendenti di sviluppare, nel giro di pochi mesi, l’app Threads con l’intento specifico di utilizzare i segreti commerciali di Twitter e altre proprietà intellettuali, in violazione sia della legge statale che federale, nonché degli obblighi in corso di tali dipendenti nei confronti di Twitter”.

Ma Meta non ci sta. In un post su Threads, Andy Stone, Communications Director di Meta, precisa: “Nessuno nel team di ingegneri di Threads è un ex dipendente di Twitter, semplicemente è una cosa che non esiste”.

Validi i profili Instagram per l’accesso

Gli utenti di Instagram potranno accedere alla nuova app con i loro nomi profilo Instagram già esistenti e seguire gli stessi account. Per quanto riguarda i nuovi utenti, invece, dovranno creare un account Instagram. A differenza del più famoso social però, Threads utilizza un protocollo decentralizzato e aperto, che renderà possibile condividere contenuti anche da altre app, come Mastodon, altra alternativa a Twitter.

Threads supporta messaggi di testo fino a 500 caratteri, foto e video fino a cinque minuti. Ma anche i repost – come i retweet – così come i post con le citazioni. Gli utenti possono limitare le loro risposte, bloccare e segnalare altri utenti. E i post di Thread possono essere condivisi come Storie su Instagram. L’account di Threads può essere pubblico o privato, modificando poi la scelta nelle impostazioni. Rispetto a Instagram è più semplice scegliere frasi vietate e da nascondere, oppure visualizzare la lista dei profili bloccati, così da migliorare l’esperienza ed evitare contenuti indesiderati. Si riceveranno avvisi, se abilitati, per risposte ai propri post, menzioni e interazioni con personaggi verificati, ossia con la spunta blu, che si può acquistare anche in Italia, con l’abbonamento a Meta Verified.

Gli influencer di Twitter divisi sulla nuova app

In seguito al lancio di Threads sono intanto aumentate le opinioni degli influencer di Twitter sulla nuova app, come rivela la Social Media Analytics Platform di GlobalData.
Alcuni influencer di Twitter ritengono che il lancio di Threads possa rappresentare una seria minaccia per Twitter, dal momento che l’applicazione ha capitalizzato i recenti problemi tecnici di Twitter e ha elogiato le caratteristiche dell’esperienza utente delle applicazioni Threads”, afferma Smitarani Tripathy, analista di social media presso GlobalData.
“Nel frattempo – prosegue -, un altro gruppo di influencer non la vede come un killer di Twitter, pur avendo un enorme database di Instagram. Gli influencer sono preoccupati per la questione della privacy dei dati della piattaforma, dato che Meta, la società madre, è già stata oggetto di enormi critiche per la censura in passato. Alcuni influencer ritengono che Threads possa essere una seconda piattaforma accanto a Twitter piuttosto che una replica o una sostituzione”.

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